25.4.14

La Spalla Dolorosa

La Spalla Dolorosa
http://www.tecar-rimini.it/news/la-spalla-dolorosa/
Quando si parla di "Spalla Instabile Dolorosa", si devono innanzi tutto distinguere le patologie che interessano il giovane, spesso sportivo, l'adulto  e  l'anziano.


 Sopra i 40 anni la principale causa del dolore alla spalla è un conflitto che avviene tra la testa dell'omero e l'arco coraco-acromiale: osteofitosi, infiammazioni della borsa, ridotto apporto vascolare,  sofferenza della cuffia dei rotatori e tendinopatie sono gli aspetti patologici che più frequentemente s'incontrano in questi pazienti.

Nei soggetti più giovani la patologia è spesso legata al tipo d'attività svolta, ad esempio tennis, baseball, pallavolo, nuoto, ecc.. Infatti la stabilità della spalla in alcuni sport è continuamente minata da eccessivi movimenti in extrarotazione, abduzione, velocità, ripetitività e grandi forze che tendono a spostare la testa dell'omero. Vi sono tre strutture fondamentali di stabilizzazione della spalla: muscoli che stabilizzano la scapola, cuffia dei rotatori e muscoli che s'inseriscono sull'omero, legamenti e capsula articolare. Quando traumi o lesioni da sovraccarico interessano queste strutture si può instaurare un cattivo sincronismo nel reclutamento muscolare e divenire causa di patologia. Nei primi la riabilitazione dovrà mirare ad una decompressione sottoacromiale, nei secondi al recupero della stabilità.

E' quindi essenziale distinguere la "patologia primitiva da conflitto" dalla "instabilità con conflitto secondario"!

Si possono distinguere, secondo la classificazione di Jobe, quattro tipi di pazienti:

  1. Puro conflitto e non instabilità.
  2. Instabilità primaria dovuta a microtraumi e conflitto secondario:
  3. Instabilità primaria dovuta a lassità legamentosa e conflitto secondario.
  4. Pura instabilità post-traumatica e non conflitto.

Il primo gruppo comprende generalmente soggetti oltre i 40 anni. I segni del conflitto sono evidenti; spesso vi è osteofitosi, fibrosi della borsa, sofferenza della cuffia dei rotatori e tendinite. Questi casi sono trattati con terapie mediche generali e/o locali, fisioterapia e programma specifico riabilitativo; solo in caso d'insuccesso si ricorre a trattamento chirurgico di decompressione sottoacromiale.

Nel secondo gruppo si trovano atleti che hanno sviluppato una primaria instabilità con conflitto secondario. Anche per questo gruppo la terapia è principalmente conservativa; in caso d'insuccesso la terapia è chirurgica.

Nel terzo gruppo sono compresi i soggetti che presentano una lassità legamentosa generalizzata ed in particolare sublussazione della spalla. Dopo un programma riabilitativo volto al recupero dei MM stabilizzatori della spalla il trattamento sarà chirurgico.

Nel quarto gruppo includiamo coloro che hanno un'instabilità di spalla provocata da un precedente violento trauma. Il trattamento è quasi sempre chirurgico ed avviene dopo un breve periodo riabilitativo per il recupero dell'articolarità e al riequilibrio muscolare.

Da tutto ciò si evince che, quando è stata posta una diagnosi precisa, in molti casi prima di ricorrere ad un intervento chirurgico, il Paziente inizia uno specifico programma di riabilitazione che proseguirà per circa tre mesi; Paziente, fisioterapista e medico lavoreranno in concerto per riuscire a raggiungere il miglior risultato con la terapia conservativa. Se dopo tre mesi d'intensa   riabilitazione non si raggiungerà il risultato prefissato, si renderà necessaria la soluzione chirurgica.

LA RIABILITAZIONE DELLA SPALLA CON CONFLITTO PRIMARIO

La fisiopatologia del conflitto (impingement) sottoacromiale è legata ad un contatto che avviene tra il trochite omerale e la volta acromio-coracoidea con conseguente sofferenza delle strutture molli periarticolari ed in particolare della cuffia dei rotatori (sovra e sottospinato, sottoscapolare e piccolo rotondo) e del capo lungo del bicipite.

Nella sindrome da conflitto, Neer descrive tre stadi:

  1. 20 anni circa: edema della borsa con dolore dopo un lavoro prolungato o movimenti ripetuti con braccio in elevazione e rotazione esterna.
  2. 2. Tra i 30 e i 40 anni: fibrosi della borsa con tendinite del sovraspinato (SvSp) e/o capo lungo del bicipite (CLB). Dolore presente durante un'elevazione prolungata del braccio che obbliga il Paziente ad arrestare la sua attività.
  3. Dopo i 40 anni: lesioni tendinee spesso con rottura su base degenerativa della cuffia o del CLB. Dolore permanente, anche notturno, che impedisce al Paziente una normale vita di relazione.

Il trattamento Medico e Fisiochinesiterapico (FKT) ha due obiettivi primari:

  1.  Sedare il dolore.
  2. Ridurre il conflitto sottoacromiale con appropriata rieducazione.

Per ottenere quest'obiettivo sono usati farmaci per via generale o locale; il trattamento fisioterapico nella fase acuta prevede applicazioni di ghiaccio, elettroterapia antalgica, laserterapia, ultrasuoni, ionoforesi, idroterapia, mobilizzazioni dolci.

RIDUZIONE DEL CONFLITTO TRAMITE RICENTRAGGIO ARTICOLARE

Qualunque è lo stadio evolutivo della lesione della cuffia, è utile un periodo di riprogrammazione del movimento della spalla, che ha l'obiettivo di scaricare le tensioni dei muscoli che stabilizzano la testa omerale contro la cavità glenoidea, ristabilendo l'equilibrio tra abbassatori ed abduttori dell'omero.

Lo scopo è di rinforzare i muscoli che abbassano la testa dell'omero (sottoscapolare, sottospinato, piccolo rotondo, gran dorsale, gran pettorale, capo lungo del bicipite) senza esercitare il deltoide perché ciò aggraverebbe il conflitto ed il dolore.

L'eventuale lesione della cuffia provoca anche la rottura del "ritmo scapolo-omerale"; nasce quindi l'esigenza di ristabilire, oltre al ricentraggio dinamico della testa dell'omero, una stabilizzazione dinamica della scapola. Il nostro protocollo riabilitativo prevede diverse fasi:

  1. Rieducazione posturale – per evitare l'atteggiamento di protezione (elevazione e antepulsione del cingolo scapolare) – mediante lavoro isotonico dei muscoli della spalla nei movimenti d'antepulsione, retropulsione, abbassamento ed elevazione passiva (terapista e/o carrucole).
  2. Ricentraggio passivo mediante esercizi pendolari e manovre del terapista. Questi esercizi hanno effetto antalgico e decontratturante; sono preparatori al ricentraggio attivo.
  3. Ricentraggio attivo. E' molto importante e prevede inizialmente esercizi isometrici e successivamente isotonici es. in acqua ed eventualmente isocinetici dei muscoli abbassatori della testa omerale. L'impegno sarà gradualmente crescente per arrivare al potenziamento vero e proprio.
  4. Ricentraggio automatico mediante esercizi propriocettivi a catena cinetica chiusa; è fondamentale per ottenere una gestualità normale.
  5. Recupero della specifica gestualità professionale o sportiva.

LA RIABILITAZIONE DELLA SPALLA INSTABILE

 

1: Acromion, 2: legamento coraco-acromiale 3: processo coracoideo; 4: borsa sottoacromiale 5: muscolo sovraspinato; 6: muscolo sotto scapolare; 7: cuffia dei rotatori; 8: capo lungo del tendine del bicipite

I nostri protocolli di rieducazione della spalla instabile prevedono quattro fasi:

  • 1° Fase:  Obiettivo: diminuzione del dolore e maggiore indipendenza del Paziente.  Mezzi: massaggio, terapie fisiche, mobilizzazione passiva.
  • 2° Fase:  Obiettivo: articolarità completa, corretto schema motorio. Mezzi: mobilizzazione attiva, recupero schemi motori, propriocettiva, rinforzo muscolare isometrico, rieducazione in acqua.
  • 3° Fase:  Obiettivo: Sviluppo forza e resistenza. Mezzi: Rinforzo muscolare isotonico (forza e resistenza), isometrico, isocinetico, rieducazione in acqua. Test di valutazione.
  • 4° Fase:  Obiettivo: Allenamento specifico.  Mezzi: Esercizi sport specifici, potenziamento muscolare con carichi, propriocettiva avanzata.

Gli esercizi di rinforzo muscolare nelle instabilità di spalla in genere sono praticati 3 volte la  settimana per 3 mesi. Alcuni di questi esercizi devono essere ripetibili anche in casa senza particolari attrezzature.  S'inizierà con es. isometrici, poi isotonici (con piccoli sovraccarichi o con elastici).

L'attenzione sarà rivolta ai muscoli :

1- protettori dell'articolazione scapolo-omerale;

2- stabilizzatori della scapola;

3- agenti sull'omero.

MUSCOLI PROTETTORI DELL'ARTICOLAZIONE SCAPOLO OMERALE

 I muscoli della cuffia dei rotatori  stabilizzano l'articolazione scapolo omerale. E' importante la gradualità e la progressione;  se l'articolarità è limitata s'inizierà con esercizi isometrici da posizioni di decubito laterale anche con piccoli carichi o da in piedi usando degli elastici (intra ed extra rotatori). Il sovraspinato si rinforzerà con esercizi d'abduzione a braccia anteposte di 30° e intraruotate

MUSCOLI STABILIZZATORI DELLA SCAPOLA

I muscoli stabilizzatori della scapola sono: il trapezio (con le sue tre porzioni), l'elevatore della scapola, i romboidi, il piccolo pettorale,  il piccolo e il grande rotondo.
Esercizi molto utili sono: il rematore da prono, la pressa sulle braccia e i piegamenti sulle braccia.

MUSCOLI   CHE   AGISCONO SULL'OMERO

In questo gruppo ricordiamo: il deltoide, il gran pettorale e il gran dorsale.
Questi muscoli vanno esercitati solo dopo che i muscoli dei primi due gruppi sono stati rafforzati.
Tra gli es. più comuni elenchiamo:  aperture in fuori delle braccia extraruotate, pressa con spinta contro il muro, piegamenti sulle braccia.

Durante l'esecuzione bilaterale di questi esercizi è importante correggere le eventuali asimmetrie.




23.4.14

Luciana Baroni - blog di un medico vegetariano: NUOVO STUDIO SULLA SALUTE DEI VEGETARIANI: SPECCHIETTO PER ALLODOLE MOLTO "VOLENTEROSE"

Luciana Baroni - blog di un medico vegetariano: NUOVO STUDIO SULLA SALUTE DEI VEGETARIANI: SPECCHIETTO PER ALLODOLE MOLTO "VOLENTEROSE"

http://lucianabaroni.blogspot.it/2014/04/nuovo-studio-sulla-salute-dei.html
Nelle ultime settimane è girata come un incessante tam-tam la notizia di un nuovo studio "choc", condotto da alcuni ricercatori austriaci, che nell'immaginario dei giornalisti "ribalterebbe" l'attuale stato delle conoscenze sulla buona salute dei vegetariani, dimostrando inequivocabilmente che questa non sarebbe poi così buona, ma che in verità sarebbe invece pessima. I vegetariani esaminati in questo studio risulterebbero infatti di salute più cagionevole, ricorrendo maggiormente a farmaci, dei soggetti non-vegetariani esaminati dai ricercatori.


Peccato però che, sapendo ben leggere e possedendo il raro attributo dell'onestà intellettuale, al di la del titolo e delle prime righe dell'abstract, il reale contenuto dello studio in oggetto ne sveli l'assoluta inconsistenza. Si tratta infatti di poco più di un sondaggio, in cui gli intervistati auto-riferivano i dati raccolti, compreso il fatto di essere vegetariano o meno, dato questo che negli studi seri viene invece valutato sulla base di questionari alimentari. Nessuno dei dati raccolti è stato oggetto di alcun controllo da parte dei ricercatori, non è stato raccolto alcun dato sulla composizione nutrizionale delle diete e, fatto ben più importante in termini di validità dello studio, si tratta di una analisi cross-sectional, cioè trasversale.

In uno studio trasversale viene "fotografata" la situazione in un dato momento della vita della persona, e si ricercano eventuali associazioni tra le variabili esaminate. Questo tipo di analisi ha però un limite intrinseco, che cioè NON è in grado di stabilire un rapporto di causa-effetto tra le variabili che risultano tra loro associate: anche se le modalità di raccolta dei dati fossero state rigorose (e non è questo il caso), il fatto che si tratti di uno studio trasversale non permette di stabilire alcun nesso di causalità nell'associazione tra vegetarismo e malattia: il vegetarismo è causa di malattia? essere malati porta ad adottare un regime vegetariano? Altri fattori, diversi da questi, fanno risultare questa associazione che di fatto non esiste?

Qualunque sia la risposta, è tuttavia probabile che i risultati siano frutto uno scherzo del caso, dovuto oltre alla criticità nella raccolta dei dati, anche allo scadente metodo dello studio: all'interno di un vasto campione di circa 15.500 soggetti, era presente uno sparuto gruppo di circa 300 "vegetariani", tra i quali la maggioranza consumava pesce, che sono stati messi a confronto con circa 1.000 non-vegetariani, scelti dai ricercatori tra circa i 15.000 non-vegetariani partecipanti al sondaggio. Un campione totalmente squilibrato.

Queste sono probabilmente le ragioni per cui i risultati di questo studio non sono in sintonia con i dati scientifici prodotti da circa 60 anni di studi sui vegetariani. Centinaia di migliaia vegetariani sono stati esaminati da ricercatori di più parti del mondo: i ricercatori hanno reclutato soggetti sani all'ingresso nello studio, che hanno seguito per decenni, ne hanno registrato con scrupolo le abitudini alimentari, lo stato di salute a partire da dati sanitari (ricoveri, registri di malattie) e non da interviste, e isolanto nel tempo coloro che avevano sviluppato una data malattia. Questi ultimi sono poi stati raccolti in gruppi distinti per tipo di malattia, e i ricercatori hanno analizzato i possibili fattori correlati con quest'ultima, traendo delle conclusioni sui rapporti reciproci. Solo un rapporto che si confermi come statisticamente significativo viene preso in considerazione e il fattore correlato con la malattia viene classificato come fattore di rischio, se aumenta nel tempo il rischio di sviluppare quella malattia, o fattore protettivo, se lo riduce.

Questo tipo di studi, che si chiamano prospettici proprio perché seguono nel tempo, per molti anni, molti soggetti, hanno una elevata forza dell'evidenza (a differenza di quelli trasversali): questo significa che i loro risultati sono in grado di dare informazioni attendibili su quali dei fattori associati sono legati da un rapporto di causa-effetto.

E i dati che derivano questi studi, condotti in più parti del mondo, evidenziano come, grazie alla loro dieta, i vegetariani tendano ad avere una miglior sensibilità all'insulina, ridotti tassi di tumore, diabete mellito di tipo 2, obesità, ipertensione, morte e ospedalizzazione per cardiopatia ischemica, e sin dall'età pediatrica un ridotto indice di massa corporea (BMI), rispetto ai non-vegetariani. Sono inoltre stati condotti alcuni studi di intervento che hanno dimostrato l'efficacia terapeutica delle diete vegetariane, a fronte di una buona accettabilità, sulle malattie metaboliche e cardiovascolari.

Ma tutti questi dati hanno goduto in Italia della radice cubica della risonanza di cui ha goduto questo nuovo studio, ammesso e non concesso che ciò sia accaduto. Come mai? Ma soprattutto, come mai un altro studio a firma degli stessi autori, pubblicato sempre nel mese di febbraio 2014 sulla rivista Wiener Klinische Wochenschrift (pag. 113-118), e condotto sull'intero campione di soggetti, non ha avuto alcuna menzione sulla stampa? Forse perché i giornalisti non avevano i fondi per scaricarsi l'articolo, a pagamento? O forse perché questo secondo studio porta a conclusioni che sono l'esatto contrario del primo, riportando che una dieta vegetariana sarebbe associata con un miglior stato di salute e una migliore qualità della vita?

I risultati di qualunque nuovo studio, condotto su un argomento per il quale è già disponibile una vasta letteratura scientifica accreditata, devono venire analizzati sulla base di quanto già certo. E se un nuovo studio arriva a risultati differenti da quelli già ottenuti (situazione che si dice "priva di consistenza") potrebbe guadagnare l'attenzione del mondo scientifico e stimolare nuove ricerche sul campo, solo se esso è paragonabile, come "forza dell'evidenza" agli altri studi con cui viene confrontato.

Non è questo il caso di questo nuovo studio, che per quanto sinora esposto nulla aggiunge, nemmeno un minimo di dubbio, alla solida letteratura sulla migliore salute dei vegetariani, che è l'unica certezza di questo assurdo contenzioso, espressa anche dalle Linee Guida dietetiche USA, nel capitolo 5 (costruiamo sani schemi alimentari), dove il pattern vegetariano viene classificato tra i 3 pattern dietetici sani, assieme alla dieta DASH e alla dieta mediterranea.


But, think pink!!! L'altro verso della medaglia è davvero confortante, in fondo è il vero trionfo di questa commovente e patetica storia: sbandierare i risultati di questo studio sostenendo che "ribalta" quanto sinora noto, rappresenta non uno choc, ma al contrario un endorsement nei confronti della buona salute dei vegetariani, che ha potuto finalmente essere menzionata solo per poter sostenere il contrario. Ma la buona salute del vegetariani è invece, oltre che la premessa su cui si è innescata tutta la retorica delle ultime settimane, una certezza, che non può essere messa in discussione da questo "nuovo studio", che ha immotivatamente alimentato le speranze di coloro che hanno interesse a nascondere la verità, affinché "nulla cambi".

Luciana Baroni, MD

Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana - SSNV

www.scienzavegetariana.it




20.4.14

Tutti i segreti del Deep Web - Repubblica.it

Tutti i segreti del Deep Web - Repubblica.it
"QUESTO MESSAGGIO è un avviso ai proprietari e ai frequentatori di Lolita City, Hidden Wiki e Freedom Hosting. È venuto alla nostra attenzione che voi vi sentite sicuri nel Dark Web. Che vi credete liberi di creare, distribuire e consumare pornografia infantile. Voi siete convinti che questo comportamento sia libertà di pensiero. Vi sbagliate. Voi approfittate di bambini innocenti e se continuerete a farlo riveleremo in Rete quante più possibili informazioni personali riusciremo ad avere di ognuno di voi. Noi siamo Anonymous. Noi siamo Legione. Noi non perdoniamo. Noi non dimentichiamo". Detto fatto: nel 2011 gli hacker di Anonymous assaltano una serie di siti pedofili nel Dark Web e divulgano informazioni sensibili sui 1589 utenti di Lolita City, luogo infame considerato una sorta di "paradiso dei pedofili".

Il cosiddetto Deep Web, l'Internet nascosto considerato il luogo di ogni orrore, però non è solo questo. Sono sempre di più infatti le Ong, i dissidenti e i blogger che hanno individuato proprio nel Deep Web un nuovo luogo dove incontrarsi, scambiarsi dati e informazioni, o sostenere una "giusta causa" usando il Bitcoin come moneta. Nel Deep Web sono stati clonati i documenti di Wikileaks sulle atrocità della guerra in Iraq e Afghanistan, e sempre qui i whistleblowers, le "talpe" che denunciano governi e funzionari corrotti, proteggono le loro rivelazioni.

E dunque, che cos'è il Deep Web? Detto anche Invisible Web, è la parte non indicizzata dai motori di ricerca. Una parte fatta di pagine web dinamiche, non linkate, generate su richiesta e ad accesso riservato, dove si entra solo con un login e una password: come la webmail. Questo accade perché i motori di ricerca funzionano con i crawler, i raccoglitori di link. Li categorizzano, li indicizzano, e li restituiscono in pagine ordinate quando digitiamo una parola sul motore preferito. Ma se i link non ci sono, non possono farlo. Un altro motivo per cui non riescono a trovarle potrebbe essere perché quelle pagine sono inibite ai motori di ricerca con il comando norobots. txt .

Ma il Deep Web non è solo questo. È anche il mondo dei database scientifici e dei siti che cambiano continuamente indirizzo, delle Vpn, le reti private virtuali che connettono direttamente il tuo computer a un altro: se usi un software di anonimizzazione che cifra i contenuti dei tuoi scambi con la crittografia, nessuno (o quasi) ti può trovare lì dentro.

Per enfatizzarne il carattere rischioso e illegale in passato il Deep Web è stato spesso confuso col Dark Web, ovvero con l'insieme di pagine e servizi web intenzionalmente nascosti a cui si accede con indirizzi impossibili da ricordare o con software di anonimizzazione come Tor, che consente l'accesso ai siti . onion e altri hidden services. In sostanza è esso stesso una porzione del Deep Web. Arturo Filastò, venticinquenne ideatore di Ooni, uno strumento nato all'interno del progetto Tor per misurare la censura nel mondo, spiega con due esempi italiani perché il Deep può non essere Dark: "Globaleaks, (la piattaforma italiana di whistleblowing, lontana parente di Wikileaks, ndr) non esisterebbe senza Tor. E anche Mafialeaks, una piattaforma di denuncia sulla mafia, non sarebbe mai nata".

Non si conoscono le esatte dimensioni del Deep Web. Secondo la società di analisi dati Bright Planet sarebbe circa 500 volte più grande del web di superficie, ma per il direttore dell'Istituto di informatica e telematica del Cnr di Pisa, Domenico Laforenza, "non esistono attualmente metriche e tecnologie per misurarlo ". Per immaginare come è fatto pensiamo a un iceberg. Sopra la superficie del mare c'è la parte più piccola, il web accessibile a tutti, quello che cerchiamo con Bing e Google. E sotto la superficie c'è il Deep Web, molto più esteso, a cui non si arriva coi motori di ricerca. Non è veramente invisibile, è solo difficile da vedere. In realtà, come ci ricorda Ivo Schiaroli nel libro
Dark Web & Bitcoin (Lantana editore, 2013), sarebbe più corretto paragonarlo al pianeta Solaris descritto da Stanislaw Lem, "un oceano in continuo mutamento".

Nel Deep Web ci sono siti che offrono file illegali, ma anche pagine di istituzioni scientifiche, database di organizzazioni internazionali e biblioteche universitarie. Come ci si arriva? Con un link mandato via email o con motori di ricerca a pagamento. Leo Reitano, giornalista esperto di investigazioni digitali, spiega: "Motori di ricerca specializzati come Silobreaker o il portale CompletePlanet ci conducono all'esplorazione di enormi database del Deep Web e con specifiche parole chiave ci consentono di fare ricerche su materiali selezionati e provenienti da fonti attendibili e qualificate. Tutto perfettamente legale". Esempi? Deepwebtech. com consente di fare ricerca su business, medicina e scienza; theeuropeanlibrary. org su ingegneria, matematica e informatica.

In molti paesi dove la censura e l'autoritarismo imbavagliano le aspirazioni della democrazia fra pari, il Deep Web sta diventando sempre più una risorsa e una speranza. La nuova frontiera della cultura, dell'arte, della creatività e della religione, quando salire in superficie può portare al carcere, alle torture, alla morte. È nel Deep Web che i fan dell'artista cinese Ai Wei Wei organizzano i loro incontri. È attraverso il Deep Web (e Tor) che gli oppositori siriani del regime di Assad comunicano al mondo e Amnesty International ha potuto raccogliere le fotografie delle torture e dei maltrattamenti della guerra in corso. Frank La Rue, inviato speciale dell'Onu per la libertà d'espressione, ha chiarito davanti all'assemblea delle Nazioni Unite che "l'anonimato e la comunicazione sicura sono cruciali per una società aperta e democratica". Il confine tra il legale e l'illegale, tra la paura e la speranza, non è mai stato così sottile.



Pareggio di bilancio? Siamo già in attivo di CARLO CLERICETTI - Repubblica.it

Pareggio di bilancio? Siamo già in attivo di CARLO CLERICETTI - Repubblica.it

http://www.repubblica.it/economia/rubriche/il-commento/2014/04/19/news/pareggio_di_bilancio_siamo_gi_in_attivo-83996017/?ref=HRER3-1
Altro che chiedere un rinvio per l'obiettivo del pareggio di bilancio, come ha appena fatto l'Italia: siamo già in attivo, e neanche di poco, un punto di Pil. Ma non è che qualcuno sbagli i conti. E' che dietro una questione che sembrerebbe puramente tecnica si cela, come avviene quasi sempre, un problema squisitamente politico. La cosa è complessa, cerchiamo di spiegarla.


Il pareggio di bilancio che siamo tenuti a raggiungere è quello "strutturale": significa che alle entrate e uscite effettive si applica una correzione per tener conto di quanto abbia influito la situazione economica contingente, e si considera come sarebbe andata se l'economia non fosse stata sotto stress per la crisi, cioè in situazione "normale". Già qui si capisce che siamo in mezzo a concetti del tutto discrezionali: quale sarebbe la "normalità" dell'economia? La definizione non può che essere convenzionale. Ma andiamo avanti.

Il Pil "strutturale" si calcola in base a una procedura fatta di ipotesi macroeconomiche e di formule matematiche. La matematica conferisce sempre un'aura di oggettività, che però è del tutto falsa: la formula non è altro che la trasposizione di una teoria, e le teorie, questo lo sanno tutti, possono sempre essere contraddette. Il metodo di calcolo utilizzato dalla Commissione Ue, nello specifico, è basato sulla teoria economica neoclassica, quella a cui si riferiscono tutti coloro che appartengono all'area politico-culturale comunemente nota come "liberista". La stessa teoria su cui è basato tutto l'impianto della costruzione europea, pensata nel periodo di massimo successo di quelle idee.


Accade però a volte che l'applicazione delle formule generi effetti che qualunque persona non accecata dall'ideologia definirebbe insensati. E questo è per l'appunto ciò che è accaduto - sta accadendo - con la procedura di calcolo del Pil strutturale. Uno degli elementi di questo calcolo è il "tasso di disoccupazione strutturale", con cui si indica quel tasso di disoccupazione al di sotto del quale si generano tensioni sui salari e sull'inflazione. Attenzione, anche con quest'ultima proposizione siamo nel campo dell'applicazione di una teoria economica, non di una legge della fisica o della chimica. Fatto sta che dalla formula della Commissione salta fuori che il tasso di disoccupazione strutturale dell'Italia è del 10,4% nel 2013 e del 10,8 nel 2014. Se ne sono accorti Stefano Fantacone, Petya Garalova e Carlo Milani del Cer, che, rilevando giustamente che si tratta di un dato assurdo, hanno rifatto il calcolo cambiando quel dato e rilevando che basterebbe portarlo all'8,6% per ottenere che l'Italia il pareggio strutturale l'ha raggiunto già nel 2013 (anzi, risulterebbe un piccolo surplus dello 0,1% del Pil).

Repubblica ha chiesto al Cer di calcolare che risultato si otterrebbe se la disoccupazione strutturale fosse portata invece al 6,5%, e il risultato è clamoroso: senza cambiare nient'altro nel metodo di calcolo i nostri conti pubblici - sempre sotto il profilo strutturale - risulterebbero in attivo - per il 2014 - dell'1% di Pil: si tratta di circa 16 miliardi. Dunque non solo non saremmo tenuti a ulteriori tagli, ma avremmo una cifra non indifferente da spendere per sostenere l'economia.



Perché il 6,5%? Cominciamo col dire che non si tratta di un obiettivo utopistico, né massimalista. Una disoccupazione a quel livello è ancora relativamente elevata, ben lontana dalla situazione di piena occupazione che dovrebbe essere l'obiettivo di ogni politica economica. Una volta lo era, anzi: l'obiettivo della piena occupazione era la ragion d'essere della "scienza" economica. Ma poi le cose sono cambiate e ha prevalso la convinzione che bisognasse occuparsi dell'efficienza dell'economia, e l'occupazione ne sarebbe stata la conseguenza, E questo è ancora il pensiero dominante, nonostante le smentite della realtà.

Comunque, il 6,5% è per esempio l'obiettivo indicato dall'ex presidente della Federal Reserve Usa, Ben Bernanke, come prioritario per le decisioni di politica monetaria, anche a costo di un rialzo dell'inflazione nel breve periodo (cosa che comunque non si è verificata), e confermato dall'attuale presidente, Janet Yellen. Ma è anche il tasso che aveva raggiunto l'Italia nel 2008, prima dello scoppio della crisi (anzi, era anche qualcosa in meno), senza che si producesse nessuna tensione, né sui salari, né sull'inflazione. Un obiettivo realistico, dunque, sul quale nessuno dovrebbe avere qualcosa da obiettare.

Ma allora le procedure di calcolo della Commissione Ue, che producono un risultato così abnorme, sono sbagliate? Non le procedure in sé: è sbagliata la logica che le guida ed è sbagliato l'obiettivo politico assunto come prioritario, cioè un astratto pareggio del bilancio. E' appunto quello che si diceva all'inizio: il problema, prima ancora che tecnico, è politico.

L'Italia però quelle procedure le ha accettate. Potrebbe, adesso, contestarle? Sì che potrebbe. Le metodologie non sono cristallizzate nei trattati, e di fronte a risultati palesemente assurdi e politicamente inaccettabili avremmo tutto il diritto di chiedere che siano immediatamente riviste. Certo, non dovremmo dare l'impressione di voler fare i Berlusconi di turno, che appena si allenta la pressione della crisi ricominciano a fare spese in libertà e abbandonano le riforme necessarie (che non è detto che coincidano con quelle attualmente in discussione). Abbiamo però un appiglio concreto per affermare che oggi le regole europee sono sbagliate e ci spingono in un circolo vizioso che soffoca le possibilità di ripresa e dunque rende anche impossibile rispettare gli impegni sul debito, e non fa altro che impoverire sempre più la nostra economia. Avremo il coraggio e la capacità di seguire questa strada?



