ECOLOGIC

26.3.12

sleeping in Milano


VIETNAM MON AMOUR (bed and breakfast)
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8.10.11

Siate curiosi, siate folli

http://www.youtube.com/watch?v=oObxNDYyZPs

Steve Jobs - Siate curiosi siate folli.

Sono onorato di essere qui con voi oggi alle vostre lauree in una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. Anzi, per dire la verità, questa è la cosa più vicina a una laurea che mi sia mai capitata.

Oggi voglio raccontarvi tre storie della mia vita. Tutto qui, niente di eccezionale: solo tre storie. La prima storia è sull'unire i puntini.
Ho lasciato il Reed College dopo il primo semestre, ma poi ho continuato a frequentare in maniera ufficiosa per altri 18 mesi circa prima di lasciare veramente. Allora, perché ho mollato? E' cominciato tutto prima che nascessi.
Mia madre biologica era una giovane studentessa di college non sposata, e decise di lasciarmi in adozione. Riteneva con determinazione che avrei dovuto essere adottato da laureati, e fece in modo che tutto fosse organizzato per farmi adottare fin dalla nascita da un avvocato e sua moglie. Però quando arrivai io loro decisero all'ultimo minuto che avrebbero voluto adottare una bambina. Così quelli che poi sono diventati i miei genitori adottivi e che erano in lista d'attesa, ricevettero una chiamata nel bel mezzo della notte che gli diceva: "C'è un bambino, un maschietto, non previsto. Lo volete voi?" Loro risposero: "Certamente".
Più tardi mia madre biologica scoprì che mia madre non si era mai laureata al college e che mio padre non aveva neanche finito il liceo. Rifiutò di firmare le ultime carte per l'adozione. Poi accettò di farlo, mesi dopo, solo quando i miei genitori adottivi promisero formalmente che un giorno io sarei andato al college. Diciassette anni dopo andai al college. Ma ingenuamente ne scelsi uno altrettanto costoso di Stanford, e tutti i risparmi dei miei genitori finirono per pagarmi l'ammissione e i corsi.
Dopo sei mesi, non riuscivo a vederci nessuna vera opportunità. Non avevo idea di quello che avrei voluto fare della mia vita e non vedevo come il college potesse aiutarmi a capirlo. Eppure ero là, che spendevo tutti quei soldi che i miei genitori avevano messo da parte lavorando per tutta la loro vita. Così decisi di mollare e avere fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso. Era molto difficile all'epoca, ma guardandomi indietro ritengo che sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso.
Nell'attimo che mollai il college, potei anche smettere di seguire i corsi che non mi interessavano e cominciai invece a capitare nelle classi che trovavo più interessanti. Non è stato tutto rose e fiori, però. Non avevo più una camera nel dormitorio, ed ero costretto a dormire sul pavimento delle camere dei miei amici. Guadagnavo soldi riportando al venditore le bottiglie di Coca cola vuote per avere i cinque centesimi di deposito e poter comprare da mangiare.
Una volta la settimana, alla domenica sera, camminavo per sette miglia attraverso la città per avere finalmente un buon pasto al tempio Hare Krishna: l'unico della settimana. Ma tutto quel che ho trovato seguendo la mia curiosità e la mia intuizione è risultato essere senza prezzo, dopo.
Vi faccio subito un esempio. Il Reed College all'epoca offriva probabilmente la miglior formazione del Paese relativamente alla calligrafia. Attraverso tutto il campus ogni poster, ogni etichetta, ogni cartello era scritto a mano con calligrafie meravigliose. Dato che avevo mollato i corsi ufficiali, decisi che avrei seguito la classe di calligrafia per imparare a scrivere così.
Fu lì che imparai dei caratteri serif e san serif, della differenza tra gli spazi che dividono le differenti combinazioni di lettere, di che cosa rende grande una stampa tipografica del testo. Fu meraviglioso, in un modo che la scienza non è in grado di offrire, perché era artistico, bello, storico e io ne fui assolutamente affascinato. Nessuna di queste cose però aveva alcuna speranza di trovare una applicazione pratica nella mia vita.
Ma poi, dieci anni dopo, quando ci trovammo a progettare il primo Macintosh, mi tornò tutto utile. E lo utilizzammo tutto per il Mac. E' stato il primo computer dotato di una meravigliosa capacità tipografica. Se non avessi mai lasciato il college e non avessi poi partecipato a quel singolo corso, il Mac non avrebbe probabilmente mai avuto la possibilità di gestire caratteri differenti o font spaziati in maniera proporzionale. E dato che Windows ha copiato il Mac, è probabile che non ci sarebbe stato nessun personal computer con quelle capacità.
Se non avessi mollato il college, non sarei mai riuscito a frequentare quel corso di calligrafia e i persona computer potrebbero non avere quelle stupende capacità di tipografia che invece hanno.
Certamente all'epoca in cui ero al college era impossibile unire i puntini guardando il futuro. Ma è diventato molto, molto chiaro dieci anni dopo, quando ho potuto guardare all'indietro. Di nuovo, non è possibile unire i puntini guardando avanti; potete solo unirli guardandovi all'indietro. C
osì, dovete aver fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire. Dovete credere in qualcosa - il vostro ombelico, il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa. Questo tipo di approccio non mi ha mai lasciato a piedi e invece ha sempre fatto la differenza nella mia vita.
La mia seconda storia è a proposito dell'amore e della perdita.
Sono stato fortunato: ho trovato molto presto che cosa amo fare nella mia vita. Woz e io abbiamo fondato Apple nel garage della casa dei miei genitori quando avevo appena 20 anni. Abbiamo lavorato duramente e in 10 anni Apple è cresciuta da un'azienda con noi due e un garage in una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. L'anno prima avevamo appena realizzato la nostra migliore creazione - il Macintosh - e io avevo appena compiuto 30 anni, e in quel momento sono stato licenziato.
Come si fa a venir licenziati dall'azienda che hai creato? Beh, quando Apple era cresciuta avevamo assunto qualcuno che ritenevo avesse molto talento e capacità per guidare l'azienda insieme a me, e per il primo anno le cose sono andate molto bene. Ma poi le nostre visioni del futuro hanno cominciato a divergere e alla fine abbiamo avuto uno scontro. Quando questo successe, il Board dei direttori si schierò dalla sua parte. Quindi, a 30 anni io ero fuori. E in maniera plateale.
Quello che era stato il principale scopo della mia vita adulta era andato e io ero devastato da questa cosa. Non ho saputo davvero cosa fare per alcun imesi. Mi sentivo come se avessi tradito la generazione di imprenditori prima di me - come se avessi lasciato cadere la fiaccola che mi era stata passata. Incontrai David Packard e Bob Noyce e tentai di scusarmi per aver rovinato tutto così malamente. Era stato un fallimento pubblico e io presi anche in considerazione l'ipotesi di scappare via dalla Silicon Valley.
Ma qualcosa lentamente cominciò a crescere in me: ancora amavo quello che avevo fatto. L'evolvere degli eventi con Apple non avevano cambiato di un bit questa cosa. Ero stato respinto, ma ero sempre innamorato. E per questo decisi di ricominciare da capo. Non me ne accorsi allora, ma il fatto di essere stato licenziato da Apple era stata la miglior cosa che mi potesse succedere.
La pesantezza del successo era stata rimpiazzata dalla leggerezza di essere di nuovo un debuttante, senza più certezze su niente. Mi liberò dagli impedimenti consentendomi di entrare in uno dei periodi più creatvi della mia vita.
Durante i cinque anni successivi fondai un'azienda chiamata NeXT e poi un'altra azienda, chiamata Pixar, e mi innamorai di una donna meravigliosa che sarebbe diventata mia moglie. Pixar si è rivelata in grado di creare il primo film in animazione digitale, Toy Story, e adesso è lo studio di animazione più di successo al mondo. In un significativo susseguirsi degli eventi, Apple ha comprato NeXT, io sono ritornato ad Apple e la tecnologia sviluppata da NeXT è nel cuore dell'attuale rinascimento di Apple. E Laurene e io abbiamo una meravigliosa famiglia. Sono sicuro che niente di tutto questo sarebbe successo se non fossi stato licenziato da Apple. E' stata una medicina molto amara, ma ritengo che fosse necessaria per il paziente.
Qualche volta la vita ti colpisce come un mattone in testa. Non perdete la fede, però. Sono convinto che l'unica cosa che mi ha trattenuto dal mollare tutto sia stato l'amore per quello che ho fatto. Dovete trovare quel che amate. E questo vale sia per il vostro lavoro che per i vostri affetti. Il vostro lavoro riempirà una buona parte della vostra vita, e l'unico modo per essere realimente soddisfatti è fare quello che riterrete un buon lavoro.
E l'unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che fate. Se ancora non l'avete trovato, continuate a cercare. Non accontentatevi. Con tutto il cuore, sono sicuro che capirete quando lo troverete. E, come in tutte le grandi storie, diventerà sempre migliore mano a mano che gli anni passano. Perciò, continuate a cercare sino a che non lo avrete trovato. Non vi accontentate.
La mia terza storia è a proposto della morte.
Quando avevo 17 anni lessi una citazione che suonava più o meno così: "Se vivrai ogni giorno come se fosse l'ultimo, sicuramente una volta avrai ragione". Mi colpì molto e da allora, per gli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: "Se oggi fosse l'ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?". E ogni qualvolta la risposta è "no" per troppi giorni di fila, capisco che c'è qualcosa che deve essere cambiato.
Ricordarsi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita. Perché quasi tutte le cose - tutte le aspettative di eternità, tutto l'orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o di fallire - semplicemente svaniscono di fronte all'idea della morte, lasciando solo quello che c'è di realmente importante.
Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che avete qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c'è ragione per non seguire il vostro cuore.
Più o meno un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Ho fatto la scansione alle sette e mezzo del mattino e questa ha mostrato chiaramente un tumore nel mio pancreas. Non sapevo neanche che cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che si trattava di un cancro che era quasi sicuramente di tipo incurabile e che sarebbe stato meglio se avessi messo ordine nei miei affari (che è il codice dei dottori per dirti di prepararti a morire).
Questo significa prepararsi a dire ai tuoi figli in pochi mesi tutto quello che pensavi avresti avuto ancora dieci anni di tempo per dirglielo. Questo significa essere sicuri che tutto sia stato organizzato in modo tale che per la tua famiglia sia il più semplice possibile. Questo significa prepararsi a dire i tuoi "addio". Ho vissuto con il responso di quella diagnosi tutto il giorno. La sera tardi è arrivata la biopsia, cioè il risultato dell'analisi effettuata infilando un endoscopio giù per la mia gola, attraverso lo stomaco sino agli intestini per inserire un ago nel mio pancreas e catturare poche cellule del mio tumore. Ero sotto anestesia ma mia moglie - che era là - mi ha detto che quando i medici hanno visto le cellule sotto il microscopio hanno cominciato a gridare, perché è saltato fuori che si trattava di un cancro al pancreas molto raro e curabile con un intervento chirurgico.
Ho fatto l'intervento chirurgico e adesso sto bene. Questa è stata la volta in cui sono andato più vicino alla morte e spero che sia anche la più vicina per qualche decennio. Essendoci passato attraverso posso parlarvi adesso con un po' più di cognizione di causa di quando la morte era per me solo un concetto astratto e dirvi: Nessuno vuole morire.
Anche le persone che vogliono andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E anche che la morte è la destinazione ultima che tutti abbiamo in comune. Nessuno gli è mai sfuggito. Ed è così come deve essere, perché la Morte è con tutta probabilità la più grande invenzione della Vita. E' l'agente di cambiamento della Vita. Spazza via il vecchio per far posto al nuovo. Adesso il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo lontano diventerete gradualmente il vecchio e sarete spazzati via. Mi dispiace essere così drammatico ma è la pura verità.
Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario.
Quando ero un ragazzo c'era una incredibile rivista che si chiamava The Whole Earth Catalog, praticamente una delle bibbie della mia generazione. E' stata creata da Stewart Brand non molto lontano da qui, a Menlo Park, e Stewart ci ha messo dentro tutto il suo tocco poetico. E' stato alla fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer e del desktop publishing, quando tutto era fato con macchine da scrivere, forbici e foto polaroid. E' stata una specie di Google in formato cartaceo tascabile, 35 anni prima che ci fosse Google: era idealistica e sconvolgente, traboccante di concetti chiari e fantastiche nozioni. Stewart e il suo gruppo pubblicarono vari numeri di The Whole Earth Catalog e quando arrivarono alla fine del loro percorso, pubblicarono il numero finale. Era più o meno la metà degli anni Settanta e io avevo la vostra età. Nell'ultima pagina del numero finale c'era una fotografia di una strada di campagna di prima mattina, il tipo di strada dove potreste trovarvi a fare l'autostop se siete dei tipi abbastanza avventurosi. Sotto la foto c'erano le parole: "Stay Hungry. Stay Foolish.", siate affamati, siate folli.
Era il loro messaggio di addio. Stay Hungry. Stay Foolish. Io me lo sono sempre augurato per me stesso. E adesso che vi laureate per cominciare una nuova vita, lo auguro a voi. Stay Hungry. Stay Foolish. Grazie a tutti.

25.7.11

Latte vaccino e diabete di tipo 1


Il rischio di diabete di tipo 1 è minore nei bambini che non vengono
nutriti con proteine di latte vaccino.

Secondo un nuovo studio pubblicato in giugno nell'American Journal of
Clinical Nutrition, i bambini che non sono esposti alle proteine del
latte vaccino durante l'infanzia possono avere un rischio minore di
sviluppare il diabete di tipo 1. Questi risultati arrivano dal trial
TRIGR - Trial to Reduce Insulin-dependent diabetes mellitus in the
Genetically at Risk (Trial per ridurre il diabete mellito
insulino-dipendente nelle persone geneticamente a rischio).

Durante lo studio, le donne che partecipavano venivano incoraggiate ad
allattare al seno. A quelle che poi passavano ai latti formulati, veniva
fornita una formula speciale in cui le proteine venivano modificate in
modo che non rimanesse alcuna proteina intatta del latte di mucca.

I risultati finali sono ancora in corso di valutazione, tuttavia lo
studio pilota, che comprende 230 bambini seguiti fino a circa 10 anni
d'età, ha mostrato che coloro che erano stati nutriti con la
formulazione speciale avevano il 50% di probabilità in meno di
sviluppare il diabete di tipo 1, rispetto ai bambini che avevano
consumato il normale latte formulato a base di latte vaccino.

Lo studio aggiunge quindi ulteriori evidenze alla teoria nota da tempo
secondo cui le proteine del latte vaccino attiverebbero la produzione di
anticorpi in grado di distruggere le cellule produttrici di insulina nei
bambini.

Fonte:
Knip M, Virtanen SM, Becker D, Dupré J, Krischer JP, Akerblom HK. Early
feeding and risk of type 1 diabetes: experiences from the Trial to
Reduce Insulin-dependent diabetes mellitus in the Genetically at Risk
(TRIGR). Am J Clin Nutr. Published ahead of print Jun 8, 2011.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21653795

4.4.11

Articolo di Repubblica.it

Articolo di Repubblica.it:

Mense, i genitori sul piede di guerra la class action finisce davanti al Tar - Milano - Repubblica.it
http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/04/03/news/mense_i_genitori_sul_piede_di_guerra_la_class_action_finisce_davanti_al_tar-14427923/

Articolo di Repubblica.it

Articolo di Repubblica.it:

Colorante caramello, un rischio è nascosto in molti alimenti - Repubblica.it
http://www.repubblica.it/salute/alimentazione/2011/04/02/news/caramello_un_rischio_nascosto_in_molti_alimenti-14417207/?ref=HREC2-6

26.3.11

Milano-Endine

Milano-Endine: 88km, 3h 18', decine di attraversamenti di paesi, media
27km/h, max 42.5kn/h.
il piisello e' tuttora insensibile (lo taglio!).
Devo cambiare sella (prendo quella divisa in due).
Mi si informicolano i piedi: cambio anche quelli...

1a gita con la Caad10

itinerario

13.3.11

new curcumin-hybrid compound - CNB-001 (from Medical News Today)

After Stroke, New Hybrid Drug, Derived From Common Spice, May Protect, Rebuild Brain Cells
Whether or not you're fond of Indian, Southeast Asian and Middle Eastern food, stroke researchers at Cedars-Sinai Medical Center think you may become a fan of one of their key spices.

Rassegna stampa nazionale - Ministero della Salute

IGF-1 - da www.my-personaltrainer.it


La somatomedina o IGF-1

La produzione locale di IGF-1 è molto importante perché molti effetti di questo ormone ricadono direttamente sulle cellule vicine (meccanismo paracrino). A livello muscolare esiste, per esempio, una isoforma di IGF-1 chiamata MGF (fattore di crescita meccanico). Il fattore di crescita insulino simile (IGF-1 insuline-like growth factor), conosciuto anche con il nome di somatomedina,  è un ormone di natura proteica con una struttura molecolare simile a quella dell'insulina. L'IGF-1 riveste un ruolo importantissimo neiprocessi di crescita del bambino e mantiene i suoi effetti anabolici anche in età adulta.
IGF1Questo potente ormone viene prodotto soprattutto a livello epatico, ma anche nei condrociti che regolano la sintesi dicartilagine, nei fibroblasti e in altri tessuti.
Una volta prodotto, L'IGF-1 viene liberato in circolo, dove si lega a speciali proteine chiamate IGF-BP (IGF-binding proteins o proteine di trasporto dell'IGF1). Queste sei proteine ne aumentano l'emivita plasmatica (da 10 minuti a 3-4 ore) prolungando così il tempo di permanenza dell'ormone in circolo.
L'IGF-1 ha attività insulino simile e promuove la proliferazione e la differenziazione cellulare, soprattutto a livello cartilagineo e muscolare (promuove l'attivazione delle cellule satellite). Le funzioni biologiche della somotomedina si svolgono sia con meccanismo autocrino che parocrino/endocrino a seconda che i tessuti bersaglio siano gli stessi che lo producono (autocrino) o altri (parocrino se raggiunge tali tessuti con il liquido extracelllare, endocrino se il fluido di trasporto è il sangue).
Come tutti gli ormoni di natura proteica anche l'IGF-1 ha bisogno di specifici recettori cellulari per espletare la propria azione. Tali recettori si concentrano soprattutto in alcuni tessuti come quello muscolare, osseo, cartilagineo, cutaneo, nervoso e renale. La loro attività è molto simile a quella dei recettori per l'insulina e non a caso, una piccola quota di somatomedina viene captata proprio dai recettori insulinici. Accanto all'IGF-1 sono state scoperte altre due proteine, chiamate IGF-2 ed IGF-3 con attività analoga all'IGF-1.

