26.6.15

Vacanze. Guida all'estate low cost - Repubblica.it

Vacanze. Guida all'estate low cost - Repubblica.it
In questi tempi di crisi gli italiani non vogliono rinunciare a una vacanza, ma devono comunque fare i conti con il portafoglio. Così, per risparmiare, cercano di partire nelle settimane più convenienti per andare nei posti meno cari. Secondo uno studio di Skyscanner, se decidete di partire ora, a giugno, risparmiate il 20% rispetto ad agosto. La settimana più costosa in assoluto resta, come tutti gli anni, quella di Ferragosto. Le mete più economiche? Cambogia, Vietnam e India. Inoltre, su un'analisi di più di 250 milioni di voli è emerso che acquistare un biglietto aereo dall'Italia con sette settimane di anticipo dalla partenza consente un risparmio di circa l'11% rispetto alla tariffa media dell'anno. Il giorno migliore per prenotare è il lunedì, mentre il sabato è quello meno consigliabile. Per verificare quando sia il momento migliore per prenotare, si può consultare lo strumento interattivo creato dal sito di ricerca viaggi ed impostare anche un servizio di avviso di prezzo per ricevere tempestive notifiche via e-mail o Now Card (per dispositivi Android) di ogni variazione del costo del volo di interesse.
La ricerca si basa su un'analisi dei prezzi dei voli degli ultimi tre anni verso alcune delle destinazioni più popolari per gli italiani. I dati raccolti confermano quindi che per i viaggiatori attenti al budget siano da prediligere le partenze a giugno. Esistono però delle eccezioni, come Francia e Turchia, per le quali l'ultima settimana di luglio e la prima di agosto sono fra le più convenienti dell'estate, o le destinazioni di lungo raggio come Brasile e Cuba, più economiche a fine agosto. Ma vediamo i voli nel dettaglio. L'ultima settimana di luglio e la prima di agosto sono fra le più convenienti dell'estate per i voli verso la Francia (28 luglio-03 agosto) e la Turchia (21-27 luglio). Per destinazioni quali Grecia, Portogallo e Spagna la differenza di prezzo fra il periodo più economico a giugno e la settimana più cara (4-10 agosto per il Portogallo; 11-17 agosto per la Spagna) può superare il 30%; mentre nel caso della Germania la variazione è molto più contenuta (5%). Infine, guardando alle destinazioni di lungo raggio più popolari, per un viaggio in Brasile le settimane più convenienti dell'estate sono le ultime due di agosto, mentre per Cuba, Stati Uniti e Thailandia sono da preferire la seconda metà di giugno o di agosto.

Ma quali sono i paesi più economici in assoluto dove trascorrere le proprie vacanze? Dalle lezioni di salsa in Sud America, ai cocktail nei Balcani; se siete alla ricerca di una soluzione con miglior rapporto qualità-prezzo, ecco le mete che fanno per voi selezionate da Skyscanner. Al primo posto c'è la Cambogia, paese che attrae non solo i giovani con lo zaino in spalla, ma anche i turisti in cerca di lusso a cinque stelle. Dal pernottamento al cibo, dalle attrazioni turistiche ai trasporti, la Cambogia è sicuramente il posto più economico al mondo dove rigenerarsi. Poi c'è il Vietnam. Incontaminato e non sviluppato, nonostante la sua crescita di popolarità negli ultimi anni, è ancora super economico, oltre che un paese affascinante. Con sette euro al giorno potete dormire in una guest house, gustare del cibo locale, usare i mezzi e potete persino permettervi la pinta di birra più popolare del Vietnam, la Bia Hoi. Sul podio non poteva mancare l'India. Qui, anche se vi spostate viaggiando in prima classe sui treni (il Rajdhani o il Shatabdi sono i più comodi per viaggiare dato che sono dotati di aria condizionata e i pasti sono inclusi nel prezzo del biglietto) e prendete un taxi, farete fatica a spendere un sacco di soldi. Potete vivere come sultani con poco più di 20 euro al giorno.
Vacanze. Guida all'estate low cost

Salar de Uyuni. Bolivia


Al quarto posto troviamo la Bolivia, conosciuta come il Tibet delle Americhe. Bere una bottiglia di birra Pacena e mangiare una ciotola di chairo (zuppa di patate) costa meno di 3 euro. Ma tornando in Europa, al quinto posto troviamo l'Ungheria. Budapest, la storica capitale ungherese sul Danubio, è un must-see. Anche se non è così a buon mercato come un tempo, le compagnie aeree low cost fanno di tutto per farvi risparmiare. Concedetevi torte deliziose, rinfrescatevi con del liquore forte e rilassatevi nelle famose terme. Qui, i pasti costano 3 euro, i biglietti del treno poco più di un euro: insomma, viaggiare a Budapest è un bell'affare. Ma torniamo nelle Americhe, in Honduras. Il paese non è in cima alle classifiche delle mete più visitate, ma se decidete di fare un tentativo scoprirete spiagge di sabbia bianca come alle Maldive, fondali marini degni di immersioni paragonabili a quelle nel Mar Rosso e cibo locale a 25 euro al giorno.

La Bulgaria è al settimo posto, per coloro che d'estate preferiscono rimanere lontano dalle spiagge e dal mare. Per 28 euro al giorno, la capitale Sofia offre cibo a volontà  e un comodo letto. E se poi vi viene voglia di fare una nuotata ci sono sempre le piscine all'aperto. Anche lo Sri Lanka è tra le mete più economiche. Con le sue sabbie impalpabili, le cascate e le piantagioni di tè, lo Sri Lanka è l'immagine perfetta del paradiso. Anche qui l'occidentalizzazione e il turismo moderno hanno cominciato a farsi sentire, ma si può vivere da veri signori anche spendendo solo 35 euro al giorno. Poi c'è il paese natale di Papa Francesco. Dalle giungle delle pianure centrali di La Pampa, alle aspre montagne delle Ande al confine occidentale con il Cile: l'Argentina ha molto da offrire con 35 euro al giorno. Il fanalino di coda, purtroppo non solo di questa classifica, è la Grecia. A causa delle continue difficoltà economiche del paese, il costo della vacanza in Grecia è inferiore a quello di una volta. Mentre sono ancora piuttosto costose alcune famose isole greche come Santorini o Mykonos, ce ne sono altre meno turistiche ma altrettanto belle. Paros e Skiathos sono tra queste.



2100, tropico Italia: "Nei mesi estivi fino a 5 gradi in più" - Repubblica.it

2100, tropico Italia: "Nei mesi estivi fino a 5 gradi in più" - Repubblica.it
ALLA fine sono rimaste solo le mezze stagioni. Il 2014, l'anno più caldo nel mondo da quando si effettuano le misurazioni (1880), in Italia è stato un lungo autunno tiepido e umido. Nonostante l'estate fresca, la temperatura media dell'anno è stata di 1,57 gradi superiore alla media (calcolata tra il 1961 e il 1990). Un novembre primaverile ci ha regalato 3,9 gradi in più al nord, 3,4 al centro e 2,5 al sud. E tutto questo è solo la premessa del tempo che farà, secondo il rapporto dell'Ispra "Il clima futuro in Italia". Entro la fine del secolo si installerà nel nostro paese una lunga estate tropicale, con un aumento della temperatura fra 1,8 e 5,4 gradi e picchi fino a 7 gradi in più a luglio e agosto.

Il tetto dei due gradi di aumento entro il 2100, oltre il quale secondo i climatologi si potrebbe innescare una spirale di riscaldamento fuori controllo, è ormai a portata di mano. In Italia le notti tropicali, con temperature che non scendono al di sotto dei 20 gradi, saranno tra le 14 e le 59 in più all'anno, a seconda di quanti gas serra continueranno a essere emessi. Aumenteranno le giornate estive (oltre 25 gradi) e diminuiranno le notti di gelo (al di sotto dello zero). "Le precipitazioni complessive potrebbero non diminuire, ma le piogge saranno più intense e concentrate" spiega Franco Desiato, responsabile del settore clima e meteorologia applicata dell'Ispra, coordinatore dei due rapporti sul clima del 2100 e su "Gli indicatori del clima in Italia nel 2014". "Anche nei primi mesi del 2015  -  prosegue Desiato  -  abbiamo registrato anomalie e temperature più calde della norma". Secondo i dati del Cnr a maggio il termometro è salito di 1,78 gradi sopra la media, con piogge ridotte del 31%.

L'Italia sta dunque per diventare una penisola tropicale. "Il Mediterraneo è un'area di confine storico, economico e sociale, ma anche climatico" sostiene Antonio Navarra, presidente del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici. "Il nostro paese si trova alla frontiera tra la zona subtropicale e quella delle medie latitudini. Se il cambiamento climatico farà slittare questo confine di alcune centinaia di chilometri verso nord, la Terra potrebbe sopravvivere senza grandi traumi, ma per noi la trasformazione sarebbe epocale. Nello scenario peggiore le precipitazioni diminuiranno del 15-20%". Il rapporto dell'Ispra prevede effettivamente un aumento delle giornate consecutive senza pioggia: fino a 35 in più ogni anno. In un 2014 che si è ribellato a qualunque regola le precipitazioni sono state inferiori del 12% rispetto alla media al sud e sulle isole. Ma al nord, con il 36% di piovosità in più, si è registrato il secondo anno più bagnato dal 1880 a oggi.

Se l'aumento delle temperature globali si fermerà sull'orlo dell'abisso dei due gradi o sfonderà addirittura quota 7 gradi dipende  -  secondo i climatologi  -  da quanti gas serra verranno emessi nell'atmosfera. A maggio di quest'anno, secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration americana, l'anidride carbonica ha superato la barriera di 400 parti per milione. È la prima volta che avviene sulla Terra in due milioni di anni. E anche rispetto alle ere geologiche del passato in cui la CO2 era in aumento, oggi il tasso di crescita è 100 volte più rapido. Poco importa che l'Italia sia in controtendenza. Nel nostro paese le emissioni sono in diminuzione dal 2005 e seguono abbastanza fedelmente l'andamento del Pil. Altri paesi europei come la Gran Bretagna mostrano segni di resipiscenza. All'inizio di giugno 80 aziende fra cui Eon, Bt, Tesco, Sky e Coca Cola hanno scritto al premier David Cameron per chiedergli maggiore impegno sul fronte delle emissioni. "Non riuscire ad affrontare il cambiamento climatico potrebbe mettere a rischio la nostra prosperità economica" hanno spiegato gli industriali. In Olanda 900 cittadini hanno organizzato una class action per danneggiamenti da cambiamento climatico. Il governo dovrà tagliare le emissioni di gas serra del 25% entro il 2020. Lo ha ordinato mercoledì il tribunale dell'Aia.
 



23.6.15

vivereinforma - La dieta chetogenica vegana, vegetariana e mediterranea

vivereinforma - La dieta chetogenica vegana, vegetariana e mediterranea

La reazione comune quando si parla di dieta chetogenica è spesso "Fa male/è pericolosa/acidifica" o altre fandonie simili. Le verità sulla dieta chetogenica sono già state espresse diverse volte nonché racchiuse in due pratici ebook che ne descrivono peculiarità e metodi di applicazione, per cui qui non mi ripeterò.

L'unica cosa che mi preme far notare è che questo particolare tipo di dieta, nato per uno scopo molto più nobile di quello per cui ora è (in malo modo) utilizzato, è ancora descritto in maniera del tutto erronea sul web, come discusso nell'articolo "La morte della dieta chetogenica".

L'argomento di questo articolo riguarda l'applicazione della dieta chetogenica in ambito vegano, vegetariano e mediterraneo. Sì, perché si pensa che mangiare carne e acqua sia l'unico modello di dieta chetogenica possibile; se invece fossimo in grado di guadare un po' più al di là del nostro naso capiremmo che la dieta chetogenica è ben altro, più un "modo" che una dieta in sé, quindi applicabile in vari contesti.

La dieta chetogenica mediterranea

Prima di parlare di quelle vegana e vegeteriana, andiamo a delineare la dieta chetogenica mediterranea. Sì, avete letto bene: chetogenica e mediterranea nella stessa espressione che definisce un particolare protocollo alimentare. I fautori della dieta mediterranea che avranno storto il naso sono semplicemente "finti" fautori della dieta mediterranea, cioè non sanno di cosa parlano. Molti (compresi professionisti) credono ancora alla storiella del "55% di carboidrati, 30% di grassi e 15% di proteine" per definire la dieta mediterranea; il Calabrese di turno ci mette lo zampino a complicare le cose e rendere il tutto ancora meno comprensibile.

Perciò, facciamo un passo indietro: cos'è la dieta mediterranea? È un "modo" di alimentarsi scegliendo tra alimenti propri del bacino mediterraneo, niente di più niente di meno. Le percentuali dei nutrienti rispetto alle calorie non entrano in nessun modo in questa definizione. Quindi, cos'è una dieta chetogenica mediterranea? È una dieta che, mantenendo un rapporto di nutrienti tali da indurre una condizione di chetogenesi, si basa su scelte di alimenti propri del bacino mediterraneo.

Se vi state chiedendo quale sia il "magico" rapporto per indurre la chetogenesi e mantenere la chetosi è molto semplice: per ogni grammo di proteine introducete un grammo di grassi, e siete apposto, per come definito il rapporto chetogenico. Se non sapete cosa mangiare e non siete vegani, la Natura ci ha fornito la perfezione fatta alimento: le uova. Una omelette con uova e formaggio, delle verdure e dei condimenti a base di olio e/o burro costituiscono un perfetto esempio di pasto chetogenico.

Per rendere il tutto "mediterraneo", basta scegliere alimenti non glucidici (privi di carboidrati) che siano propri del Mediterraneo: pesce, qualche latticino, olio e condimenti da esso derivati, verdure a foglia verde, carne sporadicamente. Se volete saperne di più, rifatevi alle ricerche del massimo Esperto italiano sulla dieta chetogenica (Antonio Paoli) (1, 2, 3) e a Pérez-Guisado (4).

La dieta chetogenica vegetariana

Avendo (ri)spiegato cosa si intende per alimentazione chetogenica (una alimentazione che induce chetogenesi e chetosi), non è tanto difficile reinterpretarla nel modo giusto per applicarla a uno stile di vita vegano o vegetariano. Il secondo caso è molto più semplice, essendo ammesse fonti proteiche naturalmente povere di carboidrati e ricche di grassi (formaggi, latticini, uova); nel caso della dieta vegana, la difficoltà è quella di trovare fonti alimentari ricche di proteine e povere di carboidrati (ai grassi si può ovviare semplicemente aggiungendoli tramite condimenti, frutta secca, semi).

L'effetto anticatabolico dei corpi chetonici e l'introito proteico

Nella dieta chetogenica esiste un vantaggio non indifferente per tutti gli amici vegani, che spesso non sanno come raggiungere una certa quota proteica senza "sforare" con carboidrati e calorie. Il vantaggio è dato dal fatto che l'introito proteico può essere anche particolarmente basso e il motivo è duplice:

  1. Se ci si trova a dover/voler fare una dieta chetogenica, probabilmente si sta puntando al dimagrimento o alla massima definizione (non alla performance in senso stretto), restringendo calorie e nutrienti; in questo contesto, a meno di non fare il solito errore di elevare il volume e quindi – nel caso dei pesi – le ripetizioni allenanti, la "retta via" è quella di fare lo stretto indispensabile per dare al muscolo l'unica ragione per rimanere lì dove è: generare forti tensioni intramuscolari. Questo fa sì che la richiesta proteica si riduca limitando il problema "proteine" che insorge durante una dieta chetogenica vegana. Ripeto quanto evidenziato: questo discorso non si applica in contesti in cui si ricerca la ricomposizione corporea per la massima performance.
  2. I corpi chetonici prodotti grazie al particolare rapporto di nutrienti creato sono protettivi nei confronti dei tessuti proteici, in quanto permettono che l'organismo riduca la produzione di glucosio a partire dalle proteine.

