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“Vi racconto come ho trascorso il mio Natale su Marte” - l'Espresso

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"Vi racconto come ho trascorso il mio Natale su Marte"

Chiara ha 28 anni, è siciliana e fa l'ingegnere aerospaziale in Germania. E' l'unico europeo ad aver fatto parte del programma MDRS (Mars Desert Research Station) che simula la vita su Marte. Ecco come è andata

di Chiara Cocchiara*
06 gennaio 2016


Chiara Cocchiara Mi chiamo Chiara Cocchiara, ho 28 anni, sono siciliana e faccio l'ingegnere aerospaziale dopo tre lauree specialistiche conseguite in Italia, Francia e Svezia. Attualmente lavoro a Darmstadt, in Germania, presso EUMETSAT (European Organization for the Exploitation of Meteorological Satellites), centro di operazioni spaziali per satelliti meteorologici, e il mio ruolo è di System Engineer. Il mio sogno è di diventare un astronauta.

Nel 2015 ho vinto un premio come Innovators Under 35 sezione Italia, conferitomi dal Massachusetts Institute of Technology (MIT). Uno dei miei obiettivi è anche quello di diffondere la cultura spaziale fra le nuove generazioni e sono Visiting Professor presso l'università di Wuerzburg in Germania e a Palermo, dove tengo un seminario su operazioni satellitari.

Vita su Marte, la simulazione

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Nel 2014 ho partecipato alla International Astronautical Congress (IAC) a Toronto, in Canada. Qui ho avuto la possibilità di assistere a lezioni su astronauti e simulazioni, e sono entrata in contatto con esponenti della NASA. In particolare sono venuta a conoscenza del progetto HI-SEAS, condotto dalla NASA alle Hawaii, che simula la vita su Marte quando l'uomo sarà arrivato a colonizzare il pianeta. La NASA mi ha poi contattata direttamente per assumermi con un contratto annuale per potere partecipare come ingegnere dell'equipaggio (Crew Engineer) per una missione che sarebbe durata un anno (e che è ancora in corso). Tuttavia, questo avrebbe significato rinunciare a diverse altre cose che erano in ponte nella mia vita. Ho dunque rinunciato all'offerta della NASA, e ho invece presentato tre progetti alla Mars Society, la quale, anche in collaborazione con la NASA, conduce esperimenti simili, ma con rotazioni di due settimane. La selezione si basa prevalentemente sulle caratteristiche fisiche e psicologiche della persona come sulle sue competenze lavorative. Così mi è arrivata la notizia che avrei fatto parte di un 'equipaggio' come Crew Engineer: dal 12 al 27 Dicembre presso MDRS (Mars Desert Research Station). Avrei passato il Natale su Marte!

Il mio equipaggio era composto da sei persone per la prima settimana e quattro la seconda. Uno degli esperimenti che abbiamo fatto, è stato simulare la perdita del comandante, del suo vice e di un altro membro dell'equipaggio. Abbiamo studiato gli effetti psicologici sul gruppo. Ciò che ha sorpreso maggiormente è stato il fatto che i membri "scomparsi" mancavano al resto dell'equipaggio in quanto persone fisiche e non nei ruoli che coprivano. Il gruppo rimanente si è ritrovato solo, ed è stato come dover ricominciare da zero. Dal punto di vista tecnico, la simulazione ha tuttavia dimostrato che una selezione accurata dell'equipaggio comporta che, anche di fronte alla perdita dei ruoli di comando, l'equilibrio dei rimanenti membri non risulti alterato. Per risolvere l'imprevisto abbiamo deciso di effettuare una "rotazione di comando", ovvero ogni due giorni ognuno di noi associava al proprio ruolo anche quello di comandante.

La giornata ha un calendario ben preciso. Uno dei membri è designato come colui che cucina per quella giornata, e si occupa di colazione pranzo e cena, così come di pulire i piatti. Lui/lei, si sveglia alle 7:30. Per tutti gli altri la sveglia è alle 8. Dopo la colazione il comandante fa il riassunto delle attività programmate per la giornata. Alle 10 ci si divide in due gruppi: metà dell'equipaggio esce per le EVA (Extra Vehicular Activities); gli altri restano all'interno dell'Hab (abitacolo).

L'equipaggio che esce per l'EVA, deve essere munito di tuta spaziale con Ossigeno, e considerare che l'ossigeno ha una durata di sole due ore, che determina dunque il tempo della missione esterna. Uno dei membri che rimane all'interno ha il ruolo di HabCom, ovvero di colui che comunica con i membri in EVA. La procedura per l' EVA inizia con la preparazione dei membri che indossano le tute spaziali. Dopo di che si chiede il permesso per entrare nell'air-lock: una piccola stanza che separa l'Hab dall'esterno e dove sostiamo per tre minuti durante la fase di decompressione. Alla fine dei tre minuti l'HabCom dà il permesso di uscire all'esterno.