31.3.14

Austria. Un tuffo nella natura - Repubblica Viaggi

Austria. Un tuffo nella natura - Pagina 1 | Repubblica Viaggi
Saalfelden e Leogang sono i due borghi austriaci che danno il nome ad una delle più interessanti - e meno conosciute dagli italiani - aree turistiche del salisburghese, non molto lontano dal confine del Brennero. Saalfelden è uno splendido paesino dalle antiche tradizioni, dove tutto è a misura d'uomo, incluse le numerose botteghe ed aziende agricole dove è possibile fare shopping di prodotti genuini, rigorosamente biologici e a km zero.  Leogang è invece un villaggio prevalentemente turistico - alcuni dicono il più emozionante di tutta l'Austria -  particolarmente adatto agli sportivi. Insieme danno vita alla regione turistica Saalfelden Leogang, dove la natura regna ancora sovrana, l'ideale per una breve vacanza di primavera o per l'ultima sciata della stagione, su oltre 200 km di piste per tutti i gusti.

Qui, tra spettacolari panorami alpini, limpidi torrenti e boschi a perdita d'occhio, si trova infatti uno dei Bike Park più famosi e spettacolari d'Europa, dove i più esperti  possono affrontare lunghe discese mozzafiato, mentre i principianti (grandi e piccini) sono invitati ad avvicinarsi a questo sport con itinerari decisamente meno impegnativi. Per i patiti delle due ruote non c'è che l'imbarazzo della scelta tra 720 km di tracciati montani per MTB e 480 km di piste ciclabili. E se non vi piace pedalare nessun problema. Il Saalfelden Leogang è in grado di soddisfare le aspettative di chiunque abbia voglia di muoversi, tra passeggiate, gite ai rifugi, trekking, alpinismo, parapendio, equitazione e rafting. Senza dimenticare i golfisti che hanno a loro disposizione i due campi da 18 buche di Brandlhof e Urslautal, mentre per i più esigenti ci sono ben 15 campi da golf nel raggio di 70 km. Ai bambini è invece dedicato il parco divertimenti Nature & Stone.

Ma la regione è anche attenta alla vacanza culturale. Saalfelden  ha ben quattro castelli, uno dei quali è sede del Ritzen Museum, con una raccolta su folclore e tradizioni della regione, dove dal 1° maggio è possibile visitare una mostra temporanea dedicata agli affreschi romani. Per l'occasione sarà esposto anche il più importante affresco romano scoperto a Salisburgo. A Leogang ha invece sede un museo che racconta le tradizioni minerarie della zona. Dal 5 giugno lo spazio ospiterà anche un'interessante mostra sulle Madonne gotiche, dove saranno esposte alcune opere prese in prestito dal Louvre di Parigi, dalla Galleria Nazionale di Praga e dal Museo Nazionale tedesco di Norimberga. Assolutamente da non perdere la visita al piccolo villaggio minerario di Hütten,  dove è possibile ammirare una fucina costruita nel periodo tardo gotico e ancora oggi in uso e una torre medievale. La regione, dove si estraeva anche oro, ha una storia mineraria antica di oltre 3000 anni, simpaticamente raccontata dai tour animati organizzati da maggio ad ottobre. Chi invece preferisce l'arte contemporanea la Nexus Art House propone, durante tutto l'arco dell'anno, mostre, conferenze, spettacoli teatrali, concerti, letture e altri eventi.

Saalfelden Leogang festeggia il solstizio d'estate del 21 giugno con lo spettacolare Berge in Flammen (Montagne in fiamme). Si tratta di un'antica tradizione pagana che vede gli abitanti delle vallate salire sulle cime delle montagna per accendere grandi falò che illuminano il cielo e le vallate. Alla fine di agosto  Saalfelden ospita anche un importante festival internazionale di jazz.

L'ospitalità di qualità è assicurata da numerose strutture turistiche, tra le quali l'hotel  Forsthofgut, definito il primo centro benessere "orestale in Europa. L'albergo è circondato da un parco di 30.000 mq con tanto di lago balneabile e dispone di un'ampia SPA, immersa nella foresta. Chi è alla ricerca di lusso esclusivo può scegliere invece gli chalet del villaggio alpino Priesteregg a Leogang, situati a 1.100 metri d'altitudine. Ogni baita dispone di una propria sauna, caminetto, vasca da bagno wellness esterna e una Jacuzzi per l'idromassaggio.(31 marzo 2014)



30.3.14

Primavera a Stoccolma. Su due ruote - Repubblica Viaggi

Primavera a Stoccolma. Su due ruote - Pagina 1 | Repubblica Viaggi

Quattordici isole, 57 ponti, tanto verde, una sola città. Definita da molti la "Venezia del Nord", Stoccolma è uno dei luoghi più incantevoli e vivibili d'Europa. Qui si è realizzato il perfetto sviluppo cittadino sostenibile, con ampi parchi cittadini e mezzi pubblici efficientissimi (compresi i battelli che attraversano i canali), in una realtà urbana poco più grande della città di Torino dove è possibile spostarsi in bicicletta senza alcuna difficoltà. È per questo che qualche anno fa Stoccolma ha potuto fregiarsi del titolo di Capitale più ecologica d'Europa.

Scoprire Stoccolma, con i bike sharing. La bicicletta può essere anche un modo alternativo e soprattutto economico per scoprire - da turisti - la città. Grazie alle dimensioni del tessuto urbano e pendenze modeste, ogni luogo è facilmente raggiungibile, risparmiando sul trasporto pubblico, relativamente caro. Se portarsi la propria due ruote dall'Italia non è semplicissimo e forse non particolarmente economico, la soluzione più comoda è certamente il bike sharing, a disposizione sia degli abitanti della città che dei turisti. Il servizio - denominato Stockholm City Bikes - si può utilizzare da aprile ad ottobre con un mini abbonamento di tre giorni oppure stagionale. Dopo averlo acquistato allo Stockholm Tourist Centre o su Internet, si può salire in sella alle biciclette alloggiate nelle 110 aree riservate, sparse su tutta la città, dalle 6 di mattina alle 10 di sera e per non più di tre ore consecutive. Le biciclette non sono il massimo dell'eleganza ma garantiscono la dovuta manegevolezza e sicurezza con il freno a contropedale, il cambio e ampi parafanghi, oltre allo spazio per portare borse e zaini. Per l'intera stagione il costo è di poco più di 30 euro, mentre per la "tre-giorni" il prezzo si aggira intorno ai 17 euro. Chi vuole, può integrare questo abbonamento a quello del trasporto pubblico, unificando il tutto sulla scheda magnetica SL Access.

Ma se piove? Il problema di Stoccolma, come di molte città del nord è certamente il meteo. La fortuna è determinante in un viaggio di pochi giorni. La città, soprattutto dalla tarda primavera all'autunno, può vivere tutte le stagioni nell'arco delle 24 ore. Pioggia intensa può cadere improvvisamente in una giornata che era iniziata con un bel sole e le temperature precipitare o salire improvvisamente. Pedalare sotto la pioggia è certamente una cosa che gli svedesi fanno regolarmente. Per noi italiani non è così usuale. Per questo l'abbonamento potrebbe in alcuni casi non essere conveniente o comunque eccessivamente vincolante.

Djurgården, l'isola che (non) c'è. Allora non resta che rivolgersi ai vari chioschi sparsi lungo i canali nelle zone a maggiore presenza turistica come a Djurgården dove è possibile affittare una bicicletta per qualche ora e godere del verde del meraviglioso parco a pochi passi o a poche pedalate dal centro della città. Djurgården è l'isola-parco preferita dagli abitanti di Stoccolma che amano trascorrere qui lunghi momenti di relax, oltre alla Festa di Mezza Estate e gli acquisti al mercatino di Natale di Skansen, il più antico museo all'aperto della Svezia, realizzato su una delle colline dell'isola. Djurgården è la meta imperdibile per chi vuole immergersi nel verde svedese e far visita ai più noti musei di Stoccolma. Qui, oltre a Skansen, c'è il Vasa Museet, l'enorme struttura di cemento armato che contiene un galeone affondato nel 1628 nelle acque di Stoccolma e recuperato e restaurato alcuni decenni fa. A pochi metri dal Vasa, sorge il Junibacken, un luogo magico dedicato ai bambini e non solo. Si tratta di un particolare museo delle fiabe svedesi, dove trovano molto spazio i personaggi nati dalla penna di Astrid Lindgren: Emil, Karlsson e soprattutto la famosissima Pippi Calzelunghe. Un trenino condurrà i bambini in un viaggio tra le favole. A Djurgården ci sono, inoltre, il Nordiska Museet e un parco giochi, entrambi raggiungibili senza alcuna difficoltà in sella ad una bici. Ma per godere appieno del verde, proseguite lungo la Djurgårdsvägen, strada che conduce nella parte più selvaggia dell'isola. Le casette di legno, colorate di rosso e bianco diventano più rade. La natura predomina e l'odore del bosco si fa sempre più intenso. Non stabilite un percorso prefissato: entrate in un sentiero e pedalate. Rimarrete a bocca aperta quando gli scoiattoli attraverseranno la strada, veloci con le loro lunghe code. O quando incontrerete cavalli e mucche al pascolo, su prati verdissimi ai bordi del bosco, mentre il blu dell'acqua dei canali compare tra le canne. Con "Bike Hike", inoltre, è possibile pedalare nella storia di Stoccolma con escursioni guidate (in inglese) di tre ore sull'isola da maggio a settembre.

Pedalare a Gamla Stan. Dalla natura alla storia. Un altro posto dove si può pedalare è l'isola di Gamla Stan. E' un vero piacere immergersi nel dedalo di stradine della parte più vecchia di Stoccolma tra piazze medievali e strade acciottolate. Ogni incrocio è un incanto architettonico. E la sera i lampioni e la luce del tramonto la rendono magica. Da visitare qui è certamente il Palazzo Reale dove è possibile partecipare al sontuoso cambio della guardia e dove è possibile entrare, visto che una parte dell'edificio è stata trasformata in un vero e proprio museo della Corona. Il tour a Gamla Stan può proseguire anche alle vicine e verdi isole di Skeppsholmen e Kastellholmen. Da quest'ultima, in posizione rialzata rispetto al mare, si può godere di una vista a 360 gradi sulla parte più bella della città, con scorci particolari verso Djurgården e il suo parco giochi dal quale arrivano le urla di chi sta affrontando le montagne russe, verso il quartiere bohémien di Sodermalm, verso Gamla Stan e verso il mar Baltico, increspato da improvvise raffiche di vento. Da non perdere anche una pedalata a Drottningholm (che può essere raggiunto anche in battello con bici al seguito, l' Haga Park o il Ulriksdal Park.

Come gli svedesi. A Stoccolma moltissime persone usano la bicicletta per gli spostamenti urbani. Dalla ragazza sportiva che va in palestra, al manager in giacca e cravatta. Si tratta di un mezzo di trasporto cool. Gli stessi abitanti di Stoccolma non si preoccupano troppo dei furti: alcune biciclette vengono lasciate libere, altre vengono assicurate con semplici lucchetti alle rastrelliere che si trovano nei vari angoli della città. Provate anche voi per un giorno a vivere come loro, spostandovi per le strade, da un negozio all'altro in sella ad una bicicletta. Percorrete - facendo però attenzione ai pedoni, la via dello shopping, Drottninggatan, tra concept shop e abbigliamento, tra botteghe e caffè. Verso le 17 fermatevi, appunto, in uno di essi, e degustate la tipica merenda svedese, sorseggiando un caffè americano mentre assaporate le burrose torte che offrono i vari locali.

Negli ostelli più impensabili. Se muoversi in bici per Stoccolma è piacevole e soprattutto economico, si può risparmiare anche sull'alloggio. La capitale svedese ha standard elevanti per quanto riguarda le strutture alberghiere. Ad alti standard, però, corrispondono anche costi non proprio abbordabili. Se dormire in campeggio non è ideale in questa stagione, è possibile soggiornare negli ostelli perfettamente curati, dall'aspetto essenziale e pulito. Ma consigliamo comunque a chi vuole risparmiare trascorrendo la notte in luoghi curiosi e particolari, di provare alcuni ostelli realizzati in posti impensabili. Vicino all'aeroporto di Arlanda, c'è un Jumbo 747 dismesso nel quale è stato realizzata una struttura alberghiera. L'arredamento, ovviamente, riprende tutti gli elementi classici degli aerei, dagli oblò ai sedili, dagli steward alle hostess. Per i più romantici, è imperdibile, invece, l'ostello realizzato in un antico veliero, il Chapman, ormeggiato lungo il pontile dell'isola di Skeppsholmen, dal quale si può ammirare Gamla Stan e il Palazzo Reale, in una posizione veramente strategica. Si tratta di un ostello - con tanto di ristorante a bordo - dedicato ai giovani, i quali possono godere di sconti e agevolazioni tutto l'anno. (28 marzo 2014)



27.3.14

Londra. Una capitale a misura di bimbo - Repubblica Viaggi

Londra. Una capitale a misura di bimbo - Pagina 1 | Repubblica Viaggi
Il punk, il Big Ben, il British museum, i mercatini: come hanno imparato generazioni di italiani, tutti abbiamo il nostro buon motivo per andare a Londra. London calling, e il richiamo è valido per tutte le fasi della nostra vita, anche, ad esempio, quando si diventa genitori e le priorità in teoria dovrebbero cambiare. Prima di andare alla ricerca di quel vinile che troveremo solo da Music & Video Exchange, di un fumetto da Forbidden Planet o di un vestito da Harrod's ci si preoccupa di come far passare una bella vacanza anche ai bambini. E ancora una volta, Londra non tradisce.

Le soluzioni per i più piccoli sono tante, sia open air che all'interno. Carichi di ottimismo (a Londra piove spesso? Non quando ci andremo noi) cominciamo dai parchi. Per ore di divertimento gratuito (e non è un elemento secondario: ingresso libero e nessun gettone per giostre o infernali macchinette) c'è il Diana Memorial Playground, all'interno dei Kensington Gardens. Questo spazio, dedicato a Lady D, inaugurato nel 2000, è caratterizzato da una serie di ambientazioni e percorsi in legno dove i bambini possono salire e aggirarsi liberamente. Quello che colpirà anche gli adulti è la riproduzione di un enorme vascello pirata in legno. Una nave in piena regola, tutta da esplorare, con tanto di vele, cime, oblò, alberi: tutto perfettamente a misura di bambino. Intorno, piccole barche scialuppa e tanta sabbia dove tuffarsi. A pochi passi poi, ecco le tende di un villaggio indiano a grandezza naturale. E ancora, un fortino con ponti e scale, sempre rigorosamente in legno,oltre a giochi più classici come altalene e scivoli.

L'ambientazione poi non va sottovalutata: siamo in un angolo di Hyde Park, e i famosi scoiattoli vengono tranquillamente a fare due salti. Ogni anno più di 750.000 bambini giocano in questo verde paradiso londinese, e per i genitori esausti c'è un caffè dove sedersi all'aperto. Se questo angolo è decisamente il più originale, tutti i parchi di Londra sono ovviamente una risorsa, e ad Hyde Park come a Regent's Park è sempre possibile affittare biciclette, pedalò, e trascorrere parte della giornata remando nei laghetti artificiali.

