12.3.17

In casa tua ci sