18.6.17

Amazon to Buy Whole Foods for $13.4 Billion - The New York Times

Amazon to Buy Whole Foods for $13.4 Billion - The New York Times

Amazon to Buy Whole Foods for $13.4 Billion

Customers at a Whole Foods Market in Midtown Manhattan. John Taggart for The New York Times

Amazon agreed to buy the upscale grocery chain Whole Foods for $13.4 billion, in a deal that will instantly transform the company that pioneered online shopping into a merchant with physical outposts in hundreds of neighborhoods across the country.

The acquisition, announced Friday, is a reflection of both the sheer magnitude of the grocery business — about $800 billion in annual spending in the United States — and a desire to turn Amazon into a more frequent shopping habit by becoming a bigger player in food and beverages. After almost a decade selling groceries online, Amazon has failed to make a major dent on its own as consumers have shown a stubborn urge to buy items like fruits, vegetables and meat in person.

Buying Whole Foods also represents a major escalation in the company's long-running battle with Walmart, the largest grocery retailer in the United States, which has been struggling to play catch-up in internet shopping. On Friday, Walmart announced a $310 million deal to acquire the internet apparel retailer Bonobos, and last year it agreed to pay $3.3 billion for Jet.com and put Jet's chief executive, Marc Lore, in charge of Walmart's overall e-commerce business.

"Make no mistake, Walmart under no circumstances can lose the grocery wars to Amazon," said Brittain Ladd, a strategy and supply chain consultant who formerly worked with Amazon on its grocery business. "If Walmart loses the grocery battle to Amazon, they have no chance of ever dethroning Amazon as the largest e-commerce player in the world."

17.6.17

Yoga: allungare i muscoli e rilassarsi aiuta anche a vincere nello sport. Come? Tornando "nella realtà"... - Repubblica.it

Yoga: allungare i muscoli e rilassarsi aiuta anche a vincere nello sport. Come? Tornando "nella realtà"... - Repubblica.it

Yoga: allungare i muscoli e rilassarsi aiuta anche a vincere nello sport. Come? Tornando "nella realtà"...

Yoga: allungare i muscoli e rilassarsi aiuta anche a vincere nello sport. Come? Tornando "nella realtà"...
ROMA - Vivendo impari a praticare lo sport. Praticare lo sport ti insegna a vivere. Lo yoga migliora la vita e lo sport. "Yoga è ritmo del corpo, melodia della mente, crea la sinfonia dell'anima", scrive il maestro Iyengar, scomparso tre anni fa. Percorrendo le sue strade, incuneandosi nelle rigidità dei tessuti, sciogliendo le tensioni, riducendo ansia e paura, riportando alla sua naturale leggerezza il movimento, lo yoga è un felice e quanto mai desiderabile punto di non ritorno per chiunque pratichi attività fisiche, che siano o meno agonistiche, alte o basse. Insegna ad ascoltare: "E' l'ascolto in ogni momento", racconta la maratoneta e insegnante di yoga Tite Togni, "prima, durante e dopo la corsa che permette di ottimizzare il gesto sportivo". Una vecchia storia. Sempre nuova però.

Il primo effetto è l'economizzazione dello sforzo e il dosaggio dell'energia, al fine di durare di più o di rendere nel breve con la massima resa, o di prevenire gli infortuni o di allentare la morsa dello stress da competizione, quale che sia. Nel suo libro più legato allo sport, che è stato anche il suo ultimo libro, in uscita per la prima volta in Italia per le edizioni Mediterranee ("Yoga e sport - Il metodo Iyengar nell'allenamento sportivo", 350 pgg. 1100 fotografie, 39 euro), che sarà presentato lunedì 19 presso l'ambasciata d'India a Roma (con la partecipazione del pluridecorato maratoneta e ultramartoneta Giorgio Calcaterra), e cui sarà collegata una "open class" dimostrativa, Iyengar trasforma lo stretching in poesia delle molecole, spiega con parole semplici ed esemplificazioni gestuali il fluire della decontrazione, naturale sequenza di onde. Parte dal cricket, sport nazionale indiano, e si estende per contagio ad ogni altra disciplina, perché non c'è sottrazione nel metodo di applicazione né steccati di genere, non importa che si indossino scarpe da running o scarpini da calcio, non importa se l'obiettivo è sollevare pesi in palestra o lanciare giavellotti, nuotare o giocare a calcio: ogni angolo di yoga serve a cancellare gli angoli e le tante asperità che incontra chi si dedica allo sport, chi aumenta l'intensità, chi pretende tanto dal proprio corpo, chi punta al risultato, chi vorrebbe soltanto star bene o stare meglio.

Tutto la filosofia dello yoga rivolge il proprio sguardo al mantenimento di uno stato di fluidità dei tessuti o al rappropriarsi di questo stato. Lo yoga, a volte anche solo pronunciando la parola (la quale attraverso appena quattro lettere vorrebbe stimolare il "ricongiungimento con la realtà"), cerca non ossessivamente bensì con dolcezza (anche se potrete imbattervi una "dolorosa" dolcezza!) la decontrazione. Decontrazione che è la prima "arma" da usare per effettuare un gesto sportivo. Chi corre una maratona, alla lunga, sentirà i muscoli irrigidirsi a causa dell'acidosi, avrà voglia di rallentare o di smettere. Chi spara con il fucile o tira con l'arco, avrà la sensazione che, sulla via della stanchezza, neppure fissare con gli occhi un   punto nello spazio è più così agevole. Chi corre i 100 metri sa bene che negli ultimi 30 metri stringere le spalle e cercare di aggiungere altra forza non solo non serve a nulla ma peggiora le cose: invece di andare più forte rallenti. Quasi paradossalmente occorre essere passivi per dare il massimo: "Un atleta deve imparare un atteggiamento di vigile passività che lo aiuti a mantenere una mente calma e attenta in corpo forte". Unire i due poli, che immaginiamo lontani, inavvicinabili tra loro: la forza e la decontrazione, l'esprimersi e il mollare tutto. Lo yoga, racconta Iyengar, è un cerchio che si muove armonicamente intorno ai noi. Bisogna attaccarsi, unirsi al suo ritmo. L'unico sforzo che si richiede è quello che mira alla sua stessa fine. Combattere un po', con noi stessi, per arrivare in un luogo in cui non è più necessario combattere. Trasformare in snodi i nodi del corpo. 

Anche "Yoga e sport" è scandito da un suo ritmo interiore: è diviso in capitoli chiari, ogni capitolo un colore, tutti colori pastello, morbidi, accoglienti, come se anche loro, nella loro piccola funzione cromatica, avessero qualcosa da suggerire, regalassero uno spunto su cui riflettere. Lo yoga è per tutti. E' una delle leggende più reali che esistano. David Beckham ne era un fedele praticante, e lo era anche McEnroe. Bolt medita a modo suo e chi avesse la fortuna di sbirciare i suoi allenamenti da dietro una siepe potrebbe vedere questo gigante allentarsi come un fuscello, piegarsi, e continuare a sorridere. Un manuale per collegare sforzo e pausa In un certo senso tutto ciò aiuta a capire che non è affatto sbagliato che la vita sia una sequenza di e luce e buio, tunnel e sole. Non c'è nulla da temere, basta abbandonarsi. Soltanto quest'armonia rende la vita e lo sport che essa genera perfetti. O quasi...

16.6.17

Pasta, 8 semplici prove (da fare in casa) per capire se è davvero di qualità - Repubblica.it

Pasta, 8 semplici prove (da fare in casa) per capire se è davvero di qualità - Repubblica.it

Pasta, 8 semplici prove (da fare in casa) per capire se è davvero di qualità

Pasta, 8 semplici prove (da fare in casa) per capire se è davvero di qualità
Quando una pasta arriva in commercio, che sia un formato nuovo o uno dei grandi classici (dei circa 300 formati sul mercato i soli spaghetti, rigatoni, penne, fusilli coprono il 70 per cento delle scelte nel Belpaese), ha superato una serie di test nei laboratori dei rispettivi produttori. I pastai, esperti di semola e miscele di semole, trafile ed essiccazione, mettono alla prova i loro prodotti - e spesso anche quelli della concorrenza - per garantire soprattutto la sua consistenza al dente, e per rispondere ai criteri di nervo, elasticità, omogeneità, patinosità, capacità di assorbire il condimento, resa in cottura, resa nel piatto. L'abilità del pastaio sta nel realizzare un prodotto che renda più ampio possibile l'intervallo di tempo in cui la pasta conserva una "tenuta perfetta". A prova di distrazioni del cuoco. Seguendo i consigli dell'associazione Pastai di Aidepi, ecco le 8 mosse da fare a casa se volete improvvisarvi pasta-tester:
Pasta, 8 semplici prove (da fare in casa) per capire se è davvero di qualità

1. PASTA, QUALITÀ "A PRIMA VISTA"
Già prima di essere 'buttata' in pentola, una pasta di qualità si può giudicare anche quando è cruda. Dal colore giallo ambrato omogeneo, senza puntini chiari o scuri e dal suono secco che sprigiona quando la si spezza. Prendiamo la pasta e osserviamola attentamente: se l'essiccamento non è stato condotto nel modo corretto, sulla pasta si possono notare delle sostanze di color rosso bruno, che penalizzano la cottura. O la cosiddetta bottatura, striature biancastre che penetrano in profondità e indeboliscono la struttura aumentando il rischio di rotture o fessurazioni del prodotto in cottura. La presenza di puntini bianchi sulla superficie è indice di una non perfetta idratazione della semola, mentre se i puntini sono neri è segno della presenza di frammenti di crusca non eliminati in macinazione o di particelle di semola derivanti da cariossidi (chicchi di grano) scure.
Pasta, 8 semplici prove (da fare in casa) per capire se è davvero di qualità
2. IN COTTURA, CONTROLLA LA LIMPIDEZZA DELL'ACQUA
È opaca? È trasparente? Quanto si '"sporca" l'acqua è un indizio importante. Meno risulterà torbida durante la cottura, più potrebbe essere segno di qualità, perché si tratta di una pasta che limita il rilascio dell'amido (a meno che per particolari esigenze, per esempio di mantecatura in pentola, non siate alla ricerca di una pasta che rilasci amido). Garanzia di una tenuta in cottura ottimale.
Pasta, 8 semplici prove (da fare in casa) per capire se è davvero di qualità
3. CRUDA O COTTA, LA FORMA NON CAMBIA
Prova a controllare l'elasticità, la capacità della struttura di riprendere e mantenere la sua forma originaria. Per esempio, il pacchero si "siede" oppure no? Lo spaghetto mantiene il nervo anche quando è all'onda oppure si ammassa? Questa caratteristica è sintomo di un glutine di buona qualità e di una pasta che si è reidratata in modo omogeneo.
Pasta, 8 semplici prove (da fare in casa) per capire se è davvero di qualità
 4. FUORI COTTA, DENTRO CRUDA? NO GRAZIE!
Se sotto ai denti non si presentano zone molli (l'esterno) e dure (l'interno), allora la pasta è stata lavorata a regola d'arte e da ottime materie prime.
La sua cottura è omogenea e il gradiente d'idratazione, passando dall'esterno all'interno del prodotto, è molto basso. A meno che non ci si presenti un formato appositamente studiato per avere diverse consistenze in un unico pezzo. Esemplare la farfalla: che sceglie questo formato spesso ama che sotto i denti non sia uguale ma presenti resistenze alla masticazione diverse.
Pasta, 8 semplici prove (da fare in casa) per capire se è davvero di qualità
5. LA RESA NEL PIATTO, OVVERO QUANTO SEI (ANCORA) BELLA PASTA
Quanti pezzi restano integri dopo la cottura e quanti si sono fessurati o sfaldati?
Quanti sono incollati tra di loro, quanti poco cotti? Va da sé che maggiore il numero di "pezzi" difettati (qui di solito entra in ballo non tanto la qualità della semola ma la maestria nell'essicazione), minore sarà la qualità della pasta e la sua tenuta al dente.
Pasta, 8 semplici prove (da fare in casa) per capire se è davvero di qualità
 6. I TEST SOTTO SFORZO PER MISURARE IL "NERVOSISMO" DELLA PASTA
La pasta, più è nervosa, meglio è. Il nervo è lo sforzo che occorre per tagliare con i denti la pasta, la sua resistenza al taglio, l'elasticità e la capacità di mantenere queste performance, anche in condizioni di stress (extracottura, attesa del servizio, etc) sono caratteristiche fondamentali per capire se una pasta è di qualità.
Pasta, 8 semplici prove (da fare in casa) per capire se è davvero di qualità
7. L'EXTRA-COTTURA, A PROVA DI CUOCHI DISTRATTI
Un classico dei test di laboratorio della pasta è stressarla con l'extracottura. Perché più aumenta la durata della cottura, tanto più diminuiscono tutti gli indici di qualità. Per prima cosa va identificato il Tempo Ottimale di Cottura, cioè il momento in cui la parte centrale della pasta (la cosiddetta "animella" bianca) si idrata e perde il suo colore biancastro. È quello che troviamo scritto sulla confezione. L'animella si può visualizzare nel prodotto cotto schiacciando un filo di spaghetti tra due pezzi di plastica trasparente (test del vetrino) o tagliando un formato corto evidenziandone la sezione (test del coltello). Poi si mantiene il prodotto in cottura per il 25%-30% in più (circa 2-3 minuti). In questo modo si prova quanto la pasta è in grado di sopportare errori e distrazioni quando cuciniamo. Come quella telefonata o quella chat a cui non si è stati in grado di rinunciare…
 
Pasta, 8 semplici prove (da fare in casa) per capire se è davvero di qualità
8. PASTA IN APNEA: QUANTO È BUONA SE LA "DIMENTICHIAMO" NEL PIATTO?
Infine i valori di nervo e "patinosità" si verificano anche sulla pasta scolata e "dimenticata" circa cinque minuti nello scolapasta o fino a dieci minuti nel piatto, per testare quanto a lungo sa rimanere ancora buona nel piatto o nel vassoio, diventando quindi un parametro di valutazione tra i più importanti per il settore della ristorazione.

4.6.17

La minaccia dei pirati online su fabbriche, auto e webcam: così Symantec e Kaspersky combattono gli hacker - Repubblica.it

La minaccia dei pirati online su fabbriche, auto e webcam: così Symantec e Kaspersky combattono gli hacker - Repubblica.it

La minaccia dei pirati online su fabbriche, auto e webcam: così Symantec e Kaspersky combattono gli hacker

In campo anche Mcafee e Avast: sono quattro le principali aziende globali che cercano di arginare i danni di Wannacry, l'ultimo di una serie ininterrotta di "bachi" che devastano i computer con danni economici enormi. L'industria della sicurezza vale 22 miliardi di dollari a livello globale

Con oltre 300.000 computer colpiti in pochi giorni in 150 nazioni, il virus WannaCry sta tenendo in ostaggio i documenti necessari a decine di migliaia di aziende, anche di particolare rilievo sociale come gli ospedali, che da venerdì 12 maggio hanno iniziato a veder comparire sui loro monitor la schermata rossa con il beffardo messaggio estorsivo "Ooops, i tuoi file sono stati crittati!" e una verbosa - e blandamente rassicurante - spiegazione sul modo di pagare il riscatto di 300 dollari. In un linguaggio che dà a noi tutti vittime del ricatto l'idea di essere, in fondo, dei normali clienti di un nuovo tipo di transazione economica. 

Sì, perché oggi il ransomware è un vero e proprio business model, seppur illegale. Che genera tutto un suo indotto "contrario", non solo nell'industria della sicurezza (che a livello mondiale, secondo Gartner, supera i 22 miliardi di dollari) ma anche in quella assicurativa: stanno iniziando ad apparire polizze che includono anche la copertura per attacchi ransomware - la prima è quella offerta dal broker assicurativo Marsh - con rimborso del prezzo dell'estorsione, e copertura sia dei costi di un consulente esperto in estorsioni informatiche che dei mancati guadagni dovuti all'interruzione forzata dell'attività.