Molte azioni del GH sono mediate dall'IGF-1 e viceversa. Al contrario della somatotropina (GH) i livelli plasmatici di somatomedina sono relativamente costanti durante la giornata e non subiscono le fluttuazioni tipiche degli altri ormoni anabolici, secreti a ritmo circadiano(GH, testosterone).
Le concentrazioni di IGF-1 aumentano gradualmente nell'età infantile e nella pubertà , per poi calare nell'età adulta. Nei soggetti obesi, nonostante i livelli di GH siano ridotti i livelli di IGF1 rientrano nella norma. Deficit di IGF-1 e carenza o ridotta funzionalità dei suoi recettori, si riscontrano nei ritardi di crescita (nanismi), in casi di insufficienza epatica, nell'ipotiroidismo e nei diabetici.
Fisiologicamente i valori più bassi si riscontrano nell'infanzia e nella terza età . Tuttavia questo declino legato all'invecchiamento può essere prevenuto da un adeguato livello di attività fisica.
L'IGF-1 è dunque un potente fattore di crescita cellulare, un  ormone dalle forti proprietà anaboliche i cui meccanismi di azione non sono ancora stati completamente chiariti. A livello osseo, per esempio, stimola l'attività dei condrociti, le cellule deputate alla sintesi di nuova cartilagine e favorisce l'attività degli osteoblasti, aumentando il trofismo osseo.
Molti di questi effetti dipendono dall'interazione con il GH. Tale associazione aumenta la ritenzione dell'azoto (bilancio azotato positivo), stimola l'attività delle cellule satellite, favorisce lo smaltimento del tessuto adiposo in eccesso e  migliora la sintesi di DNA, RNA, collagene ed acido ialuronico, grazie allo stimolo sull'azione dei fibroblasti.
Attualmente la ricerca si sta concentrando sull'utilizzo di questo ormone nella cura di patologie come il diabete, l'osteoporosi, la distrofia muscolare ed il nanismo. Tali malattie sono infatti correlate a ridotti livelli plasmatici di IGF-1.

Aumentare la secrezione di IGF-1 in modo naturale

Come tutti gli altri ormoni anabolici, i cui effetti sono stati ampiamente dimostrati (DHEA, testosterone e GH), anche l'IGF-1 ha attirato l'attenzione di molti sportivi. Tuttavia il ridotto numero di studi sull'efficacia e sui possibili effetti collaterali di una somministrazione esogena e la relativa dipendenza da un ormone ben più studiato e popolare come il GH, hanno in parte smorzato l'entusiasmo per questo peptide.
A questa classe di ormoni viene infatti attribuita una serie impressionante di attività benefiche, a volte quasi miracolose, che trovano terreno fertile nel comune desiderio di raggiungere o mantenere bellezza, prestanza fisica, forza e giovinezza.
In attesa di studi che rilancino le proprietà di questo ormone e della nascita dei soliti integratori a presunta azione stimolante, vediamo qualche consiglio generale per aumentare la sintesi di IGF-1 in modo naturale.
igf1La maggior parte delle macchine costruite dall'uomo non migliora con l'uso, anzi, spesso e volentieri accade il contrario. Il nostro organismo però funziona diversamente e come sa benissimo chi frequenta il mondo delle palestre, più si usano i propri muscoli e più forti si diventa. D'altra parte, come sanno benissimo gli astronauti, se il muscolo non viene sollecitato con regolarità tende all'atrofia, ovvero ad un'involuzione delle sue caratteristiche di forza, elasticità e resistenza. Medesimo discorso può essere fatto per l'IGF-1.
Essendo un ormone anabolico, la sua massima stimolazione avviene durante esercizi ad alta intensità con forte produzione di acido lattico. Il bodybuilding sembra dunque l'attività più indicata per aumentare la secrezione e gli effetti benefici dell'IGF-1. Nello specifico il massimo stimolo si ottiene con allenamenti ad alta intensità che non superino i 45 minuti. Tale tipologia di allenamento può tuttavia essere praticata soltanto da atleti sani ed esperti, mentre è sconsigliata per diabetici, ipertesi, cardiopatici e per  chi soffre di seri problemi articolari. In questi casi sono più indicate attività di tipo aerobico come la corsa od il ciclismo che, pur avendo un'efficacia minore, contribuiscono senza dubbio a rallentarne il processo di invecchiamento.
Un'alimentazione ricca di proteine contribuisce a potenziare gli effetti dell'IGF-1 e per certi versi a stimolarne la secrezione, a patto che non si esageri con le dosi. Ricordiamo infatti che anche le proteine, se assunte in eccesso, affaticano inutilmente l'intero organismo. Le scorie prodotte, aumentando l'accumulo di tossine, favoriscono la deposizione di grasso e il decremento della massa muscolare, diminuendo l'efficienza dell'organismo. L'alimentazione dovrà quindi essere anche ricca di acquafibre e vitamine. I consigli proseguono a questo punto con le raccomandazioni di routine come l'astinenza da alcolici,droghe e fumo, l'osservanza del giusto periodo di riposo notturno e la riduzione dello stress.

IGF-1, DOPING E TUMORE

Elevati livelli ematici di questa proteina sembrano correlati ad un aumento del rischio di cancro. L'IGF-1 gioca infatti un ruolo importante, non solo nella crescita muscolare, ma anche nello sviluppo di cellule cancerose.
Come abbiamo visto la dieta e l'esercizio fisico influenzano in modo rilevante i livelli di IGF-1. Tali valori possono comunque subire un ben più rapido ed innaturale aumento in seguito all'uso di sostanze dopanti, con conseguente rischio di sviluppare alcuni tipi di tumori come quello alla prostata.

Immuni da cancro e diabete - di Agnese Codignola (il Sole 24 Ore)

Si è guadagnato molte pagine su riviste e siti internazionali l'ultimo studio pubblicato da Valter Longo su «Science Translational Medicine», non solo perché aiuta a comprendere meglio una rara malattia genetica che colpisce una popolazione dell'Ecuador, la sindrome di Laron, caratterizzata da bassissima statura, ma anche perché fornisce indicazioni sulla longevità e su malattie quali cancro e diabete, nonché una conferma indiretta ad anni di studi sperimentali. Valter Longo è un genovese trapiantato a Los Angeles, dove dirige il laboratorio di Gerontologia e biologia della Southern University. Studia condizioni che influiscono sulla durata della vita e ha dimostrato, su organismi che vanno dai lieviti agli animali, che chi ha meno Insulin-like Growth Factor-1 (Igf-1) perché sottoposto a una dieta con pochissime calorie o per specifiche mutazioni, vive molto più a lungo dei controlli, talvolta il doppio. Ebbene: anche gli ecuadoregni colpiti da sindrome di Laron, che provoca una delezione del recettore dell'ormone della crescita Gh, vivono più a lungo e sono virtualmente esenti da cancro e diabete. Il dato interessante è che l'effetto sul recettore del Gh si traduce in un drastico abbassamento dell'Igf-1, che sembra quindi essere una sostanza fondamentale tanto per lo sviluppo di tumori e diabete (come del resto suggerito da moltissimi studi degli ultimi anni), quanto per la durata stessa della vita.

12.3.11

Sale e pepe - Sondrio

www.ristorantesalepepe.it/

Inventario Italiano: da vedere

http://www.inventarioitaliano.it/

17.1.11

correree staminali muscolari...

(See attached file: Reduced Satellite Cell Numbers and Myogenic Capacity in
aging can be alleviated by Endurance Exercise.pdf)

28.11.10

Report NELLA NUOVA FATTORIA

Report NELLA NUOVA FATTORIA

mezza giornata a Bologna

LE STRADE DEI FORTI: PIEMONTE, VALLE D'AOSTA E LIGURIA

LE STRADE DEI FORTI: PIEMONTE, VALLE D'AOSTA E LIGURIA

Autore

Boglione Marco

Editore Blu Edizioni

Storia ed escursioni a piedi e in MTB lungo le strade militari dell'arco alpino dal Sempione alla Liguria, passando per la Valle d'Aosta


14.11.10

La Vera Bestia

Hearthlings


EARTHLINGS - Terrestri - è un documentario da vedere assolutamente sull'assoluta dipendenza dell'umanità dagli animali (usati come compagnia, come cibo, come vestiario, per divertimento e per la ricerca scientifica) ma illustra anche la nostra completa mancanza di rispetto per questi cosiddetti "fornitori non umani".

Il film è narrato dall'attore Joaquin Phoenix, candidato due volte al premio Oscar e vincitore di un Golden Globe nel 2006, e la colonna sonora è di Moby, artista acclamato dalla critica.

Attraverso uno studio approfondito svolto all'interno di negozi di animali, allevamenti di animali domestici, rifugi, ma anche negli allevamenti intensivi, nell'industria della pelle e della pelliccia, in quella dello sport e dell'intrattenimento, e infine nella professione medica e scientifica, EARTHLINGS usa telecamere nascoste e filmati inediti per tracciare la cronaca quotidiana di alcune delle più grandi industrie del mondo, che basano i loro profitti interamente sugli animali.

Potente e informativo, EARTHLINGS è un film che fa riflettere ed è finora il più completo documentario mai prodotto sulla correlazione tra la natura, gli animali e gli interessi economici degli umani. Ci sono molti film ben fatti sui diritti animali, ma questo li supera tutti.

Impossibile non vederlo almeno una volta nella vita. Illuminante.

Slaughterhouse - The Task of Blood

 La stragrande maggioranza delle persone che mangiano carne hanno scarsa conoscenza di come la carne arriva sul loro tavolo. Slaughterhouse - The Task of Blood rivela il quotidiano funzionamento di un mattatoio inglese e tenta di penetrare nella mente delle persone che vi lavorano. Questo film mostra il processo di produzione di carne, come gli animali vengono abbattuti, macellati e conservati in frigorifero prima di essere trasportati nei punti di vendita al dettaglio. Esso rivela l'atteggiamento e le dinamiche dei lavoratori nello svolgimento del loro impiego, i loro colleghi e spunti della loro vita. Il documentario della BBC ha vinto il premio BAFTA film-maker, Brian Hill.

Salmone... (ricetta di Andrea)

Per la crema:
2.5 h burro
1 uovo sodo
citruna pippuri (da Superpolo a Milano?)

Per il salmone:
salmone - filetto spinato con pelle sotto

Per il "tappeto verde"- proporzioni da usare a multipli :
2 di aneto secco
2 di sale
1 di zuccehro
pepe tritato

Mischiare e ricoprire il filetto di salmone, 24h prima, avvolgere in carta argentata doppia, frigo. Dopo 24h bucare carta e scolare acqua.

Fast Food Nation

29.8.10

Rientro dalle vacanze: dieta e niente fretta

Frutta lontano dai pasti
Verdura cotta
Limitare le fibre insolubili (legumi crusca cereali integrali)
Meglio le idrosolubili (carote mele prugne agrumi) che sono
antinfiammatorie e favoriscono la proliferazione della flora intestinale
buona
Evitare I cibi che stressano la digestione: caffe latte insaccati fritti
Attivita fisica

15.8.10

Sara' Eroica?

how to repair the palmers

http://www.yellowjersey.org/tubfix.html
http://www.sheldonbrown.com/brandt/tubular-repair.html

Vittoria normal cross, che sono leggermente piu' larghi e appena piu' scolpiti dei palmer tradizionali, ma sono praticamente indistruttibili, anche fuoristrada; non sono piu' in produzione - trovati da Guerciotti, zona Gorla. http://www.guerciotti.it/come_raggiungerci.htm

Togli il palmer dalla ruota, scolli il nastro interno (quello che va a contatto col cerchio), scuci (tagli) con le forbicine da sarto il filo che chiude il tubolare attorno alla camera d'aria (non attorno alla valvola) togli la camera d'aria, cerchi il foro e ci metti la toppa: non troppo grossa e spessa sennò fai fatica a ricucire e quando lo gonfierai sentirai la gobbetta, riponi la camera nel tubolare, prendi il filo (va bene quallo fine da calzolaio), ricuci per bene il tubolare con lo stesso disegno di prima senza lasciare rilievi, incolli il nastro interno.

da decathlon vendono palmer tra 11 e 13 euri

Stecca degli Artigiani, Milano (via Confalonieri 10, quartiere Isola)

Per la riparazione mi hanno insegnato così. Gonfio il tubolare e cerco la perdita. Poi con un morsetto e due placchette di legno chiudo la zona per esser sicuro che la perdita sia lì (teoricamente se nel punto del buco la camera d'aria è incollata alla copertura, l'aria potrebbe compiere qualche cm prima di uscire). A quel punto strappo delicatamente la fettuccia (che si rincolla con la stessa colla di riparazione o del lattice) per un 10, massimo 15 cm. Faccio un segno trasversale al tubolare con penna e righello così poi sono sicuro di far combaciare i due lembi della cucitura che vado a tagliare con un bisturi o una forbicina. Annodo il filo nel punto dei due tagli (così non si allarga la scucitura...) e procedo con la riparazione. Tiro fuori la camera d'aria, la giro per scoprire il lato dove c'è il buco ed eseguo la riparazione come una normale camera d'aria (spolvrando di talco alla fine, epr evitare incollaggi tra camera e copertura). Poi rimetto tutto a posto e ricucio con filo di cotone robusto (ottimo quello da tapezziere e da sartoria pesante, tipo quello di cotone robusto col quale si cuciono i sipari teatrali. La figata hi-tech è usare il filo interdentale...) cercando di riprodurre la cucitura originale, che di solito è di quella semplice che nelle sartorie teatrali chiamano "sopraggitto", utilizzando i buchi già presenti: bucare nuovamente indebolisce la copertura. Avendo indebolito complessivamente anche la cucitura è buona cosa sovrapporre la nuova cucitura a quella originale per alcuni buchi: se ho scucito insomma per 40 buchi, la nuova cucitura a mano sarà lunga almeno 50-60 buchi, raddoppiando quindi (per 5-10 buchi all'inizio e 5-10 buchi alla fine) la cucitura originale. Nodo all'inizio ed alla fine della cucitura, ça va sans dire, come quando si cuce un bottone. Mi raccomando l'ago: quello per riparare i calzini è troppo fine e fate fatica a lavorare, non fate gli sboroni con l'ago da calzoleio perchè allargate i buchi e quando tirate la cucitura il filo vi taglia la copertura!

8.8.10

Non importa

Non importa se rallenti
o sordo diventi
il ricordo oggi dimenticato
quando sarai mancato
non puo finire

28.7.10

I dispiaceri della carne

I dispiaceri della carne

23 luglio 2010⁠

Controlli insufficienti. Allevamenti lager. Macellazioni clandestine. Ampio
uso di farmaci. È allarme per quanto riguarda la qualità della carne che
finisce sulle tavole degli italiani.

Di certo questo articolo farà riflettere chi la carne la consuma e magari
ignorava cosa c'è diestro a quella bistecca che hanno appena mangiato, ma
non sconvolgerà di certo chi ha scelto di non consumare carne cosciente non
solo delle ragioni sociali e di salute che sono affrontate in questo
articolo  ma anche delle ragioni etiche che stanno dietro al rifiuto di
carne e derivati.

Non restiamo sconvolti davanti a dei dati che conoscevamo già, davanti a
quelle che non suonano come rivelazioni ma come un elenco di mali che
ruotano attorno all'industria della carne, con conseguenze immediate sugli
animali e sui consumatori.

Questo è la carne.

E molto di più. Che vogliate rendervene conto o meno, con questo avete a
che fare ogni volta che ne consumate, con uno dei più grandi affari
economici della storia con buona pace degli allevatori, con infinite
torture inflitte agli animali e conseguenze anche per l'uomo e il suo
ambiente.

Fonte: L'Espresso – 22 luglio 2010 – Articolo di R.Bocca

Nel piatto c'è un filetto al sangue. O una costata di maiale. O un pollo al
forno che aspetta di essere divorato. La forchetta è già a mezz'aria quando
si affaccia un dubbio: ma in che percentuale, la carne macellata in Italia,
viene controllata dai veterinari pubblici? Insomma: quanto possiamo essere
certi che, nel cibo che stiamo mangiando, non siano contenute sostanze
tossiche o comunque pericolose?

La prima risposta arriva da Francesca Martini, sottosegretario alla Salute:
"Il consumatore italiano può stare tranquillo", garantisce, "la sicurezza
della filiera alimentare è assoluta, anche per la carne. Tutti gli standard
europei vengono rispettati. I nostri veterinari sono un esempio di
professionismo. Dunque non c'è da preoccuparsi". O meglio: non ci sarebbe,
se non si intrecciassero i dati dell'anagrafe nazionale bovina, dell'Istat
e dell'Unione nazionale avicoltura con le statistiche del Piano nazionale
residui, il programma ministeriale "di sorveglianza sulla presenza, negli
animali e negli alimenti di origine animale, di residui di sostanze
chimiche che potrebbero danneggiare la salute pubblica".

Da questo intreccio di analisi escono numeri poco entusiasmanti, scenari
poco popolari. Nel 2009, ad esempio, la percentuale dei controlli sui
bovini macellati (in tutto 2 milioni 949 mila 828) ha riguardato 15 mila
803 capi, ed è stata pari allo 0,5 per cento. Dei 13 milioni 616 mila 438
suini macellati, invece, i veterinari ne hanno controllati 7 mila 563, cioè
uno striminzito 0,05 per cento. E ancora meno sono stati controllati gli 11
milioni 740 mila quintali di volatili macellati (tra polli, tacchini, oche
e quant'altro), con un totale di 4 mila 316 verifiche e il record negativo
dello 0,03 per cento (inferiore agli standard imposti dalle direttive Ue).

"Il settore delle carni è una polveriera, ne paghiamo ogni giorno le
conseguenze, ma nessuno ha interesse a sollevare la questione", dice Enrico
Moriconi, presidente dell'Associazione veterinari per i diritti animali
(Avda). Un problema di prima grandezza, considerando che lo scorso anno gli
italiani hanno consumato in media 92 chili di carne a testa, e che per il
presidente di Assocarni Luigi Cremonini "i consumi sono destinati a
crescere". Eppure l'opinione pubblica è serena: "La gran parte della
popolazione continua a non chiedersi cosa può nascondere una bistecca",
sostiene Moriconi: "Al massimo si agita quando scoppiano episodi di
straordinaria gravità: come l'influenza aviaria nel 1999 e 2002, la
cosiddetta mucca pazza nel 2001, o le carni suine irlandesi contaminate
dalla diossina nel 2008".

Emergenze che la sanità italiana ha affrontato senza sbandamenti, va
riconosciuto, adeguandosi velocemente ai protocolli internazionali. Ma la
comune origine di questi allarmi è rimasta identica: "Una zootecnia suicida
basata sugli allevamenti intensivi", la chiama Roberto Bennati,
vicepresidente della Lega antivivisezione (Lav). "Una strategia industriale
che, partita dagli Stati Uniti nel dopoguerra, è arrivata in Europa
travolgendo regole e tradizioni".

Anno dopo anno, ettaro dopo ettaro, al posto dei pascoli si sono imposti
capannoni "dove gli animali vivono in condizioni di sovraffollamento,
immersi nell'inquinamento dei loro stessi escrementi (pregni di ammoniaca
per i bovini, e metano per il pollame), con limitate possibilità di
movimento e reiterati bombardamenti farmacologici". Non importa che anche
la Food and agricolture organization, a nome delle Nazioni Unite, definisca
queste strutture "un vivaio di malattie emergenti". Malgrado la crisi,
l'industria italiana delle carni nel 2009 ha fatturato 20,5 miliardi di
euro. Ed è una cifra che colpisce, oltre che per dimensioni, per il
confronto con la quantità di bestiame che muore all'interno delle nostre
aziende zootecniche. "Nel 2008″, documenta la Lav, "sono morti in Piemonte
20 mila 700 bovini allevati. In Veneto sono arrivati a quota 24 mila 433.
In Emilia Romagna ne hanno contati 18 mila 217 e in Lombardia 67 mila 996.
È accettabile questo cimitero? E chi può dire, in buona fede, che non
bisogna allarmarsi?".

Discorsi scivolosi, comunque li si prenda. Non soltanto nel campo dei
bovini, e non solo sul fronte della salute in senso stretto. Dice Nino
Andena, presidente dell'Associazione italiana allevatori (Aia): "Siamo
arrivati al punto che stanno meglio gli animali negli allevamenti, che gli
esseri umani nelle loro case…". E verrebbe da credergli, tanta è la
disponibilità con cui presenta la zootecnia moderna. Ma poi uno arriva a
Colombaro di Formigine, provincia di Modena, e trova una realtà come quella
della Società agricola Colombaro. "Qui cresciamo 20 mila suini", mostra
stalla per stalla il titolare Domenico Bellei. E non è un bello spettacolo:
ecco cinque maialini schiacciati, durante lo svezzamento, in ogni metro
quadro; eccone altri quattro in un metro quadro tra i 70 e i 180 giorni di
vita; ecco, ancora, gli 80 centimetri pro capite nei quali si trovano i
suini all'ingrasso. E mentre una fila di bestie urlanti sale sul rimorchio
che le porterà a diventare porchetta, Bellei fa un ragionamento schietto:
"Anche noi preferiremmo allevare maiali con altri criteri, più rispettosi
del loro benessere. Ci abbiamo pure provato, ma prevalgono le esigenze
commerciali. Così rispettiamo le regole ed evitiamo le ipocrisie: se gli
italiani pretendono l'etica da noi allevatori, accettino che i prodotti
siano più cari. Altrimenti è soltanto teoria…".

Parole condivisibili, per certi versi: ma anche incomplete. C'è molto
altro, infatti, da dire sull'esistenza intensiva dei maiali. Per esempio
che i tecnici dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa),
hanno presentato nel 2009 un'indagine sulla salmonella nei suini da
riproduzione. E il risultato, accolto dal silenzio pneumatico dei mass
media, è che il batterio risulta presente nel 51,2 per cento degli
allevamenti italiani (superati dalla Spagna con il 64 per cento, l'Olanda
con il 57,8, l'Irlanda con il 52,5 e il Regno Unito con il 52,2). "Quanto
basta per ribadire che la carne, fuori e dentro l'Italia, è un vettore di
rischio", dice la biologa Roberta Bartocci.

E lo scenario non cambia, aggiungono gli animalisti, spostandosi dai suini
al pollame. "Sempre l'Efsa", spiegano, "ha concluso uno studio sulle
carcasse dei polli da carne, e la scoperta è che nel 2008 il 49,6 per cento
dei campioni italiani era affetto da campylobacter (un batterio che, in
caso di cottura non completa della carne, può provocare forti dolori
addominali, febbre e diarrea), mentre il 17,4 mostrava tracce di
salmonella".

"La verità", segnala il responsabile dell'Unità operativa igiene degli
allevamenti piemontesi Gandolfo Barbarino (membro anche delle commissioni
ministeriali per il farmaco veterinario e i mangimi), "è che nel settore
carni ci vorrebbe più trasparenza". A partire dal famoso Piano nazionale
residui, che dovrebbe individuare le sostanze illegali somministrate al
bestiame per prevenire i malanni e velocizzarne la crescita. "Nel 2009″,
racconta Barbarino, "su 33 mila 552 campioni analizzati, è risultato
positivo appena lo 0,22 per cento. Ma non c'è da festeggiare. Il problema è
che i riscontri si basano sulle analisi chimiche di fegato, carni, sangue e
urine. E chi pratica il doping, in questo campo, ha raggiunto livelli di
tale raffinatezza da sfuggire ai controlli".

Per i bovini la procedura è semplice e rigorosa, spiega un allevatore
campano dietro promessa di anonimato: "Prima di tutto i trattamenti
avvengono il venerdì, perché nel fine settimana i dopanti fanno in tempo a
diventare invisibili". Si tratta di cocktail che contengono "dieci, dodici
sostanze proibite: in dosi ridotte ma con effetti esplosivi". Nei primi due
mesi, prosegue l'allevatore, "per far crescere alla svelta gli animali si
dà estradiolo con testosterone o nandrolone. Poi si passa ai beta agonisti,
che favoriscono la diminuzione del grasso, fino alla vigilia della
macellazione. E nell'ultimo periodo, utilizziamo i cortisonici per
aumentare la ritenzione idrica e definire al massimo la massa muscolare".
Tutto con la certezza dell'impunità totale, precisa: "Perché è vero che ci
sono i controlli, ma altrettanto vero è che pochi veterinari hanno voglia
di discutere con la camorra".

Anche per questo, spiegano gli addetti ai lavori, non bastano i 6 mila 500
veterinari in forza alle pubbliche amministrazioni (dei quali 5 mila 787
nelle Aziende sanitarie locali) a garantire la sicurezza delle carni
italiane.

"Il malaffare e l'opacità mettono a dura prova qualunque sorveglianza",
dice il biologo Pierluigi Cazzola, responsabile a Vercelli dell'Istituto
zooprofilattico sperimentale (Izs). Basti pensare al documento riservato, e
non ufficiale, che il ministero della Salute ha discusso il 19 maggio con
esponenti dei carabinieri, dell'Istituto di zooprofilassi e dell'Istituto
superiore di sanità. "Al centro dell'attenzione, c'era la tabella del
ministero con i farmaci prescritti agli animali d'allevamento", spiega un
testimone. "In particolare, si è chiesto alle Regioni di specificare quante
volte nel 2009 i veterinari avessero legalmente permesso agli allevatori di
utilizzare sostanze delicate per la salute animale (e quindi umana) come
gli ormoni. "L'esito, poco credibile, è che in Emilia Romagna su 46 mila
383 prescrizioni ordinarie non è risultato nessun caso. Idem per la
Sicilia, su un totale di 9 mila 641 prescrizioni. Per non parlare di
Lombardia, Liguria, Campania, Calabria, Basilicata, Veneto, Friuli e
Sardegna, che scaduti i termini di consegna non avevano ancora inviato i
dati".

In questo clima, viene da pensare, tutto è possibile: non solo dentro i
capannoni intensivi, ma anche nei pascoli di montagna. Raccontano gli
allevatori abruzzesi onesti, ad esempio, che le loro parti non sono esenti
da illegalità: "Si tratta", spiega uno di loro, "delle marche auricolari, i
sigilli che per gli animali equivalgono a carte d'identità". Un tempo erano
targhe metalliche, difficilmente trasferibili da una bestia all'altra.
"Oggi invece sono di plastica, si staccano senza problemi, e vengono
applicate alle bestie straniere, importate di nascosto ed escluse dal
circuito sanitario". Oppure, dice un altro allevatore, "c'è chi le marche
auricolari non le mette proprio, allevando anche animali malati". E non
sono notizie per sentito dire. Per verificarlo basta salire fino ai pascoli
di Pratosecco, sopra al comune di Camerata Nuova, e osservare un branco di
circa 300 vacche. La maggioranza dei capi, va sottolineato, ha regolari
marche. Altri, invece, no. "Il problema è capire di chi sono questi
animali", spiega Massimiliano Rocco di Wwf Italia, presente al sopralluogo,
"e poi catturarli: tracimano ovunque, dai prati ai boschi, in un circuito
di illegalità che parte dall'estero e arriva al nostro territorio".

Certo: non sbaglia François Tomei, direttore di Assocarni, quando sostiene
che nel suo settore "il numero di controlli ufficiali in Italia è superiore
a quello di qualsiasi altro Paese". E fa bene a ricordare che "la filiera
italiana ha un prodotto con caratteristiche organolettiche e nutrizionali
particolarmente elevate". Ma non è ancora sufficiente, a chiudere il
discorso: "A tutelare i consumatori, sarebbe utile anche un'Agenzia per la
sicurezza alimentare", dice la senatrice Colomba Mongiello (Pd), "ma il
governo ha pensato di inserirla tra gli enti inutili". Ora, spiega, si è
arrivati a una probabile retromarcia, ma se anche l'Agenzia dovesse partire
mancherebbero gli indispensabili decreti attuativi: "La sensazione è che,
in un Paese che mal tollera i controllori, non sia un ritardo casuale".
Quanto al fronte estero, e al rischio che i nostri confini siano
attraversati da bestiame malato, o in ogni caso fuori controllo, è utile
leggere i regolamenti comunitari. Soltanto così, infatti, si apprende che
in Europa i controlli spettano alle nazioni che esportano bestiame, mentre
gli Stati riceventi possono giusto svolgere "controlli per sondaggio e con
carattere non discriminatorio". Un obbligo che limita l'eccellente rete dei
nostri Uffici veterinari per gli adempimenti degli obblighi comunitari
(Uvac) e dei Posti di ispezione frontaliera (Pif). "Ma soprattutto",
commentano i veterinari, "fa guardare con sospetto al lungo elenco di
nazioni che non segnalano alcuna positività delle loro bestie alle sostanze
proibite". Tra queste, recita la tabella disponibile del 2007, Bulgaria,
Danimarca, Estonia, Finlandia, Ungheria, Irlanda, Lussemburgo, Romania,
Slovenia, Repubblica slovacca e Svezia.

Da qui, il baratro delle macellazioni clandestine. "Di recente", dicono al
Wwf Italia, "è arrivato sui nostri tavoli un dettagliatissimo documento sul
ciclo illecito degli scarti di macellazione in Campania, Basilicata e
Puglia". Quattro pagine anonime in cui si spiega come pezzi di animali a
rischio non vengano eliminati dopo la macellazione, ma rientrino nel
sistema alimentare sotto la guida di organizzazioni criminali. Un'ipotesi
da approfondire, anche perché in linea con quanto accaduto in Italia nel
2009. Lo scorso febbraio, per dire, il Nucleo anti sofisticazioni dei
carabinieri (Nas) ha sequestrato 18 tonnellate tra carne e prodotti di
origine animale: non solo trovati in pessimo stato di conservazione, ma
privi della bollatura sanitaria. "Nell'occasione", hanno scritto le agenzie
di stampa, "sono stati individuati 102 centri di macellazione clandestina,
con 113 persone denunciate per il mancato rispetto delle norme igieniche e
la non corretta tenuta dei capi animali da parte degli allevatori".

Ecco perché non stupisce una comunicazione riservata del Nucleo
agroalimentare e forestale (Naf), nella quale si spiega che "le
macellazioni clandestine interessano (in Italia, ndr) circa 200 mila
bovini, che spariscono ogni anno dagli allevamenti ad opera della
malavita". Non c'è controllo che tenga. Non c'è multa che scoraggi. I
dispiaceri della carne abbondano, anche se nessuno pare allarmarsi. "Per
questo", dice Walter Rigobon, membro della segreteria nazionale di
Adiconsum (Associazione in difesa di consumatori e ambiente), abbiamo
stretto un accordo in provincia di Treviso con il consorzio Unicarve e i
supermercati Crai". Di fatto, spiega, "garantiamo ai consumatori carne che
abbia una tracciabilità totale: dalla nascita dell'animale fino al banco
vendita". L'iniziativa si chiama "Scrigno della carne": "Perché la salute è
un bene prezioso", dice Rigobon. Anche più del business.
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