Dunque, se ci si allena correttamente per lo scopo "dimagrimento" (con volume allenante basso, intensità alta e densità bassa) e si hanno tutte le "carte in regola" per l'ingresso in chetosi, la richiesta proteica può attestarsi a valori di 1.2-1.4 g/kg, rendendo meno spigolosa la ricerca di alimenti "chetogenici vegani".

Nota sulla "potenza chetotica"

Doverosa è una nota sulla "potenza" dei corpi chetonici nel fornire energia ai tessuti in carenza di glucosio (strenuo esercizio fisico o digiuno). Perché a volte è molto più conveniente, funzionale e salutare una dieta chetogenica piuttosto che una dieta low carb più soft? Ripetute erronee interpretazioni dei dati che ci fornisce la letteratura scientifica fanno affermare che una dieta chetogenica e una dieta low carb portino agli stessi risultati. La Biochimica e la Fisiologia ci dicono che non è così.

Negli articoli sul blocco del metabolismo, abbiamo imparato che uno dei motivi per cui un corpo "addormentato" non riesce a mettere in moto l'ossidazione dei grassi è che questo processo ha bisogno di molto ossigeno, molto più di quanto sia richiesto dall'utilizzo dei carboidrati a scopo energetico. Nella sua affascinante pigrizia, la cellula continuerà a "voler" utilizzare glucosio senza mai imparare ad utilizzare acidi grassi, che si infiltreranno ed accumuleranno nei tessuti, compreso quello muscolare, senza esclusione dei muscoli respiratori quali il diaframma. L'accumulo lipidico all'interno del tessuto muscolare comporta una scarsa efficienza di contrazione, e se il muscolo interessato è il diaframma questo si traduce in scarsa capacità del corpo intero di ossigenarsi. Il cerchio si chiude: poco ossigeno si traduce in scarsa ossidazione lipidica (5).

Qual è il vantaggio apportato dai corpi chetonici? Che il coefficiente respiratorio (QR – per maggiori dettagli invito alla lettura di questo articolo) relativo al loro utilizzo a fini energetici è alto, il che significa che non c'è bisogno di così tanto ossigeno perché siano utilizzati a scopo energetico: essi hanno un QR medio pari a quello dei carboidrati (6).

Ricordate la storiella de "I grassi bruciano al fuoco dei carboidrati"? A parte la smentita già discussa nell'articolo omonimo, il bello è che i grassi possono "bruciare" anche senza fiamma. In sostanza, poiché la facilità di utilizzo dei corpi chetonici da parte delle cellule è pari a quella dell'utilizzo dei carboidrati, e poiché i corpi chetonici derivano dal metabolismo epatico dei lipidi, una volta instaurata la chetosi avremo a monte l'utilizzo dei grassi per produrre corpi chetonici, a valle cellule che si serviranno facilmente di questi ultimi.

Considerazioni su dieta chetogenica e tumori

Premesso che l'argomento "Nutrizione Oncologica" verrà trattato in separata sede, mi preme far notare come la dieta chetogenica sia perfetta nelle condizioni in cui si ricerca la riduzione della (smodata) proliferazione cellulare. La dieta chetogenica mette l'organismo nella condizione di "simulazione del digiuno", inibendo tutti quei processi che portano a iperplasia dei tessuti e quindi di cellule che non vogliamo che proliferino.

Faccio notare come in questa eccellente review (7) non venga affatto nominata la carne tra le "manipolazioni dietetiche" che si possono mettere in atto per tenere a bada i tumori. Questo perché alla base della proliferazione cellulare c'è una rete interconnessa di fattori che dipendono non tanto dal singolo alimento quanto dallo status energetico organico globale. Certo, le proteine animali stimolano, più di altre proteine, determinati fattori di crescita, ma il "grosso" è detenuto dall'introito energetico e glucidico della dieta in toto.

L'abitante medio degli States, sedentario e grassoccio, che durante un barbecue ha ingerito mezza dozzina di panini, doppia porzione di patate fritte affondate nella maionese, ha anche mangiato quattro o cinque hamburger ottenuti da carne lavorata e salata, cotti sulla brace e bruciacchiati, ha fornito alle sue cellule potenti stimoli per proliferare e farlo in modo anomalo. Il contadino nerboruto e sempre attivo, che mangia due volte al giorno alimenti freschi di giornata, non lavorati, non conservati, e aggiunge carne non processata alla sua dieta, dà molte meno chance alle sue cellule di proliferare, e farlo in maniera anomala.

Va da sé che unire le due cose, dare meno energia, meno carboidrati, e anche meno stimolazione di fattori di crescita tramite le proteine animali, sia la condizione migliore per la prevenzione e protezione dal rischio tumorale. Ovviamente il tutto va analizzato anche in termini di attività fisica, che permette di dirottare nutrienti e calorie al tessuto muscolare piuttosto che agli altri, tumori compresi.

La dieta chetogenica vegana

Dopo aver aperto diverse interessanti parentesi, torniamo al discorso core dell'articolo. Sappiamo quale deve essere il rapporto di nutrienti assunti in una dieta chetogenica: come facciamo a "tradurre" questi nutrienti in alimenti all'interno di un contesto vegano? Nulla di più semplice: quello che abbiamo fatto per una dieta chetogenica onnivora, mediterranea e vegetariana, lo replichiamo in un contesto vegano. Proteine e grassi deriveranno da fonti proteiche e fonti lipidiche a basso tenore glucidico.

I pasti di una dieta chetogenica vegana si baseranno su fonti proteiche vegane (tofu, lupino, seitan), frutta secca, semi vari e tanto, tanto olio di cocco. Perché? Perché i grassi contenuti nel cocco vengono metabolizzati più facilmente rispetto a quelli presenti in altri alimenti lipidici, facilitando la chetogenesi.

Questo è importante, perché come già spiegato in "Grassi dimagranti", una assunzione di lipidi facilmente metabolizzabili stimola alcune componenti cellulari che vengono attivate nel digiuno (creando una sorta di situazione paradossale di "superdigiuno"), che indurranno le cellule (sia nel breve e nel lungo termine) ad adattarsi più velocemente all'utilizzo dei grassi come substrato energetico preferenziale. Il che va, ovviamente, a migliorare lo stato di chetosi.




3.6.15

budino di mandorle e fragole - La Taverna degli Arna

budino di mandorle e fragole - La Taverna degli Arna
FOTOGRAFIE DI ALESSANDRO ARNABOLDI

In questi giorni a Piccolo Chef dondolano diversi dentini. Oramai è l'età in cui i dentini da latte lasciano il posto a quelli "da grandi". L'altro giorno aveva voglia di qualcosa di dolce ma vista la difficoltà nel mordere e il desiderio di qualcosa i fresco ho pensato di preparagli questo budino. In realtà Piccolo Chef avrebbe voluto il gelato, ma neanche farlo apposta non avevo nemmeno una banana in congelatore. Eh si, perché quando abbiamo voglia di gelato, noi prepariamo il gelato crudista. Appena una banana inizia ad essere un po' troppo matura la taglio a rondelle e la metto in congelatore. Appena abbiamo voglia di gelato, la estraggo dal freezer, attendo una decina di minuti e la frullo fino a farla diventare cremosa.

budino di mandorle e fragole

budino di mandorle e fragole

Avendo dato fondo alle mie banane di scorta ho preso del latte di mandorle al naturale che avevo appena preso al negozio biologico, e l'ho portato a bollore sul fuoco. Poco agar agar, il tempo di riposo e il gioco è fatto. Decorato con tante fragole fresche, menta e piccole margheritine è diventato un dessert davvero invitante per la gioia del mio cucciolo.

budino di mandorle e fragole

Budino di mandorle e fragole

Ingredienti per 2 budini:

250 ml di latte di mandorle
3 gr di agar agar in polvere
50 gr di fragole
1 cucchiaio di sciroppo d'agave

margherite, menta e limone x decorare

Procedimento:

In un pentolino portare a bollore il latte di mandorle. Quando inizia a sobbollire, stemperare l'agar agar e mescolare agilmente per far sciogliere per bene la polvere. Aggiungere mezzo cucchiaino di sciroppo d'agave e la metà delle fragole, lavate e tagliate sottilmente, e mescolare.

Far bollire per circa tre minuti, continuando a mescolare. Spegnere il fuoco e trasferirlo in bicchieri o contenitori per il budino. Appena raffreddato, mettere i contenitori in frigorifero per almeno tre ore a far rassodare. Nel frattempo lavare e pulire le fragole rimanenti, affettarle e condirle con poco succo di limone, qualche fogliolina di menta e il restante sciroppo d'agave. Impiattare i budini, decorando con le fragole, piccole margherite fresche e spicchi di limone, e servire.

Buon appetito!

Tempi di preparazione:

30 minuti circa più' il tempo di rassodamento

nb.

Se volete potete preparare il latte di mandorle mettendo in ammollo 200 gr di mandorle per una notte. Scolarle e sciaquarle e metterle in un mixer potente con un litro di acqua. Frullare ad intermittenza fino a ridurre in polpa le mandorle. Scolare le mandorle in un telo sottile e strizzarle fno a ottenere tutto il latte possibile.

Per ridurre i tempi di attesa, se lo avete, potete mettere i budini in freezer.

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1.5.15

Scienziato Preoccupato: Casa con cappotto: muffe e condense

Scienziato Preoccupato: Casa con cappotto: muffe e condense

Casa con cappotto: muffe e condense

Se i vostri vetri si appannano spesso, la cosa sarà anche romantica, ma avete un problema, anzi ne avete due: disperdete troppo calore, avete un alto rischio di pareti ammuffite.

Se avete qualche angolo della casa ridotto così, come mostra la figura a sinistra,  questo significa che le muffe stanno colonizzando la vostra casa e anche questa non è una buona notizia: allergie e disturbi respiratori sono in agguato.

Ancora una volta, per capire cosa sta succedendo e come rimediare con successo, occore rispolverare un pò di fisica: il punto di rugiada.

Se un'elevata quantità di acqua allo stato vapore (vapore acqueo) viene a contatto con una superfice fredda ( vetro, specchio, parete ...) il vapore si condensa, passa allo stato liquido e si deposita, sotto forma di goccioline, sulla superfice fredda. 

Le condizioni alle quali avviene questo fenomeno dipendono dalla quantità di vapore acqueo disperso in un determinato volume d'aria e dalla temperatura dell'aria e delle superfici. Più alta è la quantità di umidità presente in un determinato ambiente, più alta è la temperatura alla quale si formano le gocce d'acqua.

Certamente avete sperimentato questa regola, quando vi fate la doccia.
Finito il bagno è facile trovare il vetro appannato.
In questo caso, usando l'acqua calda avete riempito di vapore acqueo il bagno e il vetro dello specchio è certamente uno dei punti più freddi del bagno, sul quale il vapore si condensa.

Se un vetro o uno specchio umido si asciugano rapidamente, la situazione diventa più difficile se la superfice fredda, su cui il vapore condensa, è una parete in muratura.
In questo caso l'acqua è assorbita dal muro e un muro bagnato non si asciuga facilmente.
E un muro umido trasmette  più velocemente il calore verso l'ambiente esterno e quindi fa aumentare i costi per il riscaldamento.

E un muro umido, insieme alla polvere che vi si deposita sopra, diventa il luogo ideale per la colonizzazione di nuove "terre" da parte delle muffe, sempre in cerca di posti umidi e ricchi di "cibo".

In questi casi, per rimediare, niente antimuffe, ma una attenta diagnosi per trovare la cura più efficace.

Per evitare condense e muffe si opera su due variabili, la temperatura dell'aria e delle pareti e la concentrazione di umidità nell'aria.
Un diagramma psicro-metrico come quello mostrato in  figura fornisce informazioni su quali siano i valori di temperatura e di umidità relativa che permettono di evitare la formazione di condensa.

Per il suo uso, che richiede nozioni di una certa complessità, rinvio alla lettura di una adeguata spiegazione.

Tuttavia, prima di chiamare in soccorso un bravo termotecnico, ecco qualche utile consiglio pratico:

1) Non dovete mai scendere sotto i 18 °C. Quindi se siete a rischio di condensa, cominciate a vedere cosa succede alzando la temperatura del termostato.
Per evitare la condensa sulle finestre è sufficiente sostituire un vetro semplice con una vetrocamera, cosa da fare in ogni caso
Se sono le pareti ad essere fredde, meglio prendere in seria considerazione l'ipotesi di fare un investimento per aumentarne l'isolamento termico o per ridurre l'effetto di raffreddamento del vento (barriere frangivento)

2) In ogni caso dovete ridurre la concentrazione di vapore presente nel vostro appartamento.

Ed ecco un elenco delle cose che dovreste evitare o ridurre:

- Tenere sempre chiusi gli infissi: è una brutta abitudine, occorre ricambiare l'aria ogni giorno aprendo le finestre, meglio se con apertura a vasistas, per almeno 10 minuti. In questo modo, oltre al vapore acqueo, ridurrete i numerosi inquinanti che sono presenti in casa. Un estrattore d'aria a vetro o a muro, con sensore dell'umidità, può essere una soluzione definitiva al problema.

- Angolo cucina senza canna fumaria a tetto: i filtri a carboni attivi nella cappa non servono a nulla. Quando si cucina si produce vapore acqueo, sia riscaldando l'acqua sia con le fiamme del gas che bruciando si trasforma in vapore acqueo. Se non avete canna fumaria, una finestra con apertura a vasistas, tenuta aperta quando cucinate, può risolvervi il problema.

- Bagni e docce con acqua molto calda e di durata eccessiva

- Asciugare i panni in casa. Se proprio non avete alternative, arieggiate bene il locale durante l'asciugatura

- Tenere molte piante in casa. Le piante hanno bisogno di acqua ed emettono grandi quantità di vapore acqueo. Evitate ristagni d'acqua nei sottovasi.

Le precedenti puntate di Casa con Cappotto:

- Punti freddi
- Barriere frangivento
- Via col vento
- Finestre solari 3
- Finestre solari 2
- Finestre solari 1
- Occhio ai cassonetti
- Riflettori sui caloriferi
- Liberiamo i caloriferi
- La Fisica che serve 3
- La Fisica che serve 2
- La Fisica che serve 1
- Casa con cappotto










Insufflaggio: pregi e difetti - AHORA architettura

http://www.ahoraarchitettura.it/blog/insufflaggio

3.4.15

Loft in Paris, Parigi, 2014 - Maxime Jansens

http://www.archilovers.com/projects/153192/loft-in-paris.html

Maximum Strength and strength training for endurance

Erbicidi, Olanda e Francia verso il bando del pesticida Roundup - Repubblica.it

Erbicidi, Olanda e Francia verso il bando del pesticida Roundup - Repubblica.it
ROMA - "Dopo il parere dell'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) che lo ha definito un probabile cancerogeno, l'Olanda sta mettendo al bando il glifosato mentre Francia e Brasile si accingono a farlo. Il governo italiano invece si è dichiarato a favore di un 'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari' che prevede un ampio utilizzo di questi prodotti sotto l'etichetta della sostenibilità". La denuncia è di Maria Grazia Mammuccini, portavoce del Tavolo delle associazioni ambientaliste e dell'agricoltura biologica di cui fanno parte 14 sigle (tra cui Aiab, Associazione per l'agricoltura biodinamica, Fai, Federbio, Legambiente, Lipu, Slowfood, Wwf).