Benvenuto Ransomware
Il ransomware è oggi la nuova anima - nera - del commercio già prima ancora di chiedere il riscatto alla vittima, perché è oggetto di mercato tra

hacker: "L'8 gennaio di quest'anno un gruppo di hacker chiamato Shadow Brokers ha annunciato di avere un tool per sfruttare la vulnerabilità di Windows che oggi WannaCry sta usando, e lo ha messo all'asta, ma nessuno l'ha comprato" spiega Candid Wüest, esperto di sicurezza di Symantec: "Ma poi il 14 aprile gli Shadow Brokers l'hanno rilasciato gratuitamente, così chiunque poteva improvvisarsi hacker. In realtà Microsoft già da un mese, in marzo, aveva rilasciato la patch che sanava il problema: ma - come risulta evidente oggi - troppo pochi l'avevano installata. Il 10 maggio abbiamo visto il codice di questo exploit ripulito e pronto per l'uso caricato su una piattaforma di condivisione dei codici "maligni", exploit-db.com.

I codici
È lo stesso codice usato per Wanna-Cry. I criminali non sembrano molto sofisticati, perché hanno solo incluso questo codice nel loro. Insieme a due inusuali segmenti di codice che abbiamo visto usati già in due occasioni da un gruppo di hacker chiamato Lazarus, forse legato alla Corea del Nord. Un secondo inizio è che a marzo avevamo notato una dozzina di computer infettati prima da un tool di Lazarus e subito dopo dalla prima versione di WannaCry. Però sono solo indizi, non prove".

La cosa più interessante di Wanna-Cry, che in qualche misura dà un aiuto ai "virus-baster" che in tutto il mondo cercano di difendere i nostro computer, è che si diffonde come un worm: "È una tecnica nuova per la diffusione dei ransomware: per ora l'abbiamo vista solo in un altro caso recente, il virus "Spora", a diffusione molto più ridotta", spiega Jakub Kroustek, capo del Threat Lab Team Lead di Avast. "Sono oltre 300 i "ceppi" di ransomware che abbiamo osservato negli ultimi due anni: questo tipo di minaccia oggi è il pericolo pubblico numero 1 per la sicurezza informatica".

Come si spiega l'incredibile rapidità di contagio di WannaCry? "Innanzitutto grazie all'inclusione di un codice che permette alla minaccia di diffondersi nelle reti aziendali come un worm, quindi senza bisogno che gli utenti connessi a una rete locale debbano compiere azioni come aprire un allegato o cliccare su un link. Perché il worm si replica inviando "pacchetti" in remoto che sfruttano il servizio Server Message Block (Smb) usato dai computer con Windows per condividere file e stampanti nelle reti locali", spiega Joe Levy, Chief Technical Officer di Sophos. "Microsoft ha rilasciato una patch a marzo, ma evidentemente molte organizzazioni non l'hanno installata.

Aggiornare dei sistemi operativi è la prima linea contro gli attacchi informatici, ma molte aziende sono ancora sorde a questa lezione. Infine c'è il fatto che c'è ancora chi usa Windows XP, anche se sono tre anni che Microsoft non lo supporta - e protegge - più". Lasciate ogni speranza o voi che non aggiornate, insomma. "Anche perché il software si sta mangiando il mondo, e ogni azienda dovrebbe diventare un'azienda del software, come scrisse il venture capitalist e "papà dei browser" Marc Andreessen nel 2011 sul Wall Street Journal ", aggiunge Mark Nunnikhoven, vicepresidente del Cloud per Trend Micro. "Mondo digitale e mondo fisico sono sempre più integrati: la nostra ricerca ci mostra sempre più sistemi progettati per un ambiente specifico che nella nuova realtà interconnessa si trovano ad essere nudi e indifesi. A febbraio, tramite il motore di ricerca Shodan, che mostra i dispositivi connessi a Internet, magari all'insaputa dei proprietari per via di una configurazione frettolosa, abbiamo trovato webcam, server, stampanti, database e robot industriali facilmente attaccabili".

Il ruolo dei sistemisti.
Nel caso di WannaCry, sistemisti e amministratori del Belpaese si sono mostrati più previdenti - o magari anche solo più fortunati - dei loro colleghi esteri: "Di norma, l'Italia è tra le 10 nazioni più prese di mira dai ransomware. Ma questa volta è stata colpita meno di altri: è solo il 26esimo Paese per numero di infezioni di WannaCry, nelle nostre statistiche" spiega Kroustek. Non è il caso di dormire sugli allori, perché la minaccia ransomware è e sarà sempre più ubiqua: "Negli ultimi due anni abbiamo già visto diverse componenti dell'Internet of Things, come automobili, porte e termostati, bloccate da ransomware", dice Sergey Lozhkin, Senior Security Research Expert per Kaspersky, che domina il mercato italiano antivirus con 48,3% del fatturato, seguito da Symantec (28,6%), Eset (14.3%) e McAfee (6%) (dati GFK). "Niente paura: finora si è trattato solo di esperimenti condotti da ricercatori nel campo della sicurezza per ridurre la vulnerabilità dei prodotti. Ma è possibile che in futuro vedremo veri e propri attacchi hacker".

Il rapporto
Il report 2017 "Cyber threats: a perfect storm about to hit Europe?" pubblicato da FireEye e Marsh indica che hacker - e governi ostili - prendono sempre più di mira i sistemi di controllo industriali: reti elettriche, impianti chimici, aeroporti, reti di trasporto, network finanziari e perfino impianti nucleari. I Paesi europei più attaccati del 2016 sono stati Germania (19% degli attacchi), Belgio (16%), Gran Bretagna (12%), Spagna (12%) e Italia (7%). E purtroppo le imprese europee impiegano in media ben 469 giorni prima di accorgersi che i loro sistemi sono compromessi, mentre la media mondiale è di 146 giorni.

Lavoro continuo.
Ecco perché i responsabili della sicurezza aziendale devono rimanere vigili, e collaborare di più con i colossi dell'antivirus e le forze dell'ordine nel rilevare nuove minacce: "Sulla sicurezza informatica non si scherza: noi esperti delle task force dei antivirus cooperiamo tra noi e con Europol non solo a livello di scambio di informazioni, ma anche con iniziative pubbliche come NoMoreRansom.org , sito che offre informazioni e tool per difendersi dai ricatti digitali" spiega Raj Samani, Chief Scientist del team di Strategic Intelligence di McAfee. "E lavoriamo 24 ore su 24. La domenica del weekend di fuoco di WannaCry stavo pranzando con mia figlia, e in quell'ora di pausa mi sono arrivati - li ho contati - 400 messaggi sul cellulare. Mentre mia figlia non aveva ricevuto alcun SMS. Mia figlia mi invidiava e sognava a occhi aperti di ricevere lei 400 messaggi, io invece di riceverne zero".

La vigilanza non è mai troppa anche perché non sono soltanto Microsoft e i colossi dell'antivirus a rilasciare aggiornamenti, ma anche - paradossalmente - gli stessi hacker. Con esiti che, però, uniscono la serietà della pianificazione aziendale alla goffaggine dell'Audace colpo dei soliti ignoti: "La prima versione di WannaCry falliva, per un errore nel codice, nel generare un indirizzo bitcoin per ogni macchina infettata, cosa che avrebbe permesso agli hacker di distinguere gli utenti che hanno pagato dagli altri e quindi decrittare solo loro" spiega Candid Wüest: "Si sono generati soltanto tre account Bitcoin di riserva, su cui ora giacciono 84.100 dollari frutto di soli 280 pagamenti. WannaCry incorporava un "pulsante di autodistruzione" - la chiamata a un sito Web inesistente - che avrebbe permesso agli hacker di abortire la versione difettosa per lanciare una variante corretta".

Anche i criminali, insomma, diffondono le "patch" per i propri software maligni. Ma un ragazzo inglese, scoperto questo tallone d'Achillle, ha registrato il dominio in questione, arrestando l'epidemia quando ormai erano scattate le difese anche contro le possibili varianti. E chi è stato colpito? "È inutile pagare il riscatto" conclude Wuest. "Proprio per il loro errore, gli hacker non hanno modo di identificare i computer dei paganti per decrittarli". Ecco perché, alla fine, sia a loro che alle loro vittime resta una gran voglia di piangere.

