ECOLOGIC

25.6.17

Impianto fotovoltaico ad uso individuale su lastrico solare condominiale

Impianto fotovoltaico ad uso individuale su lastrico solare condominiale

Impianto fotovoltaico ad uso individuale su lastrico solare condominiale

In che modo bisogna comportarsi e quali possono essere le conseguenze per il condomino che abbia installato sul lastrico solare – senza alcuna comunicazione all'amministratore – un impianto fotovoltaico ad uso personale?

Lo chiede, nella sostanza, un utente del nostro forum. Questo il suo post nella discussione:

"Qualora siano stati installati da un condomino sul lastrico solare pannelli fotovoltaici senza neppure comunicare nulla all'amministratore, questo quali poteri avrebbe per verificare che siano stati rispettati i diritti di tutti?"

Quali sono i vantaggi per installare un impianto fotovoltaico in condominio.

La questione è chiaramente disciplinata, per le installazione avvenute dopo l'entrata in vigore della riforma del condominio, dall'art. 1122-bis c.c. e prima di esse dalle prescrizioni indicate dall'art. 155-bis disp. att. c.c.

Vediamo nel dettaglio di che cosa si tratta.

Innanzitutto va detto che, salvo limiti pattizi, i condòmini hanno diritto di utilizzare le parti comuni al fine dell'installazione d'impianti fotovoltaici (e simili) ad uso personale.

È chiarissimo sul punto l'art. 1122-bis, secondo comma, c.c. a mente del quale:

"È consentita l'installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili destinati al servizio di singole unità del condominio sul lastrico solare, su ogni altra idonea superficie comune e sulle parti di proprietà individuale dell'interessato".

Questa facoltà, tuttavia, è subordinata ad una preventiva comunicazione all'amministratore, che a sua volta deve investire l'assemblea della questione.

Condizioni della comunicazione e poteri dell'assemblea sono specificati dal successivo terzo comma, che recita:

"Qualora si rendano necessarie modificazioni delle parti comuni, l'interessato ne dà comunicazione all'amministratore indicando il contenuto specifico e le modalità di esecuzione degli interventi.

L'assemblea può prescrivere, con la maggioranza di cui al quinto comma dell'articolo 1136, adeguate modalità alternative di esecuzione o imporre cautele a salvaguardia della stabilità, della sicurezza o del decoro architettonico dell'edificio e, ai fini dell'installazione degli impianti di cui al secondo comma, provvede, a richiesta degli interessati, a ripartire l'uso del lastrico solare e delle altre superfici comuni, salvaguardando le diverse forme di utilizzo previste dal regolamento di condominio o comunque in atto.

L'assemblea, con la medesima maggioranza, può altresì subordinare l'esecuzione alla prestazione, da parte dell'interessato, di idonea garanzia per i danni eventuali".

=> Quando l'impianto fotovoltaico incide negativamente sul paesaggio.

L'inciso finale del quarto e ultimo comma dell'articolo in esame chiarisce che gli impianti di cui trattasi non sono soggetti ad autorizzazione. Insomma l'assemblea può dire come fare ed eventualmente dove fare, ma non può negare di utilizzare le parti comuni ai fini delle installazioni di cui stiamo trattando.

È chiaro, allora, che se l'impianto di cui ci parla il nostro lettore rientri nell'ipotesi disciplinata dal terzo comma, allora egli avrebbe dovuto darne comunicazione all'amministratore e non avendolo fatto è incappato in una violazione dell'art. 1122 c.c. che può portarlo in un contenzioso finalizzato alla valutazione della legittimità dell'installazione e quindi, eventualmente, ad un ordine di rimozione o quanto meno di spostamento.

E per gli impianti installati prima dell'entrata in vigore della riforma del condominio (legge n. 220/2012)?

Rispetto ad essi, si diceva in principio, il riferimento è quello contenuto nell'art. 155-bis disp. att. c.c. che recita:

"L'assemblea, ai fini dell'adeguamento degli impianti non centralizzati di cui all'articolo 1122-bis, primo comma, del codice, già esistenti alla data di entrata in vigore del predetto articolo, adotta le necessarie prescrizioni con le maggioranze di cui all'articolo 1136, commi primo, secondo e terzo, del codice".

Come dire: laddove l'impianto fosse già presente e quindi non poteva dirsi violato l'art. 1122-bis c.c. l'assemblea può comunque intervenire per mettere ordine.

=> Quali sono i vantaggi per installare un impianto fotovoltaico in condominio.

Cerca: lastrico solare fotovoltaico

Sui pannelli solari l'assemblea può solo stabilire le modalità - Il Sole 24 ORE

Sui pannelli solari l'assemblea può solo stabilire le modalità - Il Sole 24 ORE

Sui pannelli solari l'assemblea può solo stabilire le modalità

L'assemblea non può negare l'autorizzazione a un condomino di installare sul tetto comune dell'edificio i pannelli solari per la produzione di energia a suo uso personale. Può solo limitarsi a prescrivere adeguate modalità alternative di esecuzione dell'intervento, se questo comporta la modifica delle parti comuni, o a imporre le opportune cautele a salvaguardia delle stabilità, della sicurezza o del decoro architettonico dell'edificio: il tutto con una delibera che deve essere approvata con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti in assemblea e i due terzi del valore dell'edificio.

Con le stesse maggioranze può decidere sulla ripartizione dell'uso delle parti comuni interessate dalla posa dei pannelli solari, nel caso in cui più condomini ne facciano contestuale richiesta. Lo ha chiarito il tribunale di Milano che, nella sentenza 11707 del 7 ottobre scorso, ha applicato le disposizioni dell'articolo 1122-bis del Codice civile, introdotto dalla riforma del condominio (legge 220/2012).

Il caso è stato sollevato da un condomino, che aveva impugnato la decisione con cui l'assemblea gli aveva vietato – sulla base di generiche e non provate problematiche inerenti alla lesione del decoro architettonico e della stabilità dell'edificio condominiale – di posizionare sul tetto comune i pannelli fotovoltaici a proprio uso esclusivo. L'articolo 1122-bis del Codice civile concede la possibilità al condomino, tra l'altro, di installare pannelli solari senza necessità di ottenere il preventivo consenso dell'assemblea, sulla falsariga di quanto disposto dall'articolo 1102, comma 1, del Codice civile, di cui l'articolo 1122-bis costituisce ipotesi applicativa.

L'intervento deve però essere eseguito in modo tale da arrecare il minor pregiudizio possibile sia alle parti comuni dell'edificio, sia alle unità immobiliari di proprietà dei singoli condomini. Tanto che l'articolo 1122-bis, al comma 3, impone al condomino di interpellare l'assemblea solo qualora le opere che intende eseguire comportino delle modificazioni delle parti comuni interessate dai lavori, obbligandolo a indicare all'amministratore il «contenuto specifico» degli interventi e le «modalità» con cui vuole porli in essere. L'assemblea, pertanto, è chiamata a intervenire solo quando l'impianto voluto dal condomino renda necessario modificare le parti comuni condominiali.

In questo caso, si applica l'articolo 1102 del Codice civile, secondo cui ciascun condomino può servirsi della cosa comune purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto. Senza interpellare l'assemblea, il condomino è dunque legittimato a installare, in base all'articolo 1122-bis del Codice civile, un proprio impianto per la produzione di energia da fonti rinnovabili.

Nel caso esaminato, il giudice milanese ha ritenuto che il comportamento dell'assemblea, negando al condomino il consenso all'installazione dell'impianto fotovoltaico, abbia esercitato una facoltà non consentita dalla legge e abbia violato il diritto soggettivo di un condomino all'utilizzo delle parti comuni. Il tribunale ha quindi dichiarato l'invalidità della delibera dell'assemblea.

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Condominio: assemblea non può negare l'installazione di pannelli solari sul tetto | Altalex

Condominio: assemblea non può negare l'installazione di pannelli solari sul tetto | Altalex

Condominio: assemblea non può negare l'installazione di pannelli solari sul tetto

Condominio: assemblea non può negare l'installazione di pannelli solari sul tetto A fronte della richiesta di un condomino, l'assemblea non può negargli la possibilità di installare, sul tetto comune dell'edificio, i pannelli fotovoltaici per la produzione di energia ad uso personale, potendo limitarsi a prescrivere, se tale iniziativa comporta la modifica delle parti comuni e con una maggioranza qualificata, adeguate modalità alternative di esecuzione dell'intervento, o ad imporre le opportune cautele a salvaguardia delle stabilità, della sicurezza o del decoro architettonico.

Il fatto

Il giudizio prendeva le mosse da un'impugnativa di un condomino avverso la delibera, con cui l'assemblea non lo aveva autorizzato a posizionare, sul tetto comune, otto pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica ad uso personale, evidenziando vizi formali della statuizione (sotto il profilo di un'erronea verbalizzazione) e prospettando un eccesso di potere del massimo organo gestorio (specie alla luce dei nuovi poteri conferitigli dalla Riforma del 2013).

Il Condominio si costituiva in giudizio, giustificando il diniego di tale nulla-osta, per il difetto delle necessarie informazioni sulla suddetta iniziativa del condomino, per il pregiudizio alla statica e al decoro architettonico dello stabile, nonché per l'abuso della cosa comune da parte del singolo partecipante.

La decisione

Sotto il profilo formale, il giudice meneghino ha accertato che, dal verbale assembleare, non si evinceva l'indicazione dei nominativi dei condomini votanti, sicché risultava preclusa la verifica della stessa sussistenza di una votazione, dell'esito di quest'ultima, della necessaria maggioranza per teste e delle eventuali posizioni di conflitto di interesse.

Ciò si poneva in aperto contrasto con quanto affermato concordemente dalla magistratura di vertice, secondo la quale, ai fini della validità delle delibere assembleari, devono essere individuati, e riprodotti nel relativo verbale, i nomi dei condomini assenzienti e di quelli dissenzienti - ed ora anche degli astenuti - nonché i valori delle rispettive quote millesimali, pur in assenza di un'espressa disposizione in tal senso; tale individuazione è, infatti, indispensabile per l'accertamento dell'esistenza dei quorum contemplati dall'art. 1136, commi 2, 3 e 4, c.c., ai fini della validità dell'approvazione delle delibere con riferimento anche all'elemento reale (quota proporzionale dell'edificio espressa in millesimi); inoltre, essendo il potere di impugnazione riservato ai condomini dissenzienti ed astenuti (oltre che agli assenti), è necessario indicare, fin dal momento dell'espressione del voto, i partecipanti al condominio legittimati all'azione di cui all'art. 1137, comma 2, c.c.

Dalla non conformità alla legge dell'omissione dell'indicazione nominativa dei singoli condomini favorevoli e di quelli contrari e delle loro quote di partecipazione al condominio, nonché della riproduzione di tali elementi nel relativo verbale, discendeva l'esclusione della presunzione di validità della delibera assembleare priva di quegli elementi, indispensabili ai fini della verifica della legittima approvazione della delibera stessa, per cui, su tale versante, la delibera risultava viziata ed è stata giustamente annullata dal tribunale lombardo.

Ma, ad avviso di quest'ultimo, la stessa delibera si palesava "vieppiù illegittima" per avere l'assemblea condominiale esercitato una facoltà non consentita dal nuovo testo dell'art. 1122-bis c.c., norma introdotta dalla Legge n. 220/2012 (a decorrere dal 18 giugno 2013) proprio al fine di facilitare l'uso del singolo delle parti comuni dell'edificio per l'installazione di impianti fotovoltaici volti alla produzione di energia da fonti non inquinanti ed al contenimento dei consumi energetici.

Nello specifico, tale norma prevede che "é consentita l'installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili destinati al servizio di singole unità del condominio sul lastrico solare, su ogni altra idonea superficie comune e sulle parti di proprietà individuale dell'interessato" (comma 2), stabilendo che, soltanto "qualora si rendano necessarie modificazioni delle parti comuni, l'interessato ne dà comunicazione all'amministratore indicando il contenuto specifico e le modalità di esecuzione degli interventi" (comma 3); in tal caso, l'assemblea - debitamente sollecitata dal medesimo amministratore - può prescrivere, con la maggioranza di cui all'art. 1136, comma 5, c.p.c., "adeguate modalità alternative di esecuzione o imporre cautele a salvaguardia della stabilità, della sicurezza o del decoro architettonico dell'edificio" e, "provvede, a richiesta degli interessati, a ripartire l'uso del lastrico solare e delle altre superfici comuni, salvaguardando le diverse forme di utilizzo previste dal regolamento di condominio o comunque in atto"; inoltre, la stessa assemblea, con il quroum di cui sopra, può anche "subordinare l'esecuzione alla prestazione, da parte dell'interessato, di idonea garanzia per i danni eventuali".

Nella fattispecie sottoposta al vaglio del giudice milanese, risultava ex actis che il condomino impugnante aveva tempestivamente notiziato l'amministratore dell'intenzione di installare gli otto pannelli fotovoltaici sul tetto comune dell'edificio, allegando, a corredo di tale richiesta, un progetto attestante l'ubicazione della posa di tali manufatti, indicati anche nella forma in un apposito schema, con ciò rispettando il suddetto disposto in ordine al "contenuto specifico" e alle "modalità di esecuzione" dell'iniziativa de qua.

Stando così le cose, correttamente si è ritenuto che l'assemblea, verificata tale situazione, non era legittimata a negare tout court l'intervento del condomino, ma, se del caso, sempre che l'iniziativa del singolo interessasse le parti comuni dello stabile in senso modificatorio, poteva unicamente imporre modalità alternative, prescrivere adeguate cautele, subordinare l'esecuzione alla prestazione di una garanzia, ripartire l'uso del bene comune salvaguardando le diverse forme di utilizzo (facoltà, queste ultime, dettagliatamente specificate dal legislatore e subordinate al raggiungimento di un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti ed almeno i due terzi del valore dell'edificio).

Pertanto, l'art. 1122-bis, al comma 3, impone al condomino di interpellare l'assemblea, per il tramite dell'amministratore, qualora le opere che intende eseguire comportino delle "modificazioni delle parti comuni" e solo in tale ipotesi l'assemblea è chiamata a deliberare (per il resto, argomentando ex comma 1, l'intervento del singolo deve pur sempre essere eseguito "in modo tale da arrecare il minor pregiudizio alle parti comuni dell'edificio e alle unità immobiliari di proprietà individuale").

Al di fuori di tale coinvolgimento, si applica l'art. 1102 c.c., secondo cui ciascun condomino può servirsi della cosa comune purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto, sicché, fermi i due limiti di cui sopra, senza instaurare il dibattito assembleare, il condomino è legittimato ad installare, in base all'art. 1122-bis c.c., un proprio impianto per la produzione di energia da fonti rinnovabili.

In fondo, l'art. 1122-bis c.c., concedendo la possibilità al condomino di installare pannelli fotovoltaici senza la necessità di ottenere il preventivo consenso dell'assemblea, si pone sulla falsariga di quanto disposto dall'art. 1102, comma 1, c.c., di cui la prima norma costituisce un'ipotesi applicativa.

Nel caso in esame, non era stata fornita la prova del fatto che la posa degli otto pannelli, ad opera del condomino attore, avesse leso il decoro architettonico dell'edificio oppure avesse compromesso la stabilità o la sicurezza del fabbricato; parimenti, non si era dimostrato, a seguito di tale iniziativa, alcun pregiudizio a danno degli altri partecipanti, né alcuna alterazione della destinazione della cosa comune, posto che il tetto condominiale interessato dai lavori continuava ad assolvere la naturale funzione di copertura dello stabile (tutto ciò, d'altronde, rimanendo impregiudicato l'uso potenziale della res comune da parte dei rimanenti condomini, da intendersi non come uso necessariamente identico e contemporaneo di quello dell'attore).