 Va bene, certo, ammettiamo pure che almeno un giorno di pioggia nella nostra vacanza londinese ci renderà difficile la visita al parco. Niente paura: come è ovvio, le soluzioni per bambini sotto a un tetto sono infinite. Dotati di molta forza di volontà e determinazione a non cedere a ogni richiesta, un giro da Hamley's va fatto: è il negozio di giocattoli più grande della città. Sei piani, divisi per generi e tipologie di giochi, e tanti piccoli spettacoli a ogni angolo: i commessi mostrano giocattoli, trucchi magici, costruzioni, con dimostrazioni e possibilità di provare praticamente tutto. Molti papà si fermeranno a giocare con le macchine telecomandate, e i bambini potranno tranquillamente sedersi a disegnare.

Se poi vorrete cimentarvi in esperienze ai limiti dell'immaginazione, la visita ai musei della capitale inglese è ciò che fa per voi. Tra tutti spicca il Natural History Museum, a South Kensington, dove con i vostri figli potrete vagare alla scoperta di animali imbalsamati, fossili e dinosauri a grandezza naturale! Tutto ciò vi sarà però permesso a patto di aver già vissuto e superato vittoriosi l'avventura per antonomasia: l'interminabile fila per l'accesso al museo, che nei giorni di pioggia, e magari con passeggino al seguito, diventa una vera e propria sfida anche per l'adulto più devoto e paziente! Poco lontano, e certamente di più rapido accesso, c'è lo Science Museum, il museo della scienza. All' interno mille possibilità ed esperimenti per mettere alla prova la vena scientifica dei vostri figli tra pozioni d'acqua, luci roteanti e spettacoli di bolle di sapone ed ombre magiche.

Dopo lo Science Museum per una pausa in relax, sempre in zona Kensington, anche per i genitori, all'hotel Baglioni (60 Hyde Park Gate) troverete un aperitivo dal sapore nostrano nel bar della hall e cucina "all'italiana" con pasta al dente e cappuccino fumante. Oltre a camerieri che parlano italiano. A proposito di pasti, non in tutti i ristoranti i bambini sono bene accetti. Ma ci sono catene come Giraffe dove è possibile mangiare un hamburger o un'insalata dal sapore asiatico accompagnata da una bella scatola di colori e fogli per disegnare per i vostri figli. Anche Bill's ha una serie di bistrot che servono cibo spesso bio e permette di acquistare i prodotti che vengono serviti, come marmellate o olio.

Per gli amanti degli animali, altri due imperdibili fiori all'occhiello della capitale inglese: il London Zoo e il London Acquarium. Lo zoo si trova all'estremità nord di Regent's Park. E' bello ed economico, dal momento che è gratuito per i bambini sotto i tre anni e con riduzioni fino ai sedici. Nella bella cornice cittadina, incontrerete specie animali di ogni tipo...questa volta però in carne ed ossa! Munitevi di noccioline per giocare con le simpaticissime scimmie inglesi. All'acquario invece troverete circa 400 specie marine e più di 50 vasche e sempre a prezzi accessibili,che variano dalle £14 alle £20, con possibilità di un biglietto famiglia a circa £60.

A Londra con i bambini poi c'è un passaggio praticamente obbligato: uno dei musical del West End. Tanti i teatri e i relativi cartelloni, con storie e miti sempreverdi, dal Re Leone al mitico Cat's, da anni on stage! Trovare i biglietti, vista la vastità dell'offerta, è decisamente semplice. Potete farlo online, nei teatri stessi oppure, a volte senza nemmeno dover fare troppa fila, in uno dei tanti rivenditori della zona, intorno a Leicester Square, a Cranbourn Street. Tra l'omaggio ai Queen di We Will Rock You e Billy Elliot, forse lo spettacolo che i più piccoli possono davvero apprezzare è proprio The Lion King. Dal 1999 il bel Lyceum Theatre è diventato la casa del Re Leone. Inutile ricordare le musiche di Elton John, la danza e l'ambientazione africana, tutte pluripremiate. Dopo il teatro per un cocktail (ovviamente analcolico per i più piccoli), proprio di fronte al Lyceum c'è il lobby bar dell'Hotel One Aldwych (al civico 1 della strada omonima), uno degli alloggi baby friendly della città. Camere spaziose per famiglie, regalini per i più piccoli e tutto il necessario per la loro permanenza inglese. Ad accogliervi alla reception troverete anche Spencer, una cane scolpito che da anni è la mascotte di questo bell'angolo della capitale. Qui, tra l'altro, c'è la migliore colazione d'Inghilterra: almeno così ha deciso Visit Britain, che ha premiato il ristorante Indigo con il 2013 Breakfast Award.(27 marzo 2014)



23.3.14

How to Grow Sprouts at Home — Grounded NutritionGrounded Nutrition

How to Grow Sprouts at Home — Grounded NutritionGrounded Nutrition

Il crudismo, i buongustai dei sapori naturali: "È l'elisir di lunga vita" - Repubblica.it

"Il crudismo è uno stile di vita, è una forma di salutismo e la longevità è la sua promessa". A parlare così è Matteo Morozzo Della Rocca chef crudista, ovvero fautore di un'alimentazione senza l'uso di cibi cotti. "La strada - aggiunge  è quella olistica e spirituale ed è notevole il senso di benessere fisico". Matteo fa corsi di cucina crudista in un piccolo albergo a pochi passi dalla stazione Termini, il Beehive, letteralmente "alveare", dove un martedì ogni quindici giorni si organizzano pure cene crudiste. Ma non è tutto. Lui organizza catering, cucina torte crude e le consegna a domicilio e fa cene in tutto il mondo con la sua organizzazione Raw in Rome. "Recentemente abbiamo attivato anche la consegna di lunch box crudisti, nonché vegetariani e vegani agli uffici romani della Fao". Per una pausa pranzo decisamente più salutare.

A conferma che crudo è meglio, a breve nella capitale arriva pure Grezzo, nel quartiere Monti, dove il consulente esclusivo e responsabile di tutta la produzione e formazione del laboratorio è Vito Cortese, famoso chef crudista, fondatore di "Nudocrudo". Nella bottega di Monti, inaugurazione prevista entro aprile, arriveranno cioccolata, dolci e gelati crudisti, ovvero "l'evoluzione sana del dolce" sottolinea Cortese, con ingredienti di origine vegetale e naturale: niente forni e fornelli, niente glutine, né lieviti, lattosio, zuccheri raffinati e né soia e si potranno acquistare pure uova di Pasqua di raw chocolate. C'è però chi obietta al tutto crudo. È il caso della dottoressa Sara Farnetti la nutrizionista romana del momento che dice "il cibo crudo è quello che meglio può fornire le sostanze perché non è manipolato e ciò è sinonimo di vitalità, di mantenimento delle vitamine termolabili, ma le scelte univoche maltrattano l'organismo e per fare scelte salutari è meglio fare mix intelligenti".

In vista dell'estate ogni tanto si possono bere gli smoothies e le centrifughe salutari a base di verdure come quella con barbabietola, carota viola, mela verde, zenzero e wheatgrass ovvero l'erba di grano germogliato, preparate da Luca De Marco e Francesca Lombardi di Aromaticus, un piccolo spazio in via Urbana dedicato al green dove si possono mangiare anche insalate "crudiste" con misticanza, radicchi selvatici, raperonzoli, germogli, crescioni, fiori eduli, erbe aromatiche, nonché a breve creme ghiacciate di verdure rigorosamente non cotte, drenanti e depurative. Come le centrifughe di verdure o i frullati zero latte, effetto disintossicante, di Vitaminas 24 al Pigneto: barbabietole, carote, mele, zenzero, bieta, finocchi, lattuga provengono da un'azienda biologica dei Castelli Romani, mentre la frutta tropicale è in diretta dal Brasile tra açai, acerola, caja, graviola, cupuaçu. L'insalata con zenzero e fiori eduli da portare via e mangiare in ufficio al posto dell'untuosa pizzetta si compra da Spasso Food in via Appia, mentre da La Zazie dietro piazza Fiume si mangia sano con frutta e verdura anche centrifugata. Salute e forma fisica vanno a braccetto.



How to Make a Moss Lettuce Basket

Not only is this lettuce and moss basket attractive covered in foliage, texture, and color, it looks good enough to eat. Moreover, it is! This edible container is so lovely it can hang in the front entryway; and, it's fantastic to eat and healthy for you. That's why I love to make these baskets. You can grow them anywhere outdoors as long as it gets full sun to partial shade. This is a great way to grow edibles, even if you live in an apartment or condominium with only a balcony space to grow your food.

One of the benefits of lettuce growing in a hanging basket is slugs can't get to them! When it's time for dinner, I step out on my deck, snip leaves here, and snip leaves there, always leaving enough of the center of each lettuce plant to keep growing. I don't harvest a whole head of lettuce; I just keep trimming away for healthy, fresh salad greens for dinner or lunch. This will last a month or two, until the heat hits and the leaves turn bitter as it prepares itself to flower. By then I have another basket planted for a late summer to fall harvest. I plan to try one for winter and see if the plants are hardy enough hanging outside in the cold. Lettuce growing in the ground will survive outdoors all winter if protected from rain in our maritime climate.

The down side to wire hanging baskets is they dry out easily. They need to be watered daily once the season warms up. Before then you want to check the containers often and water as needed. I don't recommend water crystals for keeping containers hydrated. Except for beautiful craft projects, they are a waste of money for the garden container and can actually steal moisture from the plants to keep themselves hydrated.

If you don't want to make this stunning basket of lettuce (see directions below), you can always plant your lettuce in beautiful hanging pots.

Directions

Lettuce Seedlings

materials for basket

Most times, I start my own lettuce seedlings, but a good garden center will carry many good varieties in six-pack or four-pack containers. When I don't grow my own from seed, I buy organic grown seedlings. I sow or purchase a variety of red, speckled and green leaf lettuces. Staggering the colors and foliage types throughout the hanging basket, adds a pleasant balance of texture to the basket. Although I haven't tried this, a monochromatic basket with one lettuce variety would be stunning too.

wire basket and hanger

Wire basket with hanger.

whiskey barrel liner

Whiskey barrel liner.

moss soaking in water

Moss soaking in water.

starting from the bottom

Starting from the bottom.

first lettuce row

First row.

second lettuce row

Second row.

A row after it's planted.

A row after it's planted.

planted basket

Planting complete!

I can't emphasize enough the importance of using a quality, organic potting soil and the use of organic fertilizers for your edible containers. I mix a complete organic fertilizer into the potting soil and add extra perlite to the potting soil; however, the extra perlite is not necessary if your soil isn't too heavy. I add approximately 1 part perlite to 5-6 parts potting soil. If you add it, be sure to wear a mask so as not to breathe in the fine, white, perlite dust.

After your plant settles in, use a high nitrogen organic fertilizer. Nitrogen works best for foliage growth. You don't want to use a fertilizer that encourages flowering as once the plants begin to elongate and get ready to flower the leaves turn bitter and are no longer palatable. Do everything you can to delay the blossoms and keep the plant in a rosette state.


Gather your materials

To make the basket you will need the following items:

  • 30 to 40 lettuce seedlings
  • 14 to 16-inch wire basket
  • Hanger with 4 wires and sturdy hook
  • Ceiling hook to hang basket from
  • 1.5 cubic bag of organic potting soil (there will be leftover soil)
  • optional - organic perlite
  • 24 dry quarts of sphagnum moss (need about 1 1/2 - 12 quart bags)
  • complete organic fertilizer
  • organic nitrogen fertilizer such as blood meal, or fish emulsion

Tools you will need:


Wire Basket

The skeleton of this container is a large wire basket. You need at least a 14-inch basket as smaller ones dry out too quickly. My preference is the 16-inch size. Size does matter! Any larger and you may need a crane to lift and carry it. I prefer hangers with four wires not three, and pre-bent hooks for the basket end. These are the easiest to work with when balancing and leveling the basket.

Swivel Hook

Although not necessary, a swivel hook to hang the basket on makes it easier to plant it. Instead of having to lift and turn it for each side as you work your way up, you just rotate the basket. As you fill it up, it becomes heavy. When hung in its permanent location, the swivel hook makes turning the wire container easy. Later when harvesting the leaves, you can easily access all sides of the basket just by turning it.

Whiskey Barrel Liner

It's a dirty process, so an optional piece of equipment to use during the planting stage is a whiskey barrel liner or other large tub to catch the water, dirt, and moss that falls from the basket. In my greenhouse, I have a wood floor, so the liner catches everything making clean up a breeze. Even if you plant this outside on your deck, this will keep your deck clean too.

Soaking the Moss

Fill your bucket with moss and warm water and let it to soak for 20 minutes. Although I hear some container gardeners say it's not necessary to presoak the moss, I find it's easier to work with when moist and I don't have to contend with moss dust. When building your moss walls, you will take a handful of moss at a time and wring out the excess moisture.

Planting Your Basket

On the bottom of your container, place your moss thickly enough to hold the soil in place. Keep in mind as you build your basket that the moss is what contains the soil. You can plant a few plants at the bottom; however, I like to keep the bottom clear of plants; it makes hanging the basket easier if you can steady the bottom with your hand as you hang it up. Sometimes I place a shallow terra cotta saucer on top of the moss before I add the first round of soil, but this not necessary.

Once you have the bottom covered in moss you will take a handful of moss, squeeze out the excess water, and place it inside of the container. Push the moss halfway between the horizontal wires to the outside. Then roll it back over the top of the wire above it and meet up with the other half on the inside. You want your moss to overlap the moss below it so the soil is held in place. Gently slide the moss over to the vertical wire. Continue this all the way around the first row of wire. When you reach around to the point where you began you will notice you have a depression where you fill with potting soil. Don't press the soil down, sprinkle it gently and thoroughly, letting the water and gravity settle the soil in.

Plant First Row

For your first row, you will plant one lettuce seedling in the middle of each section (the space between the two vertical wires). Lay the root-ball down inside the basket and close to the horizontal wires. Gently tease the leaves between the wires to the outside of the container. Pull a handful of moss from your soaking bucket, squeeze out excess moisture, roll it over the wire as before, and gently slide it over to the plant until it conceals one side of the root ball. On the other side of the plant do the same with the moss and slide it over until it conceals the other half of the root-ball. Finish off the rest of the section with moss. Continue around the pot until the wire above the first lettuce row is covered in moss.

Fill in the area with more potting soil and gently water until the soil is saturated.

Plant Second Row

The second row you will plant your lettuce starts close to the vertical wires. First pull out another handful of moss from your soaking bucket squeeze out excess moisture, roll it over the next row of wire as before, and slide it over to the vertical wire. Lay your lettuce down close to the vertical wire. Gently tease the leaves between the wires. Carefully slide the root ball behind the moss you placed next to the vertical wire. Add another handful of moss near the other side of the plant, pulling the moss under the wire, and rolling it over the top as before. Then slide this over to the root ball and gently into the stem of the plant, carefully concealing the roots behind the moss. Keep adding moss to the wire until you reach the next section; add another plant close to the vertical wire as before. Work your way around the pot until the row is finished, and there is a lettuce planted at every vertical wire. Fill with more soil, water and then begin the next row.

Repeat Process to the Top

The third row will be like the first row and so on up the container. Keep staggering the lettuce plants in each row. As the pot gets wider adjust your plantings so they have the same spacing. This means the third row of lettuce lines up in a straight line with the first row and the fourth row each lettuce is lined up vertically above each lettuce for the second row.

After planting the top row of lettuce between the wires, you will plant five lettuce seedlings on the top part of the basket. Fill in with soil; topping it with moss is optional. I usually pull the topping away once the plants fill in.