Intesa Sanpaolo alza i costi dei conti correnti. Rincari fino a 120 euro l'anno - Repubblica.it

Intesa Sanpaolo alza i costi dei conti correnti. Rincari fino a 120 euro l'anno - Repubblica.it

Intesa Sanpaolo alza i costi dei conti correnti. Rincari fino a 120 euro l'anno

Intesa Sanpaolo alza i costi dei conti correnti. Rincari fino a 120 euro l'anno
MILANO - Le prime comunicazioni sono partite intorno alla metà di maggio. Destinatari: molti correntisti delle banche del gruppo Intesa San Paolo. Quattro pagine, tabelle incluse, per annunciare una piccola rivoluzione per il settore bancario: dal primo agosto lasciare fermi i propri soldi sul proprio conto corrente avrà un costo. Anche, e soprattutto, per le opzioni a zero spese come Zerotondo che hanno fatto la fortuna dell'istituto negli anni passati. L'accelerazione è da supercar: da 0 a 120 euro l'anno in un battito d'ali: comunicazione il 10 di maggio, decorrenza dal primo di agosto. Piena estate.
 
Dietro c'è qualcosa di più dei micro-aumenti a cui tutte le banche hanno abituato i propri clienti in questi anni. Anche perché molti già versano dei canoni per i conti correnti, soprattutto quelli aperti molto tempo fa e mai cambiati.  La novità è nelle motivazioni che, come prevede la legge, le banche devono inserire nelle loro missive per giustificare  i rialzi applicati. "Negli ultimi anni – scrive l'istituto ai propri correntisti -  la discesa dei principali tassi di riferimento sul mercato addirittura in area negativa ha determinato un persistente impatto sfavorevole sull'attività di deposito, gestione e remunerazione della liquidità" e "tale impatto ha fatto venire meno l'equilibrio tra costo per la banca del servizio offerto e le condizioni economiche applicate ai conti correnti". Tradotto: la politica monetaria di Draghi – e in particolare il tasso applicato dalla Bce per la liquidità in eccesso parcheggiata nei conti dell'Eutrotower, oggi negativo a -0,4% -   sta costando troppo alle banche e i costi vengono scaricati direttamente sui depositanti.
 
A scorrere i risultati dell'istituto guidato da Carlo Messina, fresco di nomina di Cavaliere del Lavoro qualche giorno fa, il sacrificio chiesto ai correntisti stride con i numeri da capogiro registrati nell'ultimo anno, con l'utile netto cresciuto del 13,6% a 3,111 miliardi di euro e 1 miliardi di ricavi di commissioni da conti correnti, in lieve calo (-2,4%) rispetto al 2015. La posizione della banca però è chiara: "L'intervento tocca rapporti di conto stipulati in un contesto economico profondamente diverso, rispetto ai quali – negli anni – non ci sono stati adeguamenti o comunque non in misura sufficiente", puntualizza la banca a Repubblica. "Sono stati esclusi a priori i conti sociali, quelli legati a particolari convenzioni e le zone colpite dal terremoto. Nel complesso, quindi, non più del 30% delle posizioni verrà rivista".
 
Cosa cambierà concretamente per i clienti dipenderà da molte variabili: dal tipo di conto, alla data di apertura, fino al livello di giacenza medio nell'anno passato, cioè quanti soldi sono rimasti in media depositati. La prima buona notizia è che per i clienti con una giacenza fino a 2000 euro non scatterà nessun aumento. La seconda è che l'incremento, in nessun caso, supererà i 10 euro al mese.  L'esempio pratico è fornito dalle tabelle allegate dall'istituto e mostrano però come i rincari massimi scatteranno ad una soglia relativamente bassa.  Basterà avere aperto il conto prima del 2009 e avere lasciato in media 10 mila euro nel 2016 per vedersi riconosciuto l'aumento. Per tutti gli altri, tra 2 e 10 mila euro, i rincari vanno da 20 centesimi a 8,4 euro al mese. Da 2,4 a poco più di 100 euro l'anno.
 
Intesa Sanpaolo alza i costi dei conti correnti. Rincari fino a 120 euro l'anno
 
Fin qui il danno. La beffa, per i correntisti, è che l'istituto ha sì inviato la nota a tutti i clienti, ma una delle condizioni previste dai conti a zero spese era proprio l'azzeramento dell'invio di messaggi cartacei via posta. Quindi la cattiva notizia figura soltanto tra le comunicazioni inviate online dalla banca. I più attenti lo trovano nell'elenco dei documenti tra la ricevuta di una bolletta e la presa in carico di un bonifico alla voce "Documento di sintesi, variazione condizioni". Diversa però la versione dell'istituto: "A tutti i clienti interessati dalla manovra è stata inviata una comunicazione cartacea o via posta elettronica, compresi i clienti Zerotondo". Comunicazione che però, ad oggi, moltissimi clienti non hanno ancora ricevuto.
 
Anche per questo la novità sta arrivando a scoppio ritardato tra i correntisti. Ad alcuni, andati in filiale per chiedere chiarimenti, l'istituto avrebbe già proposto di sostituire il tipo di conto in essere con quello XME, prodotto di punta lanciato da poco. La banca offre però un'alternativa. L'istituto –si spiega nella comunicazione di maggio – "darà inoltre corso a interventi annuali di miglioramento delle condizioni - sino all'azzeramento dell'incremento – in caso di riduzione della giacenza media annua del conto sia di variazione al rialzo dei valori medi annui del Dfr", cioè il tasso sui depositi.
 
Per sperare di ottenere uno sconto sul canone quindi i clienti avrebbero due strade: confidare in un'inversione di rotta della politica monetaria condotta dal presidente Draghi, e quindi in un aumento dei tassi, o togliere i propri soldi dal conto. Investendoli in prodotti finanziari, spendendoli in beni di consumo o tenendoseli per sé. Nel mondo capovolto dei tassi sottozero il paradosso è servito: se avete soldi da parte lasciateli sotto il materasso. Ve lo chiede la banca

28.5.17

17 Google products you've never heard of - Business Insider

17 Google products you've never heard of - Business Insider

17 incredibly useful Google products and services you didn't know existed

google logoReuters/Mark Blinch

Most of us have heard of Google's well-publicized moonshots: Self-driving cars, smart contact lensesinternet-beaming balloons, and more.

While those products and services sound amazing, most of us can't use them just yet. But the company actually has a bunch of other ones that are incredibly useful that you might not even know existed. 

For example, did you know Google has a massive free font library?

Here are some of the under-the-radar services Google offers.

Jillian D'Onfro contributed to an earlier version of this story.

View As: One Page Slides

27.5.17

Omeopatia, le basi da conoscere - Project inVictus | Project inVictus

Omeopatia, le basi da conoscere - Project inVictus | Project inVictus

Omeopatia, le basi da conoscere

Omeopatia basi da conoscere

L'argomento omeopatia è indubbiamente controverso e oggetto di notevoli polemiche. In questo articolo cercheremo di dare a ciascun lettore i mezzi per una personale analisi dell'argomento, cercando il più possibile di evitare di esprimere pareri soggettivi pro, o contro l'omeopatia. Se il vostro medico o farmacista ve la consiglia sottoponetegli questo articolo (scaricabile in PDF) e fatevi fornire studi scientifici o libri di chimica e biochimica che lo possano confutare. Saremo felici di rivedere la nostra esposizione basandola su nuove prove scientifiche.

Scarica la guida in formato PDF

Questo articolo è diviso in 5 parti, più 7 approfondimenti (non necessari) ma che approfondiscono e arricchiscono nel dettaglio le nozioni da conoscere:

  1. Cera una volta…
  2. I principi della medicina omeopatica
  3. Approccio della Scienza Medica e Farmacologica Moderna

a. Il Placebo

  1. Conclusioni
  2. Letture Suggerite

Approfondimenti: chi fosse interessato può soffermarsi sui seguenti punti:

  1. Fitoterapia e Erboristeria
  2. Il Problema Delle Alte Diluizioni >12C
  3. Il Problema della Rilevabilità
  4. Volume Infinito e Oltre…
  5. L'effetto Memoria
  6. L'ambiente Intorno a Noi
  7. Facciamo un Esperimento a Casa

C'era Una Volta…

Christian Friedrich Samuel Hahnemann, medico tedesco vissuto fra la seconda metà del XVIII secolo e la prima metà del XIX secolo (1755 – 1843), fondatore della tradizione omeopatica, che vide le sue origini nel trattato noto come Organon della medicina razionale (Organon der Hilkunkst 1810).

L'epoca in cui Hahnemann sviluppò le sue teorie, ovvero la seconda metà del XVIII secolo (1750-1800) è molto particolare per la scienza, e ancor più per la scienza medica. In tale periodo la pratica medica più diffusa era, ancora, il salasso (in voga da centinaia di anni). Tale pratica consisteva nel rimuovere una notevole quantità di sangue dal soggetto al fine di "riequilibrare il suo organismo". Oggigiorno si sa per certo che il salasso non ha alcuna utilità pratica e gli unici equivalenti sopravvissuti di tale pratica sono il prelievo del sangue a scopo analitico (che si limita a pochi millilitri) e l'emotrasfusione (più famosa come trasfusione del sangue, largamente praticata fra individui compatibili al fine di garantire sopravvivenza in caso di cospicue perdite di sangue o nella pratica operatoria). Hahnemann, non soddisfatto delle teorie mediche dell'epoca, elaborò una sua teoria basata sull'osservazione sperimentale di un fenomeno particolare; ovvero che l'assunzione dell'estratto di Cinchona (una pianta) generasse sintomi simili alle malattie in cui veniva usata come cura (la malaria) (1). Su questo principio egli ipotizzò che l'assunzione di una sostanza che generi gli stessi sintomi di una data malattia induca l'organismo ad attuare una sorta di "inganno", facendo sì di sostituirsi alla malattia originale e portandolo quindi alla guarigione. Al fine di ridurre gli effetti collaterali che potessero emergere, nel tempo Hahnemann comincio a diluire progressivamente le proprie preparazioni in modo da mantenere, a sua visione, "gli effetti benefici" ma eliminando nel contempo gli effetti "collaterali".

Sulle osservazioni così compiute 200 anni or sono, vede le sue fondamenta la moderna omeopatia; nel contempo, verso la fine del XIX secolo la medicina tradizionale comincia a fare capolino. La medicina moderna, così come siamo abituati a concepirla è "relativamente" giovane e si può considerare una vera scienza solo a partire dal XX secolo (dal 1900 in poi).

(1) Va fatto notare che la scienza medica ha poi scoperto che l'effetto benefico della Cinchona era dovuto alla presenza del Chinino nella pianta, il quale fu estratto e purificato. Il chinino attacca il plasmodio della Malaria. Oggigiorno la fonte principale rimane sempre l'estrazione dalla pianta (in quanto economicamente conveniente) ma esistono diverse vie sintetiche per produrre tale composto senza necessità di passare attraverso la Cinchona con, ovviamente pari efficacia terapeutica.

I Principi Della Medicina Omeopatica

La parola Omeopatia deriva da due parole greche il cui senso può essere riassunto nel principio "simile cura simile". Nei fatti l'omeopatia si focalizza su alcuni punti cardine. Alla base di tutto vi è l'assunto che se si somministra ad un malato una sostanza in grado di generare dei sintomi analoghi a quelli manifestati dalla patologia in atto, questa sostanza stimolerà una risposta da parte del sistema immunitario in grado di combattere la malattia in corso. Al fine di eliminare eventuali effetti collaterali generati dalla sostanza assunta, essa viene enormemente diluita fino al punto di lasciarne solo tracce o addirittura renderla praticamente assente dalla soluzione. Potremmo riassumere il processo di sviluppo di un farmaco omeopatico nel seguente processo:

  1. Per curare una determinata patologia occorre identificare una sostanza naturale in grado di stimolare simili sintomi, è prassi comune in omeopatia dare alle sostanze usate il loro nome storico latino (esempio per il Cloruro Di Sodio che vedremo più avanti si usa Natrium Muriaticum). Fra le sostanze in uso la grande maggioranza sono estratti di origine vegetale (piante).
  2. Tale sostanza viene estratta in una soluzione di acqua e alcool etilico che, nella terminologia omeopatica viene chiamata soluzione idroalcolica (2), la quale avrà concentrazione variabile dipendente della materia prima usata, tale estratto viene comunemente chiamato in Omeopatia "tintura madre"
  3. In seguito la tintura madre subisce molteplici diluizioni e, ciascuna diluzione, è seguita da una agitazione rigorosamente effettuata in senso verticale detta "Dinamizzazione" (il numero di scuotimenti è ben definito e preciso per ogni preparazione), tali diluizioni a seconda del rapporto fra la miscela iniziale e quella finale vengono definite con delle sigle fatte di numeri e lettere (più avanti spiegheremo in dettaglio questo aspetto) in linguaggio omeopatico le diluizioni così effettuate sono dette "Potenze"
  4. A diluizioni superiori a 12C la sostanza originale risulta (con elevata probabilità) non essere presente nel farmaco ma, in omeopatia, si assume che la soluzione "erediti" alcune delle proprietà peculiari del principio attivo originale mantenendo il suo effetto benefico (una sorta di "effetto memoria" del solvente)
  5. Le diluizioni basse sono utili a curare gli effetti acuti e si assumono sulla base di uno schema ad alta frequenza (più volte al giorno) le diluizioni elevate (oltre 200C) sono utili per malattie croniche e si assumono su schemi a bassa frequenza di somministrazione

Diluizioni omeopatiche

Nozione complessa. Il numero antistante la sigla indica quante volte la diluzione viene applicata (ad esempio 3C indica 3 volte 1:100, ergo 1:1 000 000). Vari esempi di dosaggi esistenti possono essere 3X, 6X, 12X, 3C, 6C, 9C, 12C, 30C, 200C, CM, MM. È decisamente importante sottolineare che la dinamizzazione della sostanza da un punto di vista omeopatico ha una notevole importanza infatti le diluizioni non si equiparano in base alla concentrazione finale, bensì sono molto dipendenti dal numero di dinamizzazioni, ergo 2D non è uguale a 1C contrariamente ad un'applicazione matematica della concentrazione finale ottenuta (2D sono 2 diluizioni 1:10 che implicano una diluzione finale 1:100, mentre 1C è 1:100 diretto ma la 2D subisce 2 dinamizzazioni mentre la 1C soltanto una). Qui sotto uno schema della preparazione di una soluzione 3C; (se fosse 6C proseguirebbe per altre 3 diluzioni e così via)

Preparazione omeopatica

(2) Oggigiorno nella scienza moderna tale soluzione verrebbe definita in modo assai meno pittoresco, ad esempio una soluzione fatta di 40 parti di alcool e 60 di acqua verrebbe definita soluzione di etanolo 40% (v/v) in H2O.

Approccio della Scienza Medica e Farmacologica Moderna

La Chimica, la Biochimica e la Medicina nell'ultimo secolo hanno fatto notevoli passi avanti. Il design dei farmaci oggi non è solo fenomenologico, a differenza degli scorsi secoli. Oggigiorno la medicina (entro certi limiti imposti dalla nostra limitata conoscenza della biochimica dei viventi e dalla loro estrema complessità) è in grado di modificare e misurare i meccanismi biochimici che regolano su scala molecolare del corpo umano. Per intenderci, quando voi assumete un farmaco di esso si studia come questo agisce sul vostro metabolismo, dove finisce, quali enzimi lo attaccano e lo metabolizzano, che effetti ha sul vostro corpo e come infine il vostro corpo se ne libera (da dove e in quanto tempo a partire dall'assunzione, il linguaggio tecnico di questi aspetti entrano in quella che viene detta farmacocinetica).

Quando si cerca di curare una patologia il primo passo è sempre identificare la causa profonda. La scienza medica moderna non somministra principi farmacologici a caso fino a trovare una cura (questo avveniva molti secoli or sono). Al presentarsi di una patologia riconosciuta, per studiare un farmaco, occorre una conoscenza dei meccanismi di azione, non sempre questa conoscenza è totale ma è fondamentale apprenderne almeno abbastanza al fine di poter iniziare a disegnare meccanismi di interazione con essa; al fine di curare la condizione patologica. Per raggiungere tale scopo la scienza moderna ha diviso le patologie in vari tipi, elencarli sarebbe troppo lungo e fuori dai nostri scopi, basti capire che esistono malattie causate direttamente da agenti patogeni (ad oggi rientrano in diverse categorie tra cui: funghi, parassiti, batteri, virus e prioni) e malattie non causate direttamente da agenti esterni che si introducono nel nostro corpo (esempi sono i tumori, le malattie degenerative del sistema neurologico tra cui notissima è la sclerosi multipla e le malattie autoimmuni come la Psoriasi).

A causa di tale complessità sovente accade che nei primi stadi un farmaco viene concepito al computer; si ipotizza di voler agire su un certo meccanismo biologico ed un computer, calcola in base alla proteina che si vuole inibire, legare o di cui si vuole promuovere l'attività una serie di ipotetiche strutture molecolari (forme di sostanze). In alternativa può accadere che si noti un'azione effettuata da una data sostanza (spesso di origine naturale) su metabolismo e si ritenga di volerla testare come farmaco. Nel caso della modellazione al computer queste ipotetiche strutture vengono passate a dei chimici organici i quali hanno il compito di sintetizzare in laboratorio le strutture proposte trasformando la teoria in pratica. Nel caso di sostanze già esistenti, e potenzialmente presenti in fonti naturali si procede con delle tecniche estrattive (concettualmente simili all'omeopatia). In tali tecniche la sostanza viene "lavata" e/o messa a bagno in opportune soluzioni che possono contenere acqua o altri solventi in grado di estrarre selettivamente il principio attivo voluto. In seguito questo viene purificato eliminando altre sostanze presenti non desiderate fino a raggiungere il massimo grado di purezza ottenibile con le tecniche note ad oggi (non sempre è possibile ottenere purezze elevatissime). Potremmo riassumere come segue il processo di creazione di un farmaco:

  1. Scelta della patologia da curare
  2. Massima caratterizzazione possibile della patologia cercando di risalire ai meccanismi biochimici alla sua base che possono spaziare dall'identificazione dell'eventuale patogeno (ad esempio Virus influenzale, Virus HIV, Polmonite Batterica, etc.) alla comprensione dei meccanismi di azione di una eventuale disfunzione patogeno-indipendente (ad esempio malattie come SLA, Alzheimer, Tumori, etc.)
  3. Identificazione di uno dei meccanismi considerati chiave per il protrarsi della malattia
  4. Design di un farmaco sintetico o selezione di una sostanza naturale che possano agire sul meccanismo individuato
  5. Sintesi della sostanza artificiale o estrazione e purificazione della sostanza di origine naturale
  6. Ingresso nella fase Pre-Clinica di test

Una volta isolato e purificato un principio attivo parte un meccanismo pesantemente regolamentato da leggi e accordi internazionali che si divide in 6 fasi distinte:

  1. Fase Pre-Clinica: Vengono condotti test in laboratorio, in-vitro su cellule ed in-vivo su animali
  2. Fase 0: Test su numero ristretto di persone (10 circa) con quantità assai inferiori al dosaggio previsto, si collezionano dati su come il farmaco viene assorbito, analisi del sangue e urine per capire come il corpo espelle i sottoprodotti e quali sottoprodotti ci sono all'interno di un soggetto umano
  3. Fase 1: Dosi crescenti ma comunque inferiori a quella prevista perché sia efficace, viene testata su gruppi di 20-100 persone sane, tutti volontari. Vengono raccolti dati sulla efficacia contro eventuali effetti collaterali a concentrazione crescente per determinare quale sarà la migliore dose terapeutica che minimizza gli effetti indesiderati
  4. Fase 2: il test viene condotto su veri pazienti malati della patologia che si intende curare, il test coinvolge 100- 300 persone. Questa fase deve fornire dati sulla validazione del farmaco. Il dosaggio è quello terapeutico
  5. Fase 3: normalmente già in sede ospedaliera questa fase si raggiunge solo se dalla fase 2 si evince che il farmaco ha una efficacia terapeutica. Di solito coinvolge gruppi di 1000 – 2000 malati della patologia che si intende curare, il dosaggio è ovviamente terapeutico
  6. Fase 4: Il farmaco è commerciale e può essere prescritto e somministrato dai medici a tutti i pazienti cui la malattia per cui il farmaco è stato concepito sia stata diagnosticata

Su tutte queste fasi, in ogni paese ove vi sia ricerca attiva, vige una severa vigilanza degli istituti di salute pubblica (in Italia si tratta dell'ASL o dell'ISS – Istituto Superiore della Sanità). Questo compito è complesso e richiede enormi investimenti di denaro, tempo e risorse, si stima che il costo e il tempo di sviluppo di un singolo farmaco si attesti fra i 12 e i 18 anni con un costo approssimativo di 1 miliardo di euro.

Sperimentazione di un farmaco non omeopatico

Il Placebo

Questa parola, pesantemente abusata, indica in realtà una pietra fondante della ricerca clinica moderna. In poche parole l'effetto placebo è il miglioramento clinico mostrato da un paziente cui viene somministrato invece di un vero farmaco un prodotto totalmente inefficace (ad esempio per un certo farmaco liquido il placebo equivalente potrebbe persino essere semplice acqua). È bene sapere che l'effetto placebo esiste ed è riconosciuto dalla comunità scientifica, al punto che viene attivamente studiato per capire perché il corpo umano riesce a migliorare le proprie condizioni di salute grazie ad una convinzione psicologica (nei fatti si tratta di un effetto psicosomatico).

Tutti i farmaci moderni in fase clinica vengono testati in cieco o doppio cieco contro un placebo e, perché il farmaco sia considerato efficace, deve avere effetti maggiori del placebo su maggior numero di pazienti, in caso contrario non viene considerato efficace. Tale effetto viene validato utilizzando complessi strumenti di analisi statistica sul campione pazienti testato.

Conclusioni

Occorre notare che moltissime persone che fanno ricorso alla medicina omeopatica ricevono un effettivo giovamento e questo è innegabile. Nei fatti però la medicina moderna è incapace di determinare un qualsiasi meccanismo d'azione biochimico noto per un farmaco omeopatico fatto salvo l'effetto Placebo.

Cosa la Scienza Medica Moderna ci dice:

  1. L'effetto prodotto da una qualsiasi sostanza biologicamente attiva aumenta con l'aumentare della concentrazione di quest'ultima, così come i suoi effetti collaterali, il dosaggio viene accuratamente ponderato sulla base di rigidi e controllati test comparativi contro un placebo al fine di comprendere la reale efficacia di una sostanza contro l'effetto psicosomatico emergente dal fatto di essere curati
  2. L'assenza di una sostanza da una soluzione non può lasciare alcuna memoria di se (ad oggi non esiste prova contraria), sotto una determinata concentrazione variabile per ogni principio attivo tale sostanza perde di efficacia, rimanendo attivo solo l'Effetto Placebo
  3. Per curare una determinata malattia occorre identificare innanzitutto il meccanismo biologico d'azione e/o l'agente patogeno (dove presente), indi generare una sostanza atta ad interagire con uno o più di questi meccanismi inibendo l'azione del patogeno, favorendo la risposta immunitaria dell'organismo colpito (il malato) o, infine, cercando una soluzione al problema specifico (esistono malattie non causate direttamente da patogeni, primo esempio fra tutti i tumori)
  4. Molti Farmaci se non tutti presentano comunque degli effetti collaterali più o meno gravi, il dosaggio scelto tiene conto del bilanciamento fra effetti benefici ed effetti collaterali indesiderati

Cosa in Omeopatia ma non la scienza considera valido:

  1. L'efficacia di una sostanza non è affetta dalla diluzione, solo la sua azione terapeutica cambia di tipologia avendo effetto differenziato su condizioni patologiche acute o croniche a seconda della crescente diluzione
  2. Dopo diluizione l'assenza di una sostanza genera un "effetto memoria" nella soluzione in cui è stata inserita la quale dopo la sua rimozione mantiene alcune delle proprietà di ciò che vi è stato disciolto
  3. Per curare una determinata malattia è necessario indipendentemente dalla comprensione o meno di eventuali meccanismi biologici o biochimici sottesi immettere nell'organismo frazioni anche infinitesimali di una sostanza che possa dare sintomi simili a quelli della patologia che si voglia curare (simile cura simile)
  4. Grazie alle elevate diluzioni è altamente improbabile che un farmaco omeopatico possa avere effetti collaterali (questo punto è universalmente riconosciuto, visto che il farmaco omeopatico non ha nessun principio attivo analizzabile).