I progetti che abbiamo realizzato sono diversi. Io mi sono presa cura di un Rover della NorCal finanziato dalla NASA. Il Rover è stato prima testato all'interno dell'abitacolo, in un secondo momento durante una EVA ho chiesto ai miei colleghi di portare all'esterno il Rover che è connesso con un Wifi ad un computer e un joystick. Ho potuto dunque testare le capacità del Rover, in termini di velocità, di inclinazione che riusciva a sopportare, e la telecamera che aveva una rotazione di 360gradi anche in alto e basso.

Durante la simulazione ho potuto testare anche due tipi diversi di tuta spaziale, confrontato i pregi e i difetti di entrambe, annotando i possibili miglioramenti. Uno dei problemi principali era l'appannaggio del casco, che abbiamo risolto con un metodo semplice, che è anche quello usato dai sub, ovvero di usare uno shampoo per bambini, per pulire il vetro all'interno, prima di indossarlo.

Ogni mattina si effettuavano poi gli "Engineering Checks", ovvero quei controlli delle risorse principali che erano acqua, gas e propano. L'acqua era la risorsa che preoccupava di più in assoluto. È stato fatto un calcolo per cui era possibile una sola doccia al giorno di soli 3 minuti, dunque i membri ruotavano, e abbiamo visto che con sette membri (che era l'equipaggio della prima settimana), toccava una doccia a settimana per ogni membro. Per lavare i piatti invece era disponibile un solo gallone di acqua al giorno che doveva bastare per colazione, pranzo e cena. Un altro nodo importante era il gabinetto. Abbiamo stabilito che per risparmiare acqua, se era solo "Level 1" (pipì) non avremmo scaricato l'acqua, altrimenti era possibile scaricare. Ci siamo accordati per non buttare la carta igienica nel gabinetto per evitare rischi di otturazione (in una missione precedente è successo ed è stato necessario utilizzare poi sacchetti di plastica).

Abbiamo poi tenuto una lezione con la Open University inglese, rispondendo ad una serie di domande poste dagli studenti. A me hanno chiesto quali erano gli effetti della pressione atmosferica marziana sul corpo umano, e quanto ci avremmo messo per ossigenare l'atmosfera del pianeta rosso. Senza entrare nei dettagli, la pressione è di circa l'1% di quella terrestre. L'effetto di una esposizione non protetta è che tutti i liquidi sul nostro corpo immediatamente evaporerebbero, compresi quelli dei polmoni con soffocamento immediato. Oltre, ovviamente, a una serie di danni "collaterali": rottura dei timpani ed esplosione degli occhi. Circa l'ossigenazione dell'atmosfera, il primo passo sarebbe quello di aumentare la temperatura, provocando l'effetto serra, e questo potrebbe essere fatto immettendo fluoro-carburi nell'atmosfera. In questo modo potremmo sciogliere il ghiaccio sulla superficie che evaporerebbe immediatamente e rilascerebbe ossigeno. A questo punto potremmo raggiungere una temperatura ancora non adatta all'uomo ma adatta alle piante, le quali a loro volta produrrebbero ossigeno. Così facendo è stato calcolato che dal momento dell'inizio dell'immissione di fluoro-carburi, sarebbero necessari circa 10.000 anni per potere abitare sul suolo marziano senza l'utilizzo di tute spaziali.

Dal punto di vista psicologico, non abbiamo notato grandi variazioni del comportamento fra i membri dell'equipaggio, se non nel giorno di passaggio dalla prima alla seconda settimana con la perdita dei tre membri. Solo per un paio di noi il giorno di Natale è stato un po' particolare. Io ho registrato un video durante una EVA per mandarlo ai miei familiari. Ma poi ce la siamo cavata organizzando un "Natale Italiano", con giochi di carte e cottura della pizza fatta in casa!

Ovviamente i cibi erano tutti disidratati. La cosa più divertente è stata la preparazione della salsa per la pizza. Ho utilizzato una polvere di pomodoro, dei pezzetti di pomodoro disidratato e una lattina di zuppa di pomodoro. Con l'aggiunta di zucchero e bicarbonato, sono riuscita a preparare una salsa che è riuscita a soddisfare i palati americani. Come condimento ho re-idratato anche patate e funghi. Insomma, su Marte bisogna arrangiarsi, ma non si muore di fame.

Anche internet è limitato: solo 500 MB al giorno che devono assolutamente essere disponibili fra le 19:00 e le 21:00 per le comunicazioni con il Supporto della missione "da Terra", cui dovevamo riferire tutte le attività e i problemi riscontrati durante la giornata. Dunque per l'intera giornata non abbiamo utilizzato cellulari e computer. All'inizio è stata un po' dura, ma poi ci siamo resi conto di quante cose si fanno quando si è lontani dalla connessione 24 ore su 24 dai social network e tutto il resto.

MDRS è stata per me un'esperienza di vita oltre che professionale. Sono onorata di aver rappresentato l'Italia e l'Europa in questo equipaggio. Sono tornata "sulla Terra" convinta che non si debba mai smettere di rincorrere i propri sogni: lottare per realizzarli e ciò che ci rende felici.

*Chiara Cocchiara è ingegnere spaziale. Ha partecipato, come unico membro europeo, alla missione Mars Desert Research Station (MDRS)
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