21.11.15

Se neanche il Parlamento sa in quali mani finiscono le armi italiane (e in quali guerre) | Claudio Paudice

Se neanche il Parlamento sa in quali mani finiscono le armi italiane (e in quali guerre) | Claudio Paudice

In quali mani finiscono le armi italiane? E per combattere chi? Se non conoscete la risposta, consolatevi: nemmeno i parlamentari italiani la conoscono. Associazioni come Amnesty International, Opal e Archivio Disarmo da tempo chiedono al Governo maggiore trasparenza sulle armi esportate da aziende italiane. L'argomento è piuttosto complesso e il governo, che ogni anno è tenuto a presentare una relazione al Parlamento (comprensiva anche di singoli rapporti dei ministeri), non aiuta a risolvere i numerosi dubbi su un traffico legale che presenta però diverse ombre.

Il governo, in base alla legge 185/90 del governo Andreotti e alle modificazioni apportate nel 2012, ogni anno presenta i dati sulle esportazioni di armamenti: faldoni di pagine, più di mille, che però tacciono alcuni dati fondamentali oppure li presentano in maniera confusa. Tanto che le associazioni e Ong rimpiangono la "chiarezza" di Giulio Andreotti.

"L'Italia intesa come Paese non fa affari con chi finanzia l'Isis. Che ci siano imprenditori che fanno affari in quei Paesi mi sembra del tutto doveroso", ha detto il premier Renzi in un'intervista a Sky Tg24. Doveroso o meno, il Governo è tenuto a vigilare e a rilasciare autorizzazioni alle esportazioni rispettando alcuni vincoli e a negarle nel caso:

"manchino adeguate garanzie sulla definitiva destinazione dei materiali", oppure "nel Paese di destinazione la politica delle autorità governative risulti in contrasto con i principi dell'art. 11 della Costituzione Italiana". O ancora "in un Paese vengano perpetrate, da parte dei relativi governi, gravi violazioni delle Convenzioni internazionali in materia di diritti dell'uomo, accertate dai competenti organi delle Nazioni Unite o dell'Unione Europea".

Relazione governo Andreotti del 9 maggio 1991

andreotti

Sono prescrizioni stabilite dalla legge 185/90 che fa da caposaldo in materia. Ma i vincoli che presenta la legge possono essere aggirati. Con le modifiche introdotte dal Decreto legislativo 105/2012, il MEF non è più tenuto ad autorizzare le operazioni bancarie relative alle esportazioni, ma deve solo comunicarle al Ministero degli Esteri. Ed è proprio nella relazione del Mef che sorgono i maggiori dubbi delle associazioni. Nelle tabelle esplicative sono infatti riportati molti dati ma senza essere in collegamento tra loro. Tradotto: si può risalire al valore delle autorizzazioni per ogni singola azienda che opera nel commercio delle armi, così come alla quantità e il tipo di sistemi militari venduti, e anche quali paesi ne sono i beneficiari. Ma il dato dettagliato che mette insieme quantità e tipo di sistemi di armamento venduti, valore in euro, azienda venditrice e Paese destinatario, non c'è. Secondo Giorgio Beretta dell'Opal (Osservatorio Permanente Armi Leggere), si tratta dell'informazione "fondamentale per il controllo, da parte del Parlamento, delle transazioni bancarie: è come presentare una serie di numeri senza alcun punto di riferimento". Nella tabella che analizza le transazioni per le singole aziende, ad esempio, la colonna "Utilizzatore finale" è completamente vuota.

Relazione Mef 2015

mef

Molte di queste aziende hanno una partecipazione indiretta dello Stato attraverso la holding Finmeccanica (Agusta Westland, Selex, Alenia Aermacchi). Tra i destinatari delle armi ci sono Paesi come Arabia Saudita, Emirati Arabi, Qatar e Kuwait, ovvero gli Stati sunniti del Golfo Persico che da anni stanno conducendo una guerra di potere, a tratti oscura, contro le potenze sciite in Medioriente. Il coinvolgimento saudita nella repressione della rivolta (sciita) houthi in Yemen è documentata. Non solo: anche se i Paesi del Golfo hanno dichiarato guerra all'Isis, sono accusati di aver finanziato in chiave anti-sciita, almeno in un primo momento, i miliziani guidati da Al-Baghdadi come altre organizzazioni terroristiche, sebbene si tratti non di aiuti governativi ma di donazioni di privati residenti in quelle aree. Secondo il Washington Institute for Near Policy, l'Isis ha ricevuto 40 milioni di dollari negli ultimi due anni da Kuwait, Qatar e Arabia Saudita. Il vicepresidente Usa Joe Biden in un'intervista alla Cnn lo ha riconosciuto, creando un caso diplomatico e costringendo la Casa Bianca alle pubbliche scuse, qualche mese fa: "Il nostro più grande problema sono i nostri alleati in Medio Oriente. Hanno riversato centinaia di milioni di dollari e migliaia di tonnellate di armi su chiunque combattesse contro Assad, a parte il fatto che le persone rifornite erano elementi di Al-Nusra, al-Qaeda e estremisti jihadisti provenienti da altre parti del mondo".