Il glifosato è l'erbicida più utilizzato al mondo: dal 1992 al 2012 il suo uso è aumentato di 140 volte negli Stati Uniti: uno sviluppo collegato anche alla crescita delle coltivazioni ogm che sono resistenti a questo erbicida. "Il governo italiano per ora non ha raccolto  nessuna richiesta che proviene dal mondo delle associazioni ambientaliste e dell'agricoltura biologica", accusano gli ambientalisti. "Nel Piano di azione nazionale non sono previste azioni concrete per ridurre l'utilizzo dei pesticidi, e invece di favorire la diffusione di pratiche che non ne fanno uso come l'agricoltura biologica e biodinamica, si lavora solo per garantire l'obbligo di rispettare le prescrizioni in etichetta: così si aggrava il peso economico e burocratico sulle spalle degli agricoltori senza ridurre i pesticidi".

Monsanto, la multinazionale che produce il glifosato sotto il marchio commerciale di Roundup, ha definito il rapporto dello Iarc "scienza spazzatura" e pochi giorni fa ha chiesto all'Organizzazione mondiale per la sanità (di cui lo Iarc fa parte) il ritiro del rapporto. Secondo Philip Miller, vice presidente della multinazionale, "lo Iarc ha volutamente scelto di ignorare dozzine di studi che supportano il giudizio di non pericolosità per il glifosato".

Un contrasto che rilancia le polemiche. Anche perché l'Italia, in base ai dati del rapporto dell'Ispra del febbraio scorso, in Europa occidentale è il maggiore consumatore di pesticidi per unità di superficie coltivata, con valori doppi rispetto a quelli della Francia e della Germania. Molto alto anche il numero delle sostanze di cui si trovano tracce nelle acque: 175 tipologie di pesticidi (tra i più presenti il glifosato) nel 2012 a fronte dei 166 del 2010 e dei 118 del biennio 2007-2008.



Prodotti artigianali, cibo a km zero, masserie recuperate: è la Puglia ecosostenibile - Repubblica.it

Prodotti artigianali, cibo a km zero, masserie recuperate: è la Puglia ecosostenibile - Repubblica.it

BARI - Terra forte e asciutta, sole e vento: sono questi ingredienti che favoriscono la produzione di uve sane e ricche di zuccheri. Ne sanno qualcosa i pugliesi, che sulla coltivazione della vite hanno basato, specialmente negli ultimi anni, la propria produzione agricola, trasformando in cultura d'eccellenza una tradizione che ha origini antichissime. Basti pensare che solo nella Terra d'Arneo, quella parte della penisola salentina compresa, lungo la costa ionica, fra San Pietro in Bevagna e Torre dell'Inserraglio, e che nell'entroterra si estende fino a Manduria, Veglie e Nardò, sono presenti cinque zone DOC: Salice Salentino, Nardò, Leverano, Copertino, Squinzano e alcuni vitigni autoctoni tra i più famosi a livello mondiale, come il Negroamaro, la Malvasia e il Primitivo. Fra cascine immerse nel sole, distese di uliveti e fichi d'India, si incontrano circa quindici cantine di eccellenza e alcune delle etichette più conosciute in Salento.

E' passeggiando tra questi luoghi che si intuisce che il cambiamento è in atto, ora più che mai: la Puglia, malgrado la crisi economica, sta vivendo un momento di profonda rinascita, tutto declinato in base a parole come ecosostenibile, biologico, naturale, a impatto zero. Seguaci della moda o amanti del territorio? La risposta la si trova solo recandosi personalmente a visitare questi luoghi: lo sguardo pieno d'amore dei coltivatori verso la propria terra, la passione con la quale chi produce olio o vino  parla dei propri "figli", tutto questo si esprime in una lingua sincera, che non conosce compromessi.

Ma la rivoluzione non interessa solo i coltivatori diretti. La gente comune, anche chi non ha mai letteralmente preso una vanga in mano, di fronte ai crescenti livelli di disoccupazione e alla mancanza di opportunità di lavoro, invece che chiudersi in se stessa si è guardata intorno, conscia di avere un patrimonio a disposizione. Perché non sfruttare le masserie abbandonate e le case dei centri storici delle piccole frazioni dell'entroterra per realizzare b&b e strutture d'accoglienza di qualità? Perché costruire nuovi edifici, quando si possono semplicemente recuperare quelli esistenti, con un impatto per l'ambiente e il paesaggio pressoché nullo?

La rete turistico-ricettiva di Terra d'Arneo è, di fatto, costituita principalmente da residenze in masserie, case coloniche e ville liberty, con un'ospitalità che si articola tra l'aperta campagna, a propensione agrituristica, i centri storici, i borghi rurali e quelli marinari. "Proprio nei centri storici  -  spiega Cosimo Durante, presidente GAL (Gruppo di Azione Locale) Terra d'Arneo - troviamo la maggior parte delle strutture di piccola ricettività, soprattutto affittacamere e b&b. In seguito agli interventi del GAL, la Terra d'Arneo ha implementato la propria dotazione di circa 750 posti letto, di cui 400 distribuiti in 30 strutture agrituristiche e il restante 350 costituiti da ricettività nei centri storici (in 29 affittacamere). Da ricordare la presenza, nel nostro comprensorio, di 5 masserie didattiche che, oltre a fornire ospitalità e servizi ristorativi, svolgono un'importante funzione educativa per grandi e piccini". In Terra d'Arneo è infatti possibile trovare anche una fattoria sociale che fornisce servizi educativi e riabilitativi (pet therapy, ortoterapia, attività di educazione alimentare, ecc) e rappresenta una particolare forma di ricettività, e molto interessanti sono anche le prospettive di sviluppo per il turismo scolastico, proprio in riferimento a queste strutture.

Fra tutti, però, è il settore ristorativo il vero ponte con il passato, in quanto interamente basato sull'elaborazione di piatti semplici della tradizione contadina. Tantissimi sono gli agriturismi, in Puglia, che propongono ogni giorno piatti della tradizione locale a base di verdure di stagione e formaggi locali, con l'utilizzo di olio extravergine d'oliva e vino autoprodotto o proveniente dalle rinomate cantine locali. E non è tutto. Gli edifici sono interamente costruiti con materiali del posto (dal legno di ulivo alla pietra leccese) e arredati con oggetti di artigianato artistico realizzati in zona. Insomma, l'apoteosi del concetto di "chilometro zero".

"Certamente la Puglia ha cambiato passo  -  continua Durante - facendo della identità e tipicità il proprio punto di riferimento per il rilancio di un settore che ha grandi potenzialità. La politica del Km Zero viene messa in primo piano come valore aggiunto di un territorio che esprime qualità". Purtroppo, pur con le attenzioni del caso sempre crescenti, sono ancora poche le realtà locali che al momento possiedono la certificazione per le produzioni biologiche, e si tratta principalmente di olio extravergine d'oliva e altri prodotti quali ortaggi, verdure, confetture, conserve. L'enogastronomia tipica, il clima piacevole in ogni stagione, il paesaggio rurale, la bellezza dei centri storici, gli eventi piccoli e grandi che non conoscono stagionalità contribuiscono però a far passare in secondo piano questo piccolo problema.

Anche perché, laddove manca il riconoscimento da parte dello Stato o degli enti certificatori, arriva quello dei consumatori: la Cantina Moros di Claudio Quarta, ad esempio, è sostenuta da un'idea concettuale unica nel suo genere, che ogni anno attrae migliaia di visite: un vigneto, situato in prossimità della cantina in agro di Guagnano; una cantina, minuscola ma modernamente attrezzata, ricavata da una cantina cooperativa degli anni '60, con bottaia ipogea; un vino, il Salice Salentino Riserva, che rappresenta al meglio cultura e tradizioni locali, prodotto dalla maggiore cantina Tenute Emera situata a Lizzano (TA). La cantina Moros è nata esclusivamente per la produzione di questo vino e rappresenta solo una delle tante "chicche" che si possono trovare in zona. C'è poi la Castello Monaci S. r. l., che ha da sempre cercato di valorizzare i vitigni autoctoni per difendere il territorio e le sue denominazioni principali e i cui prodotti sono composti da uve del territorio quali il Primitivo, il Negramaro e soprattutto la Malvasia Nera di Lecce, con vitigni di oltre 35 anni di età. Con 210 ettari di vigneto, seguiti personalmente dalla famiglia, i proprietari garantiscono una cura maniacale della materia prima, e questo rappresenta un indiscutibile valore aggiunto per il consumatore. "Senza contare  -  aggiunge il presidente Vitantonio Seracca Guerrieri  -  che disponiamo delle più moderne tecniche di vinificazione e questo incontro tra l'artigianalità della materia prima e la modernità delle tecniche di vinificazione rende speciali i nostri prodotti".

Dal vino alla birra, l'universo dei punti di forza della "nuova" Puglia è sconfinato. Tanto che ogni anno, a dicembre, presso la Fiera del Levante di Bari si organizza la "Luppolata", manifestazione interamente dedicata alle birre artigianali qui prodotte, di altissima qualità, che si assaporano dal vivo fermandosi, ad esempio, nel Birrificio BAS, in provincia di Taranto, gestito con professionalità e amore per il luppolo dal mastro birraio Alessio Stefanelli, o al Beershop Barbarossa, che produce bevande gradevoli al gusto e alla vista, grazie alle preziose decorazioni delle bottiglie, ispirate alla tradizione religiosa, come la San Nicola (patrono di Bari).

La qualità e l'attenzione per l'ecosostenibilità si incontrano sempre più frequentemente muovendosi fra Taranto (imperdibile il meraviglioso Museo Nazionale Archeologico, appena rinnovato), Martina Franca e Cisternino, dove spiccano ristoranti tipici affacciati sul mare, perfetti per gustare, con pochi euro, ottimi piatti di tubetti e cozze e vassoi del pregiato capocollo locale, e si toccano con mano passeggiando a cavallo tra gli ulivi secolari.

Tra una gita in campagna e una visita della città di Ostuni con pranzo in uno dei suoi splendidi ristoranti di design, tutti con menu a chilometro zero, la Puglia rivela insomma il suo volto nascosto, quello che va oltre i fumi dell'Ilva e gli scandali politici, plasmato dai veri protagonisti di questa rivoluzione: i pugliesi. Che mai come oggi hanno voglia di riscattarsi, e mai come oggi hanno le carte in regola per riuscirci. A Bari è possibile visitare in risciò il centro storico, fermandosi per la degustazione in uno dei tanti ristoranti che ancora producono orecchiette fatte a mano, e dopo aver visto il capoluogo non si può non visitare uno dei frantoi di Bitonto e il birrificio I Peuceti, altre due perle di qualità e valorizzazione del territorio. Dimenticate, insomma, le brutte notizie registrate su questa regione meravigliosa, resettate tutto, e immergetevi nella sua nuova vita. Vi conquisterà.

 



16.3.15

Milano, al via il restauro della casa di Alessandro Manzoni: i lavori saranno ultimati a luglio - Repubblica.it

Milano, al via il restauro della casa di Alessandro Manzoni: i lavori saranno ultimati a luglio - Repubblica.it
Fervono i preparativi a Milano per la riqualificazione della casa di Alessandro Manzoni. Intesa Sanpaolo e la Fondazione Centro nazionale studi manzoniani hanno siglato la convenzione che consente l'avvio dei lavori per il restauro conservativo. Il recupero dell'edificio, per il quale è in corso l'allestimento del cantiere, sarà interamente a carico di Intesa Sanpaolo, che nell'ambito del proprio Progetto cultura si è impegnata per una disponibilità di quattro milioni di euro.

La speranza è che i lavori possano terminare entro luglio, così da offrire alla cittadinanza e ai visitatori che affolleranno Milano per Expo la vista del palazzo restaurato. Giovanni Bazoli, presidente di Banca Intesa Sanpaolo, aveva già detto che "i lavori della casa del Manzoni non si chiuderanno prima dell'apertura di Expo, purtroppo, ma sicuramente prima della sua conclusione".

"I lavori di restauro di Casa Manzoni - ha commentato il sindaco Giuliano Pisapia - faranno tornare al suo splendore il luogo straordinario in cui Alessandro Manzoni è vissuto e ha scritto le sue opere. Un palazzo che è parte integrante della storia di Milano e che sarà pronto ad accogliere cittadini e turisti". Così, a 230 anni dalla nascita di Manzoni, la storica dimora dove l'autore dei Promessi sposi visse dal 1813 fino alla morte (nel 1873) sta per rinascere.

Messa all'asta dopo la sua scomparsa, nel 1874 la casa venne acquistata dal conte Bernardo Arnaboldi. Dopo varie vicende divenne proprietà della Cariplo, che a sua volta ne fece dono al Comune con il vincolo dell'uso perpetuo ed esclusivo al Centro di studi manzoniani.



7.3.15

Glossario | Aeropan

http://www.aeropan.it/it/faq/glossario/

Australia. I segreti del profondo Nord - Pagina 1 | Repubblica Viaggi

Australia. I segreti del profondo Nord - Pagina 1 | Repubblica Viaggi

Diciamoci la verità: per un comune mortale, viaggiatore non compulsivo e onesto contribuente italiano, un viaggio in Australia è roba da "una volta nella vita". In più, trattandosi in pratica di un continente, tocca fare delle scelte dolorose: si può vedere anche molto ma mai tutto. E se, come è probabile e consigliabile, non vorrete rinunciare ad ammirare il monolito di Ayers Rock - nome corretto: Uluru - lo scopo di queste righe è raccomandarvi di non perdervi un paio di altre perle del Northern Territory (NT), lo stato, anzi, il "territorio" nel cuore del continente australiano in cui vi troverete.

Se infatti Uluru e il rosso dei suoi deserti è il simbolo del Red Centre, più di un terzo dell'enorme estensione dello stato (che da solo vale un sesto dell'Australia ed è vasto quanto Francia, Spagna e Italia messe insieme) è occupata a nord dal Top End, dal clima tropicale e ricco di acque.

Proprio l'acqua è protagonista indiscussa delle due "perle" citate. La prima, il parco nazionale Kakadu nell'Arnhem Land, l'avete probabilmente sentita nominare. A sole tre ore di auto dalla capitale Darwin, Kakadu è il cuore naturalistico ed etnografico della terra di Arnhem e del Top End: uno spettacolare insieme di foreste pluviali e scarpate rocciose, di fiumi, scogliere marine e savana, con intatti "santuari" di pitture rupestri e luoghi sacri per le popolazioni aborigene. 

Ma oltre a Kakadu - iscritto come Uluru nella lista Unesco del Patrimonio dell'umanità - il Northern Territory cela attrattive ancora più nascoste e pressochè sconosciute ai turisti europei. Come il Nitmiluk National Park. Per chi arriva dall'Italia, il passaggio obbligato è Darwin, punto di snodo comodo anche per i viaggiatori che provenissero dalla parte meridionale dell'Australia. Due buoni indirizzi per pernottare: Elan Soho Suites e Adina Apartment Hotel Waterfront.

Nella capitale del Northern Territory si approda via Singapore (12 ore di volo da Malpensa con Singapore Airlines e altre 4 dall'hub della compagnia asiatica) oppure con Qantas (via Londra), Etihad (via Abu Dhabi), Emirates (via Dubai). Da Darwin, due soluzioni: noleggiare un'auto o affidarsi a un'agenzia per coprire i circa 350 km che ci separano dalla nostra meta e per tutto l'itinerario. La prima soluzione, praticabile, implica una certa dimestichezza non solo con le lunghe distanze non autostradali ma soprattutto con la proverbiale solitudine che accoglie i viandanti sulle strade australiane e con la conseguente necessità di dimenticare i comodi e frequenti autogrill europei.

Per la seconda soluzione, un buon servizio è offerto da On Tour NT che, su richiesta, può mettervi a disposizione Roberto Marrone, guida e driver di evidenti origini italiane. Una terza alternativa è data dal mitico treno The Ghan, che attraversa il continente da Darwin a Adelaide. Ma quello sul convoglio è un viaggio nel viaggio, che merita ben altro spazio. A noi, al momento, interessa solo una delle tappe del Ghan, Katherine.

Prima di arrivarci si sosta per il pranzo a Pine Creek, pugno di case nel nulla dove però si gusta un buon fish & chips nella Lazy Lizard Tavern. Quest'ultima è una pittoresca stazione di sosta che si fa un punto d'orgoglio di essere costruita con mattoni di materiale ricavato dai numerosissimi termitai della regione. Altri 90 km ed ecco Katherine, terza città per dimensioni nel NT dopo la capitale e dopo Alice Springs ma con solo 7500 abitanti; da qui il nostro itinerario entra davvero nel vivo, lascia la direzione sud-est della strada n. 1 altrimenti detta Stuart Highway, svolta deciso verso nord-est e raggiunge in mezz'oretta la nostra meta di oggi, il Cicada Lodge.

Se seguirete i nostri consigli, prenoterete via web o attraverso il tour operator di Darwin un paio di notti in questo indimenticabile lodge che si definisce giustamente "nestled in the wilderness", annidato nella natura selvaggia. Unendo lusso rigoroso e sostenibilità, il lodge è formato da soli 18 bungalow discreti, moderni, perfettamente equipaggiati e quasi invisibili tra savana e boscaglia. Un aperitivo ai bordi della piccola piscina vi introdurrà a una cena perfetta per qualità e intima per clima e calore dell'ospitalità di Clive e Tessa Pollack, manager del Lodge e della collegata agenzia Nitmiluk Tours.

È proprio questa agenzia a prenderci in consegna, dopo una sontuosa colazione al sorgere del sole, la mattina successiva. Ci attende il clou della nostra escursione nei 2900 kmq del Nitmiluk National Park, regno e proprietà della nazione aborigena Jawoyn: una crociera lungo le tortuose e scoscese gole del Katherine Gorge.

Se il vostro budget lo permette, voi potrete anche sorvolarle in elicottero ma noi siamo sicuri che sia meglio stare più vicini a queste acque dai colori primordiali grazie a questa tranquilla, breve (2 ore) ma emozionante escursione in battello. Programmi e durate delle crociere variano a seconda delle stagioni (secca e umida) del livello delle acque del fiume e delle esigenze dei partecipanti; le imbarcazioni sono molto comode e gli itinerari con formule "base" sono adatti a tutti, bambini e anziani compresi.

Uniche raccomandazioni: attenzione alle temperature, proteggersi dal sole, seguire scrupolosamente le indicazioni delle guide. I corsi d'acqua, qui, non sono infestati da letali coccodrilli come nel Kakadu ma la natura non scherza e quando si scende dal battello per ammirare le pitture rupestri o le scarpate rocciose delle gole occorre stare nelle aree indicate. È così che ci si può rilassare con rinfrescanti tuffi nelle comode calette in cui ogni itinerario fa sosta.

Naturalmente, sono molte le attività possibili nel Parco Nazionale di Nitmiluk, a contatto con le popolazioni locali, visitando  o sorvolando spettacolari cascate come le Jim Jim Falls che formano laghi e panorami da "origini del mondo", pagaiando in kayak o percorrendo più impegnativi "trail" a piedi. La stagione più favorevole per l'itinerario descritto va da maggio a settembre.

Per maggiori info è molto utile il sito  del Northern Territory, in italiano, con pagine dedicate alla regione di Katherine. Interessanti ed emblematici i video disponibili sul nuovissimo sito Virtual Journeys. Altre info qui. (06 marzo 2015)



Aerogel

http://www.conti-enersave.net/eco-Etr02.htm#EtR%2001

Aeropan

http://www.teknowoolnanotecnologie.com/documenti/Aeropan/aeropan_depliant.pdf

Aeropan

http://www.barozzivernici.it/images/files/AEROPAN_2_depliant_IT.pdf

Termografia: Cappotto interno dall' analisi alla realizzazione

http://latermografia.blogspot.it/2011/05/cappotto-interno-dall-analisi-alla.html

Recyclingair

http://www.slideshare.net/bessireo/installazione-e-manutenzione-recyclingair-tube-max

VMC – VRC / HRV recyclingAir Tube® – Ultra silent 9,5 dB(A): recyclingair Store - Italia

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made in Italy (95%)

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versione 2.6

VRC recyclingair Tube® Max 400 con griglie airDecor® Vanità e Venezia, mod. -40mm Mengucci

VRC recyclingair Tube® Max 400 con griglie airDecor® Vanità e Venezia, mod. – 40 mm Mengucci

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modello Max 300 – lunghezza regolabile* da 240 a 350** mm: 269IVA escl.
modello Max 400 – lunghezza regolabile* da 350 a 450** mm: 289IVA escl.
modello Max 500 – lunghezza regolabile* da 450 a 550** mm: 309IVA escl.
 
Realizzazioni su misura: da 20 cm a > 1 m
 
*solo con l'uso delle griglie decorative di airDecor®
** lunghezza prolungabile con n segmenti da 8 mm (5€ cadauno IVA escl.)
 

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n.b.: i prezzi indicati non comprendono le griglie e l'alimentazione.
 
Prezzi griglie airDecor® – solo in abbinamento con la fornitura di VRC recyclingair Tube®:
Mod. Vanità (griglia interna): 10€ cadauno IVA escl.
Mod. Venezia bianca o ramata (griglia esterna): 10€ cadauno IVA escl.
 
Prezzi alimentatori Comatec® – solo in abbinamento con la fornitura di VRC recyclingair Tube®:
Mod. Otto 9V – 9W: 20€ cadauno IVA escl.
Mod. Otto 12V – 6W: 20€ cadauno IVA escl.
 
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i 3 modelli sono in ordine crescente di recupero massimo di energia:
EMax 400 = 1,5 x EMax 300
EMax 500 = 2 x EMax 300

I VRC recyclingair Tube® vengono forniti esclusivamente a seguito di un progetto di massima gratuito, eseguito dal Servizio Progettazione della Ambre Lynx Technologies Srl sulla base delle seguenti informazioni:

  1. Planimetrie/sezioni con destinazioni d'uso (post operam in caso di interventi in corso).
  2. Informazioni di dettaglio sulla struttura e composizione delle murature perimetrali e dei solai.
  3. Eventuali problematiche riscontrate, come ad esempio eccessi di umidità causati da infiltrazioni o condensa.
  4. Condizioni climatiche locali, compreso la natura e l'intensità dei venti.

N.B.: Il progetto di massima serve a garantire una realizzazione a "regola d'arte" ed a precisare gli effetti che si possono realisticamente attendere dall'intervento, nel caso specifico, dall'utilizzo dei VRC recyclingair Tube®.

s.v.p. inviare la Vs richiesta a

servizio.progettazione@recyclingair.com

Benvenuti nel modo dell'efficienza energetica

recyclingair Tube® – Max è un VRC – Ventilatore con Recupero di Calore – utile per il controllo del tasso di umidità interna in condizioni invernaliad alta efficienza, affidabilità e silenziosità grazie all'impiego dei migliori componenti elettronici e semi lavorati di derivazione dell'industria aerospaziale (garanzia globale: 2+3 anni, garanzia core: 10 anni). *VRC – Ventilatore con Recucpero di Calore / HRV – Heat Recovery Ventilator.

L'estrema semplificazione ingegneristica rende recyclingair Tube® – Max  facile ed economico da installare, usare e manutenere.

Il recupero di energia è basato sul principio dello scambio di energia sensibile tra due flussi incrociati d'aria (espulsione dell'aria esausta interna ed aspirazione di aria fresca esterna) tramite uno scambiatore di calore in alluminio.

Il controllo del tasso di umidità interna (nella stagione fredda) è basato sul principio dell'espulsione dell'aria interna (carica di umidità) e l'immissione di aria esterna meno umida per effetto della temperatura (il tasso di umidità in saturazione diminuisce esponenzialmente col diminuire della temperatura).

recyclingair Tube® è ottimizzato per soddisfare le esigenze di comfort (umidità e temperatura) e risparmio energetico* delle case ad alta efficienza energetica grazie all'implementazione di uno schema di ventilazione "capillare" a bassa portata ed alto rendimento, che prevede tipicamente l'installazione di 3 oppure 5 VRC recyclingair Tube® – Max per un appartamento di 100-120m² (bagno, camere, soggiorno e cucina) per un ricambio d'aria di circa 160m³/ora.

L'alta efficienza ed il costo contenuto permettono un ammortamento in circa 24 mesi, grazie al consistente risparmio di energia di riscaldamento e di climatizzazione estiva (vedi ns. blog recyclingair.com).

* La separazione dei flussi di immissione e di estrazione avviene grazie alle griglie airDecor che garantiscono l'immissione dell'aria esterna nella parte inferiore e l'aspirazione nella parte superiore delle griglie.

Il nostro Servizio Clienti è a Vostra completa disposizione per ogni informazione o consulenza tecnica riguardo all'installazione o all'utilizzo al Numero  349 67 98 935 (Ing. Bessire) dal lunedì al venerdì dalle ore 9:00 alle ore 18:00 oppure al seguente indirizzo: servizio.clienti@recyclingair.com

Garanzia globale: 2+3 anni, garanzia sul core (scambiatore di calore): 10 anni

La garanzia decade in caso di installazione non conforme alle istruzioni di montaggio.

 

Conformità CE, Qualificazioni e Certificazione

I VRC recyclingair Tube® sono stati progettati e realizzati con grande attenzione alla qualità e sicurezza di ogni materiale e componente, ed in particolare sono conformi alle direttive europee "basse tensioni" 2006/95/CE e "compatibilità elettromagnetica" 2004/108/CE.

I nostri VRC sono stati qualificati dalla Agenzia CasaClima® per i progetti in Classe A CasaClima® di Abitcoop.

Vedi le foto del cantiere Abitcoop – "Residenziale Baroni" a Modena.

"Ventilazione controllata
In un'abitazione certificata CasaClima® Classe A vengono ridotte al massimo tutte le dispersioni di calore, anche quelle prodotte dalla ventilazione dei locali per 'cambiare l'aria', che nei fabbricati normali può essere effettuata solo con l'apertura manuale delle finestre.
Nel Residenziale Baroni verrà perciò installato, in ogni appartamento, un impianto di ventilazione forzata, con 'recuperatore di calore'. Questi piccoli apparecchi, praticamente invisibili perché montati nello spessore dei muri perimetrali, arieggiano automaticamente i locali, senza dispersione di energia. Anche dopo un'intera giornata a finestre chiuse l'aria degli ambienti sarà pulita come se le avessimo appena aperte ma senza dispersioni di calore.
Aprire le finestre sarà, ovviamente, sempre possibile senza alcun problema o limitazione ma semplicemente non sarà più necessario. La continua ventilazione eviterà la possibile formazione di muffe, garantendo il massimo benessere abitativo."


I vantaggi della tecnologia VRC recyclingair Tube®
  • la facilità e l'economicità dell'installazione e manutenzione, perché l'VRC recyclingair Tube® – Max non richiede canalizzazioni di distribuzione dell'aria (a differenza dei sistemi centralizzati), ma solo un foro (nella parete esterna) di 150/160 mm (l'apparato ha una forma cilindrica di diametro 140 mm e una lunghezza a misura del vostro muro perimetrale – min. 220 mm).
  • la facilità e l'intuitività dell'utilizzo: 1 o 2 velocità (ventola), modalità estiva notturna "free-cooling" o integrabile in un sistema di domotica.
  • l'estrema silenziosità 9,5dB(A) lo rende praticamente non percettibile e adatto ad essere installato in camere da letto; recyclingair Tube® – Max è ai massimi livelli per silenziosità.
  • la possibilità di funzionamento a ventola spenta, per un ricambio costante a bassissima portata quando il locale/abitazione è disabitato.
  • l'altissima efficienza energetica (del 90%) a funzionamento costante e a bassa portata (15 m³/ora).
  • l'altissima affidabilità e qualità (garanzia globale: 2+3 anni, garanzia sul core (scambiatore di calore): 10 anni).
  • il montaggio a scomparsa nel muro perimetrale.
  • il design italiano delle griglie decorative airDecor® (disponibili con kit fonoassorbente)
Griglia decorativa Vanità di airDecor®Vanita airDecor

Griglia decorativa Vanità di airDecor®

Le caratteristiche del VRC recyclingair Tube®
  • Recupero di calore:     >90% a 15 m³/h, >80% a 30 m³/h
  • Portata*:                   15 – 30 m³/h
  • Consumo massimo*:   1,5 W a 30 m³/h (compreso consumo dell'alimentatore)
  • Livello sonoro*:          9,5 dB(A) a 15 m³/h (SWiF2 80P a 9V), 15,5 dB(A) a 30 m³/h (SWiF2 80P a 12V)
  • Lunghezza:                da 24 a 55 cm + segmenti di prolungamento / su misura da 20 cm a > 1 m
  • Diametro:                   14 cm

Per maggiori dettagli vedi la Scheda Tecnica.

* livello sonoro, portata e consumo: senza filtri e senza kit fonoassorbente.

Economia di energia / ritorno sull'investimento (ROI)

Un'approssimazione del risparmio di energia (di riscaldamento in inverno e di raffredamento in estate), per una casa/ufficio di 120m², varia da 400 a 800€ l'anno.

E' dunque possibile ripagare l'investimento di un VRC (Ventilatore con Recupero di Calore) in circa 2 anni.

Leggere anche gli articoli del blog recyclingair Project

1) Quanta energia butto dalla finestra?
2) In quanto tempo ripago l'acquisto di un ERV?
3) Quante minacce nell'aria delle nostre case? 
 
 
Progetto di Massima gratuito / Fornitura

I VRC recyclingair Tube® vengono forniti esclusivamente a seguito di un progetto di massima gratuito, eseguito dal Servizio Progettazione della Ambre Lynx Technologies Srl sulla base delle seguenti informazioni:

  1. Planimetrie/sezioni con destinazioni d'uso (post operam in caso di interventi in corso).
  2. Informazioni di dettaglio sulla struttura e composizione delle murature perimetrali e dei solai.
  3. Eventuali problematiche riscontrate, come ad esempio eccessi di umidità causati da infiltrazioni o condensa.
  4. Condizioni climatiche locali, compreso la natura e l'intensità dei venti.

N.B.: Il progetto di massima serve a garantire una realizzazione a "regola d'arte" ed a precisare gli effetti che si possono realisticamente attendere dall'intervento, nel caso specifico, dall'utilizzo dei VRC recyclingair Tube®.

s.v.p. inviare la Vs richiesta a

servizio.progettazione@recyclingair.com

 

Il nostro Servizio Clienti è a Vostra completa disposizione per ogni informazione o consulenza tecnica riguardo all'installazione o all'utilizzo al 349 67 98 935 (Ing. Bessire) dal lunedì al venerdì dalle ore 9:00 alle ore 18:00 oppure al seguente indirizzo: servizio.progettazione@recyclingair.com

recyclingair Tube® è un marchio di Ambre Lynx Technologies Srl Unipersonale P.IVA IT01069840575.
Sede legale ed operativa in Loc. Domo 63 – 02012 Amatrice – Rieti (RI)
Sede commerciale a Roma in Via B. Marliano 4 – 00162 Roma (RM)