L'avere, al contrario, semplicemente negato al condomino richiedente l'autorizzazione ad espletare i lavori aveva fatto sì che l'assemblea si fosse posta in contrasto con la legge "esorbitando dalle proprie attribuzioni" e violando in concreto il diritto soggettivo di un condomino all'utilizzo delle parti comuni, il che ha comportato, anche sotto questo profilo, l'invalidità della delibera impugnata.

Esito del ricorso

Accoglimento della domanda.

Precedenti giurisprudenziali

Cass., sez. II, 16 giugno 2005, n. 12873; Cass., sez. un., 7 marzo 2005, n. 4806; Cass., sez. II, 29 gennaio 1999, n. 810; Cass., sez. II, 9 novembre 1998, n. 11268.

Riferimenti normativi

Cod. civ., artt. 1102, 1120, 1122-bis c.c.

Approfondimenti bibliografici

L'amministratore di condominio: rapporto con i condomini, responsabilità, rappresentanza. Ruolo e funzioni dopo la riforma ex L. n. 220/2012, di Vincenzo Colonna, Altalex Editore, 2014

(Altalex, 26 novembre 2014. Nota di Alberto Celeste tratta da Il Quotidiano Giuridico Wolters Kluwer)

18.6.17

Amazon to Buy Whole Foods for $13.4 Billion - The New York Times

Amazon to Buy Whole Foods for $13.4 Billion - The New York Times

Amazon to Buy Whole Foods for $13.4 Billion

Customers at a Whole Foods Market in Midtown Manhattan. John Taggart for The New York Times

Amazon agreed to buy the upscale grocery chain Whole Foods for $13.4 billion, in a deal that will instantly transform the company that pioneered online shopping into a merchant with physical outposts in hundreds of neighborhoods across the country.

The acquisition, announced Friday, is a reflection of both the sheer magnitude of the grocery business — about $800 billion in annual spending in the United States — and a desire to turn Amazon into a more frequent shopping habit by becoming a bigger player in food and beverages. After almost a decade selling groceries online, Amazon has failed to make a major dent on its own as consumers have shown a stubborn urge to buy items like fruits, vegetables and meat in person.

Buying Whole Foods also represents a major escalation in the company's long-running battle with Walmart, the largest grocery retailer in the United States, which has been struggling to play catch-up in internet shopping. On Friday, Walmart announced a $310 million deal to acquire the internet apparel retailer Bonobos, and last year it agreed to pay $3.3 billion for Jet.com and put Jet's chief executive, Marc Lore, in charge of Walmart's overall e-commerce business.

"Make no mistake, Walmart under no circumstances can lose the grocery wars to Amazon," said Brittain Ladd, a strategy and supply chain consultant who formerly worked with Amazon on its grocery business. "If Walmart loses the grocery battle to Amazon, they have no chance of ever dethroning Amazon as the largest e-commerce player in the world."

17.6.17

Yoga: allungare i muscoli e rilassarsi aiuta anche a vincere nello sport. Come? Tornando "nella realtà"... - Repubblica.it

Yoga: allungare i muscoli e rilassarsi aiuta anche a vincere nello sport. Come? Tornando "nella realtà"... - Repubblica.it

Yoga: allungare i muscoli e rilassarsi aiuta anche a vincere nello sport. Come? Tornando "nella realtà"...

Yoga: allungare i muscoli e rilassarsi aiuta anche a vincere nello sport. Come? Tornando "nella realtà"...
ROMA - Vivendo impari a praticare lo sport. Praticare lo sport ti insegna a vivere. Lo yoga migliora la vita e lo sport. "Yoga è ritmo del corpo, melodia della mente, crea la sinfonia dell'anima", scrive il maestro Iyengar, scomparso tre anni fa. Percorrendo le sue strade, incuneandosi nelle rigidità dei tessuti, sciogliendo le tensioni, riducendo ansia e paura, riportando alla sua naturale leggerezza il movimento, lo yoga è un felice e quanto mai desiderabile punto di non ritorno per chiunque pratichi attività fisiche, che siano o meno agonistiche, alte o basse. Insegna ad ascoltare: "E' l'ascolto in ogni momento", racconta la maratoneta e insegnante di yoga Tite Togni, "prima, durante e dopo la corsa che permette di ottimizzare il gesto sportivo". Una vecchia storia. Sempre nuova però.

Il primo effetto è l'economizzazione dello sforzo e il dosaggio dell'energia, al fine di durare di più o di rendere nel breve con la massima resa, o di prevenire gli infortuni o di allentare la morsa dello stress da competizione, quale che sia. Nel suo libro più legato allo sport, che è stato anche il suo ultimo libro, in uscita per la prima volta in Italia per le edizioni Mediterranee ("Yoga e sport - Il metodo Iyengar nell'allenamento sportivo", 350 pgg. 1100 fotografie, 39 euro), che sarà presentato lunedì 19 presso l'ambasciata d'India a Roma (con la partecipazione del pluridecorato maratoneta e ultramartoneta Giorgio Calcaterra), e cui sarà collegata una "open class" dimostrativa, Iyengar trasforma lo stretching in poesia delle molecole, spiega con parole semplici ed esemplificazioni gestuali il fluire della decontrazione, naturale sequenza di onde. Parte dal cricket, sport nazionale indiano, e si estende per contagio ad ogni altra disciplina, perché non c'è sottrazione nel metodo di applicazione né steccati di genere, non importa che si indossino scarpe da running o scarpini da calcio, non importa se l'obiettivo è sollevare pesi in palestra o lanciare giavellotti, nuotare o giocare a calcio: ogni angolo di yoga serve a cancellare gli angoli e le tante asperità che incontra chi si dedica allo sport, chi aumenta l'intensità, chi pretende tanto dal proprio corpo, chi punta al risultato, chi vorrebbe soltanto star bene o stare meglio.

Tutto la filosofia dello yoga rivolge il proprio sguardo al mantenimento di uno stato di fluidità dei tessuti o al rappropriarsi di questo stato. Lo yoga, a volte anche solo pronunciando la parola (la quale attraverso appena quattro lettere vorrebbe stimolare il "ricongiungimento con la realtà"), cerca non ossessivamente bensì con dolcezza (anche se potrete imbattervi una "dolorosa" dolcezza!) la decontrazione. Decontrazione che è la prima "arma" da usare per effettuare un gesto sportivo. Chi corre una maratona, alla lunga, sentirà i muscoli irrigidirsi a causa dell'acidosi, avrà voglia di rallentare o di smettere. Chi spara con il fucile o tira con l'arco, avrà la sensazione che, sulla via della stanchezza, neppure fissare con gli occhi un   punto nello spazio è più così agevole. Chi corre i 100 metri sa bene che negli ultimi 30 metri stringere le spalle e cercare di aggiungere altra forza non solo non serve a nulla ma peggiora le cose: invece di andare più forte rallenti. Quasi paradossalmente occorre essere passivi per dare il massimo: "Un atleta deve imparare un atteggiamento di vigile passività che lo aiuti a mantenere una mente calma e attenta in corpo forte". Unire i due poli, che immaginiamo lontani, inavvicinabili tra loro: la forza e la decontrazione, l'esprimersi e il mollare tutto. Lo yoga, racconta Iyengar, è un cerchio che si muove armonicamente intorno ai noi. Bisogna attaccarsi, unirsi al suo ritmo. L'unico sforzo che si richiede è quello che mira alla sua stessa fine. Combattere un po', con noi stessi, per arrivare in un luogo in cui non è più necessario combattere. Trasformare in snodi i nodi del corpo. 

Anche "Yoga e sport" è scandito da un suo ritmo interiore: è diviso in capitoli chiari, ogni capitolo un colore, tutti colori pastello, morbidi, accoglienti, come se anche loro, nella loro piccola funzione cromatica, avessero qualcosa da suggerire, regalassero uno spunto su cui riflettere. Lo yoga è per tutti. E' una delle leggende più reali che esistano. David Beckham ne era un fedele praticante, e lo era anche McEnroe. Bolt medita a modo suo e chi avesse la fortuna di sbirciare i suoi allenamenti da dietro una siepe potrebbe vedere questo gigante allentarsi come un fuscello, piegarsi, e continuare a sorridere. Un manuale per collegare sforzo e pausa In un certo senso tutto ciò aiuta a capire che non è affatto sbagliato che la vita sia una sequenza di e luce e buio, tunnel e sole. Non c'è nulla da temere, basta abbandonarsi. Soltanto quest'armonia rende la vita e lo sport che essa genera perfetti. O quasi...

16.6.17

Pasta, 8 semplici prove (da fare in casa) per capire se è davvero di qualità - Repubblica.it

Pasta, 8 semplici prove (da fare in casa) per capire se è davvero di qualità - Repubblica.it

Pasta, 8 semplici prove (da fare in casa) per capire se è davvero di qualità

Pasta, 8 semplici prove (da fare in casa) per capire se è davvero di qualità
Quando una pasta arriva in commercio, che sia un formato nuovo o uno dei grandi classici (dei circa 300 formati sul mercato i soli spaghetti, rigatoni, penne, fusilli coprono il 70 per cento delle scelte nel Belpaese), ha superato una serie di test nei laboratori dei rispettivi produttori. I pastai, esperti di semola e miscele di semole, trafile ed essiccazione, mettono alla prova i loro prodotti - e spesso anche quelli della concorrenza - per garantire soprattutto la sua consistenza al dente, e per rispondere ai criteri di nervo, elasticità, omogeneità, patinosità, capacità di assorbire il condimento, resa in cottura, resa nel piatto. L'abilità del pastaio sta nel realizzare un prodotto che renda più ampio possibile l'intervallo di tempo in cui la pasta conserva una "tenuta perfetta". A prova di distrazioni del cuoco. Seguendo i consigli dell'associazione Pastai di Aidepi, ecco le 8 mosse da fare a casa se volete improvvisarvi pasta-tester:
Pasta, 8 semplici prove (da fare in casa) per capire se è davvero di qualità

1. PASTA, QUALITÀ "A PRIMA VISTA"
Già prima di essere 'buttata' in pentola, una pasta di qualità si può giudicare anche quando è cruda. Dal colore giallo ambrato omogeneo, senza puntini chiari o scuri e dal suono secco che sprigiona quando la si spezza. Prendiamo la pasta e osserviamola attentamente: se l'essiccamento non è stato condotto nel modo corretto, sulla pasta si possono notare delle sostanze di color rosso bruno, che penalizzano la cottura. O la cosiddetta bottatura, striature biancastre che penetrano in profondità e indeboliscono la struttura aumentando il rischio di rotture o fessurazioni del prodotto in cottura. La presenza di puntini bianchi sulla superficie è indice di una non perfetta idratazione della semola, mentre se i puntini sono neri è segno della presenza di frammenti di crusca non eliminati in macinazione o di particelle di semola derivanti da cariossidi (chicchi di grano) scure.
Pasta, 8 semplici prove (da fare in casa) per capire se è davvero di qualità
2. IN COTTURA, CONTROLLA LA LIMPIDEZZA DELL'ACQUA
È opaca? È trasparente? Quanto si '"sporca" l'acqua è un indizio importante. Meno risulterà torbida durante la cottura, più potrebbe essere segno di qualità, perché si tratta di una pasta che limita il rilascio dell'amido (a meno che per particolari esigenze, per esempio di mantecatura in pentola, non siate alla ricerca di una pasta che rilasci amido). Garanzia di una tenuta in cottura ottimale.
Pasta, 8 semplici prove (da fare in casa) per capire se è davvero di qualità
3. CRUDA O COTTA, LA FORMA NON CAMBIA
Prova a controllare l'elasticità, la capacità della struttura di riprendere e mantenere la sua forma originaria. Per esempio, il pacchero si "siede" oppure no? Lo spaghetto mantiene il nervo anche quando è all'onda oppure si ammassa? Questa caratteristica è sintomo di un glutine di buona qualità e di una pasta che si è reidratata in modo omogeneo.
Pasta, 8 semplici prove (da fare in casa) per capire se è davvero di qualità
 4. FUORI COTTA, DENTRO CRUDA? NO GRAZIE!
Se sotto ai denti non si presentano zone molli (l'esterno) e dure (l'interno), allora la pasta è stata lavorata a regola d'arte e da ottime materie prime.
La sua cottura è omogenea e il gradiente d'idratazione, passando dall'esterno all'interno del prodotto, è molto basso. A meno che non ci si presenti un formato appositamente studiato per avere diverse consistenze in un unico pezzo. Esemplare la farfalla: che sceglie questo formato spesso ama che sotto i denti non sia uguale ma presenti resistenze alla masticazione diverse.
Pasta, 8 semplici prove (da fare in casa) per capire se è davvero di qualità
5. LA RESA NEL PIATTO, OVVERO QUANTO SEI (ANCORA) BELLA PASTA
Quanti pezzi restano integri dopo la cottura e quanti si sono fessurati o sfaldati?
Quanti sono incollati tra di loro, quanti poco cotti? Va da sé che maggiore il numero di "pezzi" difettati (qui di solito entra in ballo non tanto la qualità della semola ma la maestria nell'essicazione), minore sarà la qualità della pasta e la sua tenuta al dente.
Pasta, 8 semplici prove (da fare in casa) per capire se è davvero di qualità
 6. I TEST SOTTO SFORZO PER MISURARE IL "NERVOSISMO" DELLA PASTA
La pasta, più è nervosa, meglio è. Il nervo è lo sforzo che occorre per tagliare con i denti la pasta, la sua resistenza al taglio, l'elasticità e la capacità di mantenere queste performance, anche in condizioni di stress (extracottura, attesa del servizio, etc) sono caratteristiche fondamentali per capire se una pasta è di qualità.
Pasta, 8 semplici prove (da fare in casa) per capire se è davvero di qualità
7. L'EXTRA-COTTURA, A PROVA DI CUOCHI DISTRATTI
Un classico dei test di laboratorio della pasta è stressarla con l'extracottura. Perché più aumenta la durata della cottura, tanto più diminuiscono tutti gli indici di qualità. Per prima cosa va identificato il Tempo Ottimale di Cottura, cioè il momento in cui la parte centrale della pasta (la cosiddetta "animella" bianca) si idrata e perde il suo colore biancastro. È quello che troviamo scritto sulla confezione. L'animella si può visualizzare nel prodotto cotto schiacciando un filo di spaghetti tra due pezzi di plastica trasparente (test del vetrino) o tagliando un formato corto evidenziandone la sezione (test del coltello). Poi si mantiene il prodotto in cottura per il 25%-30% in più (circa 2-3 minuti). In questo modo si prova quanto la pasta è in grado di sopportare errori e distrazioni quando cuciniamo. Come quella telefonata o quella chat a cui non si è stati in grado di rinunciare…
 
Pasta, 8 semplici prove (da fare in casa) per capire se è davvero di qualità
8. PASTA IN APNEA: QUANTO È BUONA SE LA "DIMENTICHIAMO" NEL PIATTO?
Infine i valori di nervo e "patinosità" si verificano anche sulla pasta scolata e "dimenticata" circa cinque minuti nello scolapasta o fino a dieci minuti nel piatto, per testare quanto a lungo sa rimanere ancora buona nel piatto o nel vassoio, diventando quindi un parametro di valutazione tra i più importanti per il settore della ristorazione.

4.6.17

La minaccia dei pirati online su fabbriche, auto e webcam: così Symantec e Kaspersky combattono gli hacker - Repubblica.it

La minaccia dei pirati online su fabbriche, auto e webcam: così Symantec e Kaspersky combattono gli hacker - Repubblica.it

La minaccia dei pirati online su fabbriche, auto e webcam: così Symantec e Kaspersky combattono gli hacker

In campo anche Mcafee e Avast: sono quattro le principali aziende globali che cercano di arginare i danni di Wannacry, l'ultimo di una serie ininterrotta di "bachi" che devastano i computer con danni economici enormi. L'industria della sicurezza vale 22 miliardi di dollari a livello globale

Con oltre 300.000 computer colpiti in pochi giorni in 150 nazioni, il virus WannaCry sta tenendo in ostaggio i documenti necessari a decine di migliaia di aziende, anche di particolare rilievo sociale come gli ospedali, che da venerdì 12 maggio hanno iniziato a veder comparire sui loro monitor la schermata rossa con il beffardo messaggio estorsivo "Ooops, i tuoi file sono stati crittati!" e una verbosa - e blandamente rassicurante - spiegazione sul modo di pagare il riscatto di 300 dollari. In un linguaggio che dà a noi tutti vittime del ricatto l'idea di essere, in fondo, dei normali clienti di un nuovo tipo di transazione economica. 

Sì, perché oggi il ransomware è un vero e proprio business model, seppur illegale. Che genera tutto un suo indotto "contrario", non solo nell'industria della sicurezza (che a livello mondiale, secondo Gartner, supera i 22 miliardi di dollari) ma anche in quella assicurativa: stanno iniziando ad apparire polizze che includono anche la copertura per attacchi ransomware - la prima è quella offerta dal broker assicurativo Marsh - con rimborso del prezzo dell'estorsione, e copertura sia dei costi di un consulente esperto in estorsioni informatiche che dei mancati guadagni dovuti all'interruzione forzata dell'attività.

Benvenuto Ransomware
Il ransomware è oggi la nuova anima - nera - del commercio già prima ancora di chiedere il riscatto alla vittima, perché è oggetto di mercato tra

hacker: "L'8 gennaio di quest'anno un gruppo di hacker chiamato Shadow Brokers ha annunciato di avere un tool per sfruttare la vulnerabilità di Windows che oggi WannaCry sta usando, e lo ha messo all'asta, ma nessuno l'ha comprato" spiega Candid Wüest, esperto di sicurezza di Symantec: "Ma poi il 14 aprile gli Shadow Brokers l'hanno rilasciato gratuitamente, così chiunque poteva improvvisarsi hacker. In realtà Microsoft già da un mese, in marzo, aveva rilasciato la patch che sanava il problema: ma - come risulta evidente oggi - troppo pochi l'avevano installata. Il 10 maggio abbiamo visto il codice di questo exploit ripulito e pronto per l'uso caricato su una piattaforma di condivisione dei codici "maligni", exploit-db.com.

I codici
È lo stesso codice usato per Wanna-Cry. I criminali non sembrano molto sofisticati, perché hanno solo incluso questo codice nel loro. Insieme a due inusuali segmenti di codice che abbiamo visto usati già in due occasioni da un gruppo di hacker chiamato Lazarus, forse legato alla Corea del Nord. Un secondo inizio è che a marzo avevamo notato una dozzina di computer infettati prima da un tool di Lazarus e subito dopo dalla prima versione di WannaCry. Però sono solo indizi, non prove".

La cosa più interessante di Wanna-Cry, che in qualche misura dà un aiuto ai "virus-baster" che in tutto il mondo cercano di difendere i nostro computer, è che si diffonde come un worm: "È una tecnica nuova per la diffusione dei ransomware: per ora l'abbiamo vista solo in un altro caso recente, il virus "Spora", a diffusione molto più ridotta", spiega Jakub Kroustek, capo del Threat Lab Team Lead di Avast. "Sono oltre 300 i "ceppi" di ransomware che abbiamo osservato negli ultimi due anni: questo tipo di minaccia oggi è il pericolo pubblico numero 1 per la sicurezza informatica".

Come si spiega l'incredibile rapidità di contagio di WannaCry? "Innanzitutto grazie all'inclusione di un codice che permette alla minaccia di diffondersi nelle reti aziendali come un worm, quindi senza bisogno che gli utenti connessi a una rete locale debbano compiere azioni come aprire un allegato o cliccare su un link. Perché il worm si replica inviando "pacchetti" in remoto che sfruttano il servizio Server Message Block (Smb) usato dai computer con Windows per condividere file e stampanti nelle reti locali", spiega Joe Levy, Chief Technical Officer di Sophos. "Microsoft ha rilasciato una patch a marzo, ma evidentemente molte organizzazioni non l'hanno installata.

Aggiornare dei sistemi operativi è la prima linea contro gli attacchi informatici, ma molte aziende sono ancora sorde a questa lezione. Infine c'è il fatto che c'è ancora chi usa Windows XP, anche se sono tre anni che Microsoft non lo supporta - e protegge - più". Lasciate ogni speranza o voi che non aggiornate, insomma. "Anche perché il software si sta mangiando il mondo, e ogni azienda dovrebbe diventare un'azienda del software, come scrisse il venture capitalist e "papà dei browser" Marc Andreessen nel 2011 sul Wall Street Journal ", aggiunge Mark Nunnikhoven, vicepresidente del Cloud per Trend Micro. "Mondo digitale e mondo fisico sono sempre più integrati: la nostra ricerca ci mostra sempre più sistemi progettati per un ambiente specifico che nella nuova realtà interconnessa si trovano ad essere nudi e indifesi. A febbraio, tramite il motore di ricerca Shodan, che mostra i dispositivi connessi a Internet, magari all'insaputa dei proprietari per via di una configurazione frettolosa, abbiamo trovato webcam, server, stampanti, database e robot industriali facilmente attaccabili".

Il ruolo dei sistemisti.
Nel caso di WannaCry, sistemisti e amministratori del Belpaese si sono mostrati più previdenti - o magari anche solo più fortunati - dei loro colleghi esteri: "Di norma, l'Italia è tra le 10 nazioni più prese di mira dai ransomware. Ma questa volta è stata colpita meno di altri: è solo il 26esimo Paese per numero di infezioni di WannaCry, nelle nostre statistiche" spiega Kroustek. Non è il caso di dormire sugli allori, perché la minaccia ransomware è e sarà sempre più ubiqua: "Negli ultimi due anni abbiamo già visto diverse componenti dell'Internet of Things, come automobili, porte e termostati, bloccate da ransomware", dice Sergey Lozhkin, Senior Security Research Expert per Kaspersky, che domina il mercato italiano antivirus con 48,3% del fatturato, seguito da Symantec (28,6%), Eset (14.3%) e McAfee (6%) (dati GFK). "Niente paura: finora si è trattato solo di esperimenti condotti da ricercatori nel campo della sicurezza per ridurre la vulnerabilità dei prodotti. Ma è possibile che in futuro vedremo veri e propri attacchi hacker".

Il rapporto
Il report 2017 "Cyber threats: a perfect storm about to hit Europe?" pubblicato da FireEye e Marsh indica che hacker - e governi ostili - prendono sempre più di mira i sistemi di controllo industriali: reti elettriche, impianti chimici, aeroporti, reti di trasporto, network finanziari e perfino impianti nucleari. I Paesi europei più attaccati del 2016 sono stati Germania (19% degli attacchi), Belgio (16%), Gran Bretagna (12%), Spagna (12%) e Italia (7%). E purtroppo le imprese europee impiegano in media ben 469 giorni prima di accorgersi che i loro sistemi sono compromessi, mentre la media mondiale è di 146 giorni.

Lavoro continuo.
Ecco perché i responsabili della sicurezza aziendale devono rimanere vigili, e collaborare di più con i colossi dell'antivirus e le forze dell'ordine nel rilevare nuove minacce: "Sulla sicurezza informatica non si scherza: noi esperti delle task force dei antivirus cooperiamo tra noi e con Europol non solo a livello di scambio di informazioni, ma anche con iniziative pubbliche come NoMoreRansom.org , sito che offre informazioni e tool per difendersi dai ricatti digitali" spiega Raj Samani, Chief Scientist del team di Strategic Intelligence di McAfee. "E lavoriamo 24 ore su 24. La domenica del weekend di fuoco di WannaCry stavo pranzando con mia figlia, e in quell'ora di pausa mi sono arrivati - li ho contati - 400 messaggi sul cellulare. Mentre mia figlia non aveva ricevuto alcun SMS. Mia figlia mi invidiava e sognava a occhi aperti di ricevere lei 400 messaggi, io invece di riceverne zero".

La vigilanza non è mai troppa anche perché non sono soltanto Microsoft e i colossi dell'antivirus a rilasciare aggiornamenti, ma anche - paradossalmente - gli stessi hacker. Con esiti che, però, uniscono la serietà della pianificazione aziendale alla goffaggine dell'Audace colpo dei soliti ignoti: "La prima versione di WannaCry falliva, per un errore nel codice, nel generare un indirizzo bitcoin per ogni macchina infettata, cosa che avrebbe permesso agli hacker di distinguere gli utenti che hanno pagato dagli altri e quindi decrittare solo loro" spiega Candid Wüest: "Si sono generati soltanto tre account Bitcoin di riserva, su cui ora giacciono 84.100 dollari frutto di soli 280 pagamenti. WannaCry incorporava un "pulsante di autodistruzione" - la chiamata a un sito Web inesistente - che avrebbe permesso agli hacker di abortire la versione difettosa per lanciare una variante corretta".

Anche i criminali, insomma, diffondono le "patch" per i propri software maligni. Ma un ragazzo inglese, scoperto questo tallone d'Achillle, ha registrato il dominio in questione, arrestando l'epidemia quando ormai erano scattate le difese anche contro le possibili varianti. E chi è stato colpito? "È inutile pagare il riscatto" conclude Wuest. "Proprio per il loro errore, gli hacker non hanno modo di identificare i computer dei paganti per decrittarli". Ecco perché, alla fine, sia a loro che alle loro vittime resta una gran voglia di piangere.