La scelta a chi affidarvi e dove spendere i vostri soldi sta sempre a voi, ed alla vostra esperienza personale. Fate buon uso del progresso delle conoscenze.

Letture Suggerite

Coloro i quali volessero approfondire in autonomia l'argomento diamo di seguito una serie di spunti di ulteriore lettura per poter approfondire molteplici aspetti, scientifici, storici e legislativi della questione omeopatia.

  •   Acqua Fresca? A cura di Silvio Garattini, ISBN 978-88-518-0248-6
  •   The Lancet, "The End of Homeopathy", The Lancet, 366, 2005, p. 690
  •   A. Shang et al. "Are the clinical effects of homoeopathy placebo effects? Comparative study of placebo-controlled trials of homoeopathy and allopathy", The Lancet, 366, 2005, pp. 726-32

Approfondimenti sull'omeopatia

Fitoterapia ed Erboristeria

Oggigiorno con elevata frequenza si tende a vedere associate una serie di terapie addizionali alla omeopatia; in quello che potremmo identificare come insieme della "naturopatia". Innanzitutto è opportuno ricordare che ne l'associazione mondiale della sanità né le associazioni locali riconoscono a tali terapie un valore farmacologico assimilabile a quello dei farmaci veri e propri. Questo è dovuto al fatto che tali rimedi hanno ad oggi una quantità assai limitata di studi scientifici.

Le evidenze di efficacia condotte secondo un metodo rigoroso ed accettato dalla medicina moderna sono ad oggi scarse anche per il campo della fitoterapia e dell'erboristeria. Ciò nonostante riteniamo importante distinguere brevemente tali pratiche dall'omeopatia per una radicale differenza: ovvero l'esistenza di effettivi principi attivi all'interno delle piante.

Moltissime piante producono per svariate ragioni una vasta gamma di sostanze biologicamente attive, non ultimo l'esempio della Cinchona che ha dato vita all'omeopatia stessa. Questa pianta infatti produce chinino, una sostanza in grado di uccidere il plasmodio della malaria.

Il motivo per cui normalmente il chinino viene estratto e purificato è che le radici della pianta (la parte più ricca di chinino) contengono bassissime concentrazioni, ad esempio la specie Remijia contiene circa 0.5% – 2% di Chinino. Una dose standard terapeutica efficace è di circa 650 mg ogni 8 ore, ovvero 1950 mg al giorno. Che corrisponde a quasi 200 grammi di radici di Cinchona. Normalmente per assumere direttamente la sostanza dalla pianta dovreste fare degli infusi, e in tal caso solo una piccola parte del principio attivo passerebbe nell'acqua riducendo ulteriormente il contenuto e aumentando spaventosamente la quantità di pianta da consumare. O in alternativa dovreste letteralmente masticare le radici e ingoiarle. Oltre al fatto che comunque la capacità di assimilare il chinino dalla pianta non è equiparabile ad assumere il chinino puro occorre pensare che la pianta non contiene solo chinino. Dovreste ingerire il 98-99.5% di altre sostanze non utili o talvolta anche dannose. Per questa ragione di norma la medicina seleziona le piante che sembrano mostrare effetti terapeutici e mira a identificare il composto per poterlo purificare o riprodurre in laboratorio e perfino migliorarlo.

Sempre per approfondire l'argomento, gli antibiotici nascono da un estratto naturale, la penicillina il primo antibiotico scoperto da Alexander Fleming nel 1928. In seguito partendo da questo composto in laboratorio sono state sintetizzate nuove generazioni di antibiotici atti a combattere diversi tipi di batteri, e talvolta atte a sconfiggere quei batteri che si erano evoluti per resistere agli antibiotici precedenti (motivo per cui si sconsiglia l'abuso di antibiotici, i quali devono essere assunti sotto prescrizione medica solo quando ritenuto realmente necessario, e non in autonomia). Essenzialmente le piante possono avere effetti terapeutici e sicuramente entro certi limiti li hanno, la scienza medica ovviamente ci consiglia parsimonia e saggezza nel loro uso, nel quotidiano possono essere d'ausilio ma non vi sono dimostrazioni di efficacia comparabili ai trial clinici cui i farmaci sono sottoposti né lo stesso tipo di vigilanza.

Ricordate sempre che la natura offre una gamma di sostanze assai ampia e, naturale non significa sempre benefico. Questo è un errato concetto comune in cui tutti incappiamo. Così come sintetico non dovrebbe per nessuno diventare sinonimo di cattivo o non salutare. Giusto per solleticare la vostra curiosità una serie di sostanze notevoli e di cui avrete sicuramente sentito parlare almeno una volta nella vita:

  •   Curaro, estratto dalla Strychnos toxifera, una liana che cresce abbondante in amazzonia. Tutte le piante di questa famiglia producono Brucina e Stricnina quest'ultima è una sostanza già letale per un uomo adulto in dosi di 35 mg o più
  •   Penicillina, estratta dal Penicillium chrysogenum, un fungo che cresce un po' ovunque come densa peluria anche sul cibo essiccato sotto sale (penso che chiunque preferisca prendere il farmaco purificato che mangiare il fungo), va fatto notare che le spore di questo fungo si ritiene siano dei potentissimi allergeni (sostanze che causano allergie)
  • Aconitina, una sostanza estratta dall'Aconitum Napellus, pianta molto frequente anche in Italia. L'aconitina è altamente tossica anche per l'uomo anche in piccoli dosaggi. La più bassa dose letale per l'uomo verificata è stata di 0,028 mg/kg (ovvero 1,96 mg per un uomo adulto di 70 kg) (3)

L'erboristeria e la Fitoterapia vanno usate con saggezza e cognizione, occorre sempre cercare fonti certe e considerare queste pratiche di ausilio alla scienza medica riconosciuta.

(3) https://en.wikipedia.org/wiki/Aconitine

Il Problema Delle Alte Diluizioni >12C

In omeopatia è ben noto e, peraltro non ne viene fatto segreto da chi la pratica che, esiste una soglia di diluizione oltre la quale praticamente risulta improbabile che la "cura" sia ancora contenuta nel farmaco omeopatico indipendentemente da che tipo di sostanza si sta usando. Questa soglia corrisponde a 12C (o 12CH) (4). Questo è dovuto ad una nozione scientifica nota come Costante di Avogadro (in onore di Amedeo Avogadro ma, proposta per la prima volta da Jean Perrin nel 1909), che era totalmente ignota ad Hahnemann (morto molto prima della scoperta di questo numero).

Per farla breve, la costante o numero di Avogadro rappresenta il numero di particelle contenute in una certa quantità di ogni sostanza (ad esempio per il Cloruro Di Sodio corrisponde a 58,44 g) (5). Questo numero è molto grande e viene di norma espresso così: 6,022 x 10^23. Per i non avvezzi alla notazione scientifica, corrisponde al seguente numero:

602 200 000 000 000 000 000 000 (seicentodue triliardi e duecento trilioni)

Per quanto questo numero sembri a primo acchito spaventosamente grande, applicando il sistema omeopatico è possibile raggiungere con facilità diluizioni assai superiori a tale grandezza; il Sale da Cucina è un ottimo esempio di massima per far capire al lettore il dubbio scientifico sulle diluizioni estreme. Immaginiamo di preparare 100 ml di soluzione madre di Cloruro di Sodio (il componente più abbondante del vostro sale da cucina) e cerchiamo di farla più concentrata possibile per semplificare (giusto per informazione 100 ml sono circa metà di un comune bicchiere da cucina). Il cloruro di sodio a 25°C può sciogliersi in acqua nella quantità massima di 36 g per 100 ml, quindi dentro i nostri bei 100 millilitri di acqua (corrispondenti a mezzo bicchiere d'acqua) vi sarà un po' di più della metà di un Numero di Avogadro di particelle (per l'esattezza il 61,6%):

370 955 200 000 000 000 000 000 particelle

Se prepariamo una soluzione 12 CH avremo diluito la nostra soluzione madre 1 000 000 000 000 000 000 000 000 di volte (un milione di miliardi di miliardi di volte), questo implica che nel nostro campione ci saranno:

370955200000000000000000 =0,371 1 000 000 000 000 000 000 000 000

Come potete facilmente notare dopo tale diluzione vi sono meno di 1 particella all'interno del contenitore, ma poiché le particelle non sono comunemente divisibili questo implica una notevole probabilità che tutte le particelle di sale siano rimaste nei vecchi contenitori.

(4) Tecnicamente questa sarebbe una inesattezza la soglia di 12C è valida per 1 mole di una qualsiasi sostanza, ma normalmente un estratto di una pianta tende a contenere assai meno di una mole di principio attivo. L'esempio è una semplificazione atta ad essere fruibile anche da coloro i quali non abbiano una formazione scientifica di base
(5) Per una qualsiasi sostanza una mole corrisponde ad una quantità in grammi della stessa pari al suo peso molecolare (il cloruro di sodio pensa infatti 58,44 g/mol)

Il Problema della Rilevabilità

Sembrerà banale eppure, forse non tutti sanno che, la scienza ha dei limiti abbastanza definiti nella sua capacità di determinare la quantità di una certa sostanza presente in una soluzione. A seconda del tipo di sostanza esistono tecniche analitiche diverse. Nel caso del cloruro di sodio (che non abbiamo scelto a caso) la tecnica più potente disponibile al mondo per la rilevazione del sodio e del cloro è una tecnica analitica nota come ICP-MS (Inductive Coupled Plasma-Mass Spectroscopy o spettroscopia di massa su plasma accoppiato induttivamente). Tale tecnica è particolarmente efficace nel determinare perfino tracce infinitesimali, ad oggi il limite di rilevabilità (ovvero la minore concentrazione possibile da individuare) del Sodio corrisponde approssimativamente a 0, 000 000 000 03% (6) (con il Cloro questa tecnica è assai meno efficace). A diluzione omeopatica di 6C avremo una concentrazione di 0, 000 000 000 001% ovvero un numero 300 volte più piccolo. Implicazioni? Se prendete la vostra fiala di Natrium Muriaticum 6C e togliete l'etichetta su questa terra nessuno sarà più in grado di risalire al farmaco originale. Ovviamente con farmaci della medicina non omeopatica questo non avviene, è sempre possibile (anche se più o meno complicato a seconda di come il farmaco viene venduto e della quantità disponibile) risalire ai principi attivi contenuti.

A tal proposito per citare un episodio significativo nel 2007 in Inghilterra un membro della commissione parlamentare britannica su scienza e tecnologia chiese ad un rappresentante inglese dell'associazione omeopatica come fosse possibile riconoscere due prodotti omeopatici dopo la diluizione ricevette la risposta: "Solo guardando l'etichetta" (7), crediamo che tale risposta non meriti ulteriori commenti.

(8) Wikipedia – Water Distribution on Earth https://en.wikipedia.org/wiki/Water_distribution_on_Earth

L'effetto Memoria

L'effetto memoria è la risposta dell'omeopatia al problema delle alte diluzioni. Essenzialmente si sostiene che anche una volta che in una soluzione acquosa non sia più presente una determinata sostanza, l'acqua stessa sia in grado secondo dei principi attualmente impossibili da spiegare secondo le conoscenze di chimica fisica della scienza moderna, di ereditare le proprietà del materiale originariamente disciolto in essa.

A tal proposito tutto fa capo ad un articolo apparso su Nature nel 1988 e scritto ad opera di Jacques Benveniste (9). Nature è delle riviste scientifiche di settore considerata fra le più prestigiose. Benveniste nei suoi esperimenti testo delle culture batteriche trattate con soluzioni diluite oltre il numero di Avogadro di anticorpi. Egli notò che le soluzioni venute a contatto con gli anticorpi ed ove fosse stata effettuata una violenta agitazione (rispettando la disciplina omopatica) sembravano agire attivamente sui batteri anche a diluizioni estreme, ove la probabilità che vi fossero ancora anticorpi nella fiala risultasse veramente remota. Al contrario di soluzioni che non fossero mai venute al contatto con l'anticorpo (una sorta di placebo). Benveniste non fu in grado di fornire alcuna spiegazione scientifica di tale comportamento ma decise di inviarlo alla rivista Nature. Sebbene l'articolo generasse una certa reticenza a causa dell'assenza di basi teoriche in grado di spiegare un simile effetto, la decisione al fine di dimostrare la massima apertura mentale da parte della comunità scientifica fu la pubblicazione con riservo come sostenuto da John Maddox (editore della rivista Nature all'epoca del caso Benveniste).

In seguito si scoprì che tale ricerca era stata finanziata da una ditta produttrice di rimedi omeopatici (10). Tale esperimento fu ripetuto con l'ausilio del Premio Nobel per la fisica Georges Charpak (che lo stesso Benveniste aveva coinvolto) dimostrando che tali effetti non erano assolutamente riproducibili. Concludendo quindi che l'esperimento di Benveniste fosse sicuramente privo di validità scientifica (11).

(9) Davenas E., et al. Nature, 338. 816 – 818 (1988)
(10) (EN) Petr Skrabanek, James McCormick, Follies and Fallacies in Medicine, Prometheus Books, 1° settembre 1990, ISBN 978-0-87975-630-7.
(11) Nature 366, 525 – 527 (09 December 1993); doi:10.1038/366525a0

L'ambiente intorno a Noi

Vorremmo solleticare la vostra arguzia facendo sì che vi soffermaste un attimo a pensare ad una serie di banali nessi logici che dovrebbero essere fondamentali nel capire i profondi dubbi della comunità scientifica riguardo i principi omeopatici. Per un istante diamo per scontato che tutti i principi omeopatici siano veri, e riassumiamoli un attimo:

  • Le diluizioni estreme non rendono il principio attivo inefficace, ne cambiano solo la modalità di funzionamento
  •   Anche qualora questo sparisca il suo effetto benefico rimane

Ora prendiamo L'aconito, noto con il suo nome di Aconitus Napellus (ad esso conferito nel 1753 da Linneo in persona), il quale è un noto rimedio omeopatico. L'aconito è una pianta diffusissima sulle alpi. In pratica esso cresce e muore sulle nostre montagne. Possiamo supporre che acqua piovana e torrenti bagnino questa pianta abitualmente e l'acqua che bagna la pianta estragga nel tempo piccolissime quantità dei principi attivi da essa.

A questo punto…. Che differenza fa bere della normalissima acqua di fiume che sicuramente contiene delle particelle estratte dall'aconito piuttosto che assumere un principio omeopatico? Ed anche qualora non le contenesse, per il principio dell'effetto memoria ne manterrebbe gli effetti benefici perché sicuramente ne sarebbe venuto a contatto. Inoltre l'acqua del fiume sicuramente è stata agitata. Il problema è che l'acqua sulla terra compie un ciclo per il quale viene a contatto praticamente con ogni sostanza nota. Indi qualsiasi fonte d'acqua è stata a contatto con qualsiasi cosa, e di conseguenza avrebbe ereditato tutti gli effetti (per effetto memoria o per concentrazioni estremamente basse) di tutto ciò con cui è venuta a contatto. Tutta l'acqua che vedete in qualche modo è stata parte dei nostri oceani nel passato… indi è venuta a contatto con svariati Sali fra i quali il Natrium Muriaticum (Cloruro di Sodio). Inoltre tutta l'acqua minerale contiene sia Sodio che Cloro.

Quindi come sarebbe possibile selezionare quale effetto far ereditare al principio omeopatico nella vasta gamma di sostanze cui la soluzione idroalcoolica sarà venuta a contatto? A diluizioni estreme come si riesce in fase di dinamizzazione a preferire la selezione di una sostanza piuttosto che un'altra?

Facciamo un Esperimento a Casa

Per solleticare la vostra curiosità però vorremmo proporvi un semplice esperimento, procuratevi: