Showing posts with label healthy aging. Show all posts
Showing posts with label healthy aging. Show all posts

13.3.11

IGF-1 - da www.my-personaltrainer.it


La somatomedina o IGF-1

La produzione locale di IGF-1 è molto importante perché molti effetti di questo ormone ricadono direttamente sulle cellule vicine (meccanismo paracrino). A livello muscolare esiste, per esempio, una isoforma di IGF-1 chiamata MGF (fattore di crescita meccanico). Il fattore di crescita insulino simile (IGF-1 insuline-like growth factor), conosciuto anche con il nome di somatomedina,  è un ormone di natura proteica con una struttura molecolare simile a quella dell'insulina. L'IGF-1 riveste un ruolo importantissimo neiprocessi di crescita del bambino e mantiene i suoi effetti anabolici anche in età adulta.
IGF1Questo potente ormone viene prodotto soprattutto a livello epatico, ma anche nei condrociti che regolano la sintesi dicartilagine, nei fibroblasti e in altri tessuti.
Una volta prodotto, L'IGF-1 viene liberato in circolo, dove si lega a speciali proteine chiamate IGF-BP (IGF-binding proteins o proteine di trasporto dell'IGF1). Queste sei proteine ne aumentano l'emivita plasmatica (da 10 minuti a 3-4 ore) prolungando così il tempo di permanenza dell'ormone in circolo.
L'IGF-1 ha attività insulino simile e promuove la proliferazione e la differenziazione cellulare, soprattutto a livello cartilagineo e muscolare (promuove l'attivazione delle cellule satellite). Le funzioni biologiche della somotomedina si svolgono sia con meccanismo autocrino che parocrino/endocrino a seconda che i tessuti bersaglio siano gli stessi che lo producono (autocrino) o altri (parocrino se raggiunge tali tessuti con il liquido extracelllare, endocrino se il fluido di trasporto è il sangue).
Come tutti gli ormoni di natura proteica anche l'IGF-1 ha bisogno di specifici recettori cellulari per espletare la propria azione. Tali recettori si concentrano soprattutto in alcuni tessuti come quello muscolare, osseo, cartilagineo, cutaneo, nervoso e renale. La loro attività è molto simile a quella dei recettori per l'insulina e non a caso, una piccola quota di somatomedina viene captata proprio dai recettori insulinici. Accanto all'IGF-1 sono state scoperte altre due proteine, chiamate IGF-2 ed IGF-3 con attività analoga all'IGF-1.

Molte azioni del GH sono mediate dall'IGF-1 e viceversa. Al contrario della somatotropina (GH) i livelli plasmatici di somatomedina sono relativamente costanti durante la giornata e non subiscono le fluttuazioni tipiche degli altri ormoni anabolici, secreti a ritmo circadiano(GH, testosterone).
Le concentrazioni di IGF-1 aumentano gradualmente nell'età infantile e nella pubertà , per poi calare nell'età adulta. Nei soggetti obesi, nonostante i livelli di GH siano ridotti i livelli di IGF1 rientrano nella norma. Deficit di IGF-1 e carenza o ridotta funzionalità dei suoi recettori, si riscontrano nei ritardi di crescita (nanismi), in casi di insufficienza epatica, nell'ipotiroidismo e nei diabetici.
Fisiologicamente i valori più bassi si riscontrano nell'infanzia e nella terza età . Tuttavia questo declino legato all'invecchiamento può essere prevenuto da un adeguato livello di attività fisica.
L'IGF-1 è dunque un potente fattore di crescita cellulare, un  ormone dalle forti proprietà anaboliche i cui meccanismi di azione non sono ancora stati completamente chiariti. A livello osseo, per esempio, stimola l'attività dei condrociti, le cellule deputate alla sintesi di nuova cartilagine e favorisce l'attività degli osteoblasti, aumentando il trofismo osseo.
Molti di questi effetti dipendono dall'interazione con il GH. Tale associazione aumenta la ritenzione dell'azoto (bilancio azotato positivo), stimola l'attività delle cellule satellite, favorisce lo smaltimento del tessuto adiposo in eccesso e  migliora la sintesi di DNA, RNA, collagene ed acido ialuronico, grazie allo stimolo sull'azione dei fibroblasti.
Attualmente la ricerca si sta concentrando sull'utilizzo di questo ormone nella cura di patologie come il diabete, l'osteoporosi, la distrofia muscolare ed il nanismo. Tali malattie sono infatti correlate a ridotti livelli plasmatici di IGF-1.

Aumentare la secrezione di IGF-1 in modo naturale

Come tutti gli altri ormoni anabolici, i cui effetti sono stati ampiamente dimostrati (DHEA, testosterone e GH), anche l'IGF-1 ha attirato l'attenzione di molti sportivi. Tuttavia il ridotto numero di studi sull'efficacia e sui possibili effetti collaterali di una somministrazione esogena e la relativa dipendenza da un ormone ben più studiato e popolare come il GH, hanno in parte smorzato l'entusiasmo per questo peptide.
A questa classe di ormoni viene infatti attribuita una serie impressionante di attività benefiche, a volte quasi miracolose, che trovano terreno fertile nel comune desiderio di raggiungere o mantenere bellezza, prestanza fisica, forza e giovinezza.
In attesa di studi che rilancino le proprietà di questo ormone e della nascita dei soliti integratori a presunta azione stimolante, vediamo qualche consiglio generale per aumentare la sintesi di IGF-1 in modo naturale.
igf1La maggior parte delle macchine costruite dall'uomo non migliora con l'uso, anzi, spesso e volentieri accade il contrario. Il nostro organismo però funziona diversamente e come sa benissimo chi frequenta il mondo delle palestre, più si usano i propri muscoli e più forti si diventa. D'altra parte, come sanno benissimo gli astronauti, se il muscolo non viene sollecitato con regolarità tende all'atrofia, ovvero ad un'involuzione delle sue caratteristiche di forza, elasticità e resistenza. Medesimo discorso può essere fatto per l'IGF-1.
Essendo un ormone anabolico, la sua massima stimolazione avviene durante esercizi ad alta intensità con forte produzione di acido lattico. Il bodybuilding sembra dunque l'attività più indicata per aumentare la secrezione e gli effetti benefici dell'IGF-1. Nello specifico il massimo stimolo si ottiene con allenamenti ad alta intensità che non superino i 45 minuti. Tale tipologia di allenamento può tuttavia essere praticata soltanto da atleti sani ed esperti, mentre è sconsigliata per diabetici, ipertesi, cardiopatici e per  chi soffre di seri problemi articolari. In questi casi sono più indicate attività di tipo aerobico come la corsa od il ciclismo che, pur avendo un'efficacia minore, contribuiscono senza dubbio a rallentarne il processo di invecchiamento.
Un'alimentazione ricca di proteine contribuisce a potenziare gli effetti dell'IGF-1 e per certi versi a stimolarne la secrezione, a patto che non si esageri con le dosi. Ricordiamo infatti che anche le proteine, se assunte in eccesso, affaticano inutilmente l'intero organismo. Le scorie prodotte, aumentando l'accumulo di tossine, favoriscono la deposizione di grasso e il decremento della massa muscolare, diminuendo l'efficienza dell'organismo. L'alimentazione dovrà quindi essere anche ricca di acquafibre e vitamine. I consigli proseguono a questo punto con le raccomandazioni di routine come l'astinenza da alcolici,droghe e fumo, l'osservanza del giusto periodo di riposo notturno e la riduzione dello stress.

IGF-1, DOPING E TUMORE

Elevati livelli ematici di questa proteina sembrano correlati ad un aumento del rischio di cancro. L'IGF-1 gioca infatti un ruolo importante, non solo nella crescita muscolare, ma anche nello sviluppo di cellule cancerose.
Come abbiamo visto la dieta e l'esercizio fisico influenzano in modo rilevante i livelli di IGF-1. Tali valori possono comunque subire un ben più rapido ed innaturale aumento in seguito all'uso di sostanze dopanti, con conseguente rischio di sviluppare alcuni tipi di tumori come quello alla prostata.

Immuni da cancro e diabete - di Agnese Codignola (il Sole 24 Ore)

Si è guadagnato molte pagine su riviste e siti internazionali l'ultimo studio pubblicato da Valter Longo su «Science Translational Medicine», non solo perché aiuta a comprendere meglio una rara malattia genetica che colpisce una popolazione dell'Ecuador, la sindrome di Laron, caratterizzata da bassissima statura, ma anche perché fornisce indicazioni sulla longevità e su malattie quali cancro e diabete, nonché una conferma indiretta ad anni di studi sperimentali. Valter Longo è un genovese trapiantato a Los Angeles, dove dirige il laboratorio di Gerontologia e biologia della Southern University. Studia condizioni che influiscono sulla durata della vita e ha dimostrato, su organismi che vanno dai lieviti agli animali, che chi ha meno Insulin-like Growth Factor-1 (Igf-1) perché sottoposto a una dieta con pochissime calorie o per specifiche mutazioni, vive molto più a lungo dei controlli, talvolta il doppio. Ebbene: anche gli ecuadoregni colpiti da sindrome di Laron, che provoca una delezione del recettore dell'ormone della crescita Gh, vivono più a lungo e sono virtualmente esenti da cancro e diabete. Il dato interessante è che l'effetto sul recettore del Gh si traduce in un drastico abbassamento dell'Igf-1, che sembra quindi essere una sostanza fondamentale tanto per lo sviluppo di tumori e diabete (come del resto suggerito da moltissimi studi degli ultimi anni), quanto per la durata stessa della vita.

20.6.10

Terza età dell'oro - di Agnese Codignola (L'Espresso - 20 Maggio 2010)

Un occidentale guadagna in media sei ore di vita al giorno. La maggior parte dei nati oggi vivrà cent'anni e più. E la scienza ha scoperto come farlo senza acciacchi


No, il genio della longevità non è uscito dalla lampada per essere trasformato in comode pilloline. Perché la salute dopo i cinquant'anni non dipende da rimedi miracolosi, ma da un mix di elementi ambientali, chimici, farmacologici, psicologici e sociali che solo ora si inizia a decrittare. Grazie ai risultati di moltissimi studi sui centenari che cominciano a dare un quadro ben definito di quali siano gli ingredienti dell'elisir di lunga vita. Posto che l'obiettivo non è quello di vivere il più a lungo possibile, ma di mantenere l'organismo sano il più a lungo possibile. Insomma, quello a cui puntano gli scienziati è un esercito di ultra-ottantenni in buona salute, ancora in grado di vivere al meglio la vita. Giacché, secondo un articolo del demografo James Vaupel, del Max Planck Institute for Demographic Researh di Rostock, pubblicato su "Nature", ogni giorno l'occidentale medio guadagna 6 ore di vita, pari a 2,5 anni ogni decennio. Il che significa che la maggior parte dei bambini nati dopo il 2000 spegneranno senza troppo clamore cento e più candeline.
Non solo Dna

L'Italia è in prima fila in questo genere di studi, perché gli italiani hanno un'età media tra le più alte al mondo, pari a 80,2 anni (84,2 per le donne e a 78,9 per gli uomini, secondo i dati Istat), e perché ospita alcune delle comunità più interessanti per chi si occupa dei supervecchi come quella sarda. Studiata da anni da Luca Deiana, ordinario di Biochimica clinica e biologia molecolare clinica dell'Università di Sassari e responsabile del programma AKeA (acronimo di A Kent'Annos, saluto molto diffuso con il quale ancora oggi, i sardi si augurano di campare cent'anni) che ha messo sotto il microscopio gli over 100 dell'isola per carpirne i segreti.
"Fino a ora abbiamo ricostruito e certificato la storia di oltre 2 mila centenari, e abbiamo visto che la salute dopo i 50 anni dipende da molti ingredienti mischiati in modo talmente perfetto da risultare quasi indistinguibili", spiega Deiana. Data la concentrazione geografica, in Sardegna come altrove si è cercato di capire innanzitutto quanto conti il fattore genetico, anche in considerazione del fatto che la longevità sembra essere tramandata di generazione in generazione, e si è capito che esistono assetti genetici che favoriscono la lunga sopravvivenza. Per esempio, una malattia diffusissima in Sardegna, il cosiddetto favismo, è particolarmente presente nei centenari, come se il deficit genetico che ne è alla base avesse un effetto protettivo. "Ma è altrettanto chiaro che i geni non bastano", ammonisce lo scienziato.

Secondo diversi ricercatori, tra i quali Leonard Guarente dell'Mit di Boston, la genetica è responsabile di non più del 30 per cento dell'allungamento della vita: i geni coinvolti sono molti - oltre 440 se si considerano tutti quelli che iniziano a invecchiare dopo i 40 anni - ma i dati dimostrano che il Dna gioca un ruolo abbastanza marginale. Tutto il resto - sostengono concordi i ricercatori di tutto il mondo - è stile di vita e carattere.

Spiega Daniela Mari, docente di geriatria e gerontologia dell'Univerità statale di Milano e responsabile del progetto sui centenari del capoluogo lombardo sponsorizzato dal Ministero dell'Università e della ricerca scientifica e in corso in cinque atenei: "Nell'arco di un secolo abbiamo visto un allungamento drastico della durata della vita in una città come Milano dove, per molti aspetti, la situazione ambientale non è certo ottimale. Come mai? Probabilmente per il miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie, come confermato anche dal fatto che si sta rapidamente colmando il gap tradizionale tra uomini e donne, perché entrambi hanno accesso a una medicina che riesce a tenerli in vita molto a lungo. E poi c'è l'alimentazione, oggi molto più sana di qualche decennio fa".

Mediterraneo in tavola

Per quanto riguarda la dieta, fino dagli anni Settanta si cerca di capire in che modo ciò che mangiamo possa influenzare quanto a lungo e in che condizioni viviamo. A oggi, alcuni elementi sono ormai certezze, come ricorda ancora Deiana: "In Sardegna la dieta è mediterranea come in poche altre zone, e ciò significa che ogni giorno ciascuno fa il pieno di antiossidanti e di elementi che, se assunti nei cibi originari (e non in supplementi) aiutano a eliminare le scorie e a mantenere l'organismo giovane, preservando anche la lunghezza dei telomeri, le strutture poste in cima ai cromosomi che si consumano con l'avanzare degli anni. Una prova? Anche chi non ha il Dna sardo e arriva da fuori è destinato a vivere più a lungo e in salute, come dimostrano alcuni vecchi non originari dell'isola".