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La Scozia nei giorni della Grande Attesa - Pagina 1 | Repubblica Viaggi

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La Scozia nei giorni della Grande Attesa

Ian Fleming aveva sorpreso tutti quando, nel suo penultimo romanzo Si vive solo due volte, svelò le origini scozzesi di un emblema assoluto della britishness come 007. E nell'ultimo film Skyfall, Bond addirittura ritorna nella casa natale, nascosta in struggente solitudine nel cuore della Scozia dei clan e degli eroi celtici, là dove l'Eilean Donan Castle - incastrato col suo profilo minaccioso e la sua atmosfera magica e misteriosa al punto d'incontro di tre laghi, il Long, l'Alsh e il Duich - fa da testimonianza architettonica di quell'epoca mitica.

L'Eilean Donan sta adesso per diventare un vero e proprio simbolo dell'anima indipendentista scozzese. Il 2014, a sette secoli esatti dalla battaglia di Bannockburn, in cui le truppe del re di Scozia sconfissero gli inglesi, potrebbe infatti segnare il primo anno d'indipendenza nazionale, se il referendum del 18 settembre andrà come pensano in molti.

Evento cardine in attesa della consultazione elettorale sarà proprio il Bannockburn Live, il 28 e il 29 giugno nei pressi di Stirling, fantasmagorica rievocazione con accampamenti medioevali, musica tradizionale, fiumi di whisky e birra e pentolate di haggis, il piatto nazionale di Scozia, micidiale insaccato a base di frattaglie di montone. Glasgow, patria dell'architetto-designer Rennie Mackintosh e dell'art-nouveau inglese, ospiterà invece, dal 23 luglio al 3 agosto, i giochi del Commonwealth. In tutta la Scozia si terranno poi una serie di manifestazioni nel quadro dello Scotland Home Coming, programma che convoca gli scozzesi sparsi per il mondo nei loro luoghi d'origine, invitandoli a ritrovarsi nel segno della cultura e delle tradizioni nazionali.

Evento culmine le Highland Games, le Olimpiadi locali che si tengono da maggio a settembre, tra musica, danze, prove di forza e sfide atletiche in cui squadroni di nerboruti scozzesi in gonnellino e scarpe da ginnastica si cimentano in virili gare di lancio del tronco o di tiro alla fune. Il 2014 è insomma l'anno giusto per visitare un paese in via di cambiamento e viaggiare all'interno delle Highlands, il Nord del Nord d'Inghilterra, il far west della Scozia, la mappa geografica dell'anima celtica. Qui il vento soffia incessante, il clima cambia da un'ora all'altra e il paesaggio si frantuma tra grifagni castelli alla Macbeth, coste frastagliate in miriadi di arcipelaghi, pianure grasse di torba su cui pascolano mandrie di buoi rossastri, brughiere spettinate, villaggi ai margini di fiordi scavati tra laghi stretti e magri, fattorie isolate, montagne pietrose e ingobbite come giganteschi monoliti.

Già dopo qualche chilometro lungo l'autostrada A82, le periferie grigie di Glasgow lasciano spazio al cuore verde delle "terre alte". Entrare nel parco dei Trossachs e in quello dei Cairngorms, tra il bosco di Rothiemurchus, ultimo lembo di foresta caledoniana europea, e la riserva naturale del Loch Garten, paradiso degli ospreys, i falchi pescatori tornati di recente a nidificare qui, è come compiere un salto a ritroso nei millenni. Da Aviemore l'A9 scivola verso Pitlochry in una nebbiolina spettrale che la pioggia sottile non riesce a diradare. Prima di arrivare in città è d'obbligo la visita del Blair Castle, antica residenza dei duchi di Atholl, che con le sue hall in stile baronale, i suoi saloni vittoriani e i suoi giardini georgiani pare una scheggia di Old England incastonata nel paesaggio ruvido delle Highlands.

I castelli sono l'elemento caratteristico introdotto dall'uomo nel paesaggio scozzese: privati o pubblici, abitati o abbandonati, accoglienti o minacciosi, eretti al centro della campagna, sulle sponde dei laghi, su isolette lontane, in bilico sulle cliffs o sul ciglio di cupi burroni, isolati e spesso in rovina, nudi e remoti come lo Stalker Castle, piantato in mezzo alle acque del Loch Linnhe, a nord di Oban, o spettrali come il Dunnottar, che domina come un'aquila di pietra il paesaggio a sud di Aberdeen. Proseguendo verso Pitlochry, la distilleria di Edradour, la più piccola di Scozia e una delle più rinomate per l'eccellenza assoluta del suo single malt, spande nell'aria un inconfondibile, ribollente profumo. Dopo il kilt e la cornamusa, il whisky è il fattore unificante dell'identità scozzese.

C'è chi preferisce i single malt delle isole, chi quelli della terraferma. Ma gli ingredienti sono sempre gli stessi: orzo maltato, lievito e acqua purissima, fondamentale per esaltare il gusto vellutato e il sentore torbato dei distillati scozzesi. Nei pub delle Highlands, austeri e disadorni quanto barocchi e sfarzosi sono quelli inglesi, lo scotch è la bevanda ufficiale. Pitlochry pullula di negozi che vendono tartan e kilt; il costume tradizionale è più che mai in voga nei pub, nelle cerimonie ufficiali e nelle gare sportive locali. In un sussulto di orgoglio scottish è tornato di moda tra i giovani persino il feileadh mhor, il kilt alla Braveheart che, drappeggiato tra spalle e fianchi, è stato prima simbolo del nazionalismo ed è ora la metafora fashion dell'indipendenza.(09 giugno 2014)



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