Relazione 2015, Esportazione definitiva: autorizzazioni rilasciate nel periodo 01/01/2014 - 31/12/2014 per operatori

relazione

In questo senso, il ruolo di controllo del Parlamento sull'uso delle armi italiane è fondamentale e soprattutto regolato dalla legge. Dove finiscono i nostri missili, siluri, razzi, munizioni, elicotteri, veicoli di terra, aerei e strumenti accessori o necessari all'assemblaggio? L'industria italiana per la difesa è presente nel mercato dell'area mediorientale e il valore delle operazioni autorizzate nel 2014 verso quei Paesi ha registrato un aumento del 4,5% rispetto al 2013 (740 milioni di euro nel 2014 a fronte dei 709 milioni nel 2013).

Nella relazione annuale 2014 al Parlamento italiano viene spiegato che gli uffici dei ministeri (in particolare l'Uama della Farnesina) per quanto riguarda le esportazioni extra-Ue sono tenuti a controlli, oltre che sulla partenza e sull'arrivo dei materiali, anche "sull'uscita dei citati materiali dal territorio nazionale". Tuttavia il notevole rigore previsto dalla legge "va a confrontarsi con una non sempre univoca rispondenza delle autorità locali". Con le modifiche apportate alla 185/90 nel 2012, è stata "introdotta una nuova norma che permette di contrastare il finanziamento del terrorismo internazionale e l'attività di Stati che minacciano la pace e la sicurezza internazionale". Infine, con l'adesione dell'Italia all'intesa di Wassenaar (Wassenaar arrangement), 41 Paesi tra cui l'Italia si impegnano a limitare l'accumulo destabilizzante di armamenti convenzionali in determinate aree a rischio, nonché "i rischi di diversione e riesportazione non autorizzata dei materiali".

Si ritorna così al discorso della trasparenza. E l'Italia non fa eccezione nemmeno in ambito europeo, pur facendo parte del COARM (Gruppo "Esportazioni di armi convenzionali") e avendo aderito alla Posizione Comune 2008/944/PESC del Consiglio Europeo che definisce le norme comuni per il controllo delle esportazioni di armi. L'articolo 5 stabilisce:

Le licenze sono concesse solo in base a informazioni preliminari affidabili sulla destinazione finale nel paese di destinazione finale. Perciò in generale saranno necessari il certificato di destinazione finale o la documentazione adeguata attentamente verificati e/o una qualche autorizzazione ufficiale rilasciata dal paese di destinazione finale. Nell'esaminare le domande di licenza di esportazione di tecnologia o attrezzature militari per la produzione in paesi terzi, gli Stati membri tengono conto in particolare dell'uso potenziale del prodotto finito nel paese di produzione e del rischio che esso possa essere sviato o esportato a un utilizzatore finale non accettabile.

Per questo chi ha aderito alla Posizione Comune invia una relazione annuale al Consiglio che viene pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell'Ue. Quella diffusa a marzo 2015, l'ultima, fa riferimento ai dati sulle esportazioni del 2013. Tuttavia, già nell'introduzione, viene specificato che "le statistiche vengono compilate differentemente da ogni Stato membro: non è usato uno standard uniforme". Sul valore in euro delle esportazioni, ad esempio, ci sono alcuni Paesi che non forniscono i dati mentre Italia e Francia "riportano solo i valori dei totali". Risulta, ancora una volta, difficile risalire al valore delle singole transazioni verso determinati Paesi.

ue

L'Italia però si distingue sul fronte della trasparenza: sempre nella relazione europea, alla Tabella C si fa riferimento allo stato di attuazione nei Paesi membri della legislazione o norme amministrative per l'adesione alle Posizioni Comuni 2003/468/PESC e 2008/944/PESC: i campi relativi all'Italia sono vuoti. O meglio, si legge: "Una nuova bozza di legge è in preparazione e includerà anche le posizioni comuni europee". Il senso della trasparenza dell'Italia emerge anche dalla Tabella E, dedicata ai siti web dei singoli Paesi dove possono essere recuperati e sfogliati i rapporti annuali stilati dai governi. Mentre tutti gli altri Stati forniscono una Url dettagliata che li rimanda ai dossier, per l'Italia è sufficiente "www.camera.it". Come per dire: se volete saperne di più fate pure, ma per districarvi nel mare magnum di numeri, righe e colonne "armatevi" di pazienza.

• Segui gli aggiornamenti sulla nostra pagina Facebook

• Per essere aggiornato sulle notizie de L'HuffPost, clicca sulla nostra Homepage

• Iscriviti alla newsletter de L'HuffPost

Segui Claudio Paudice su Twitter: www.twitter.com/clapaudice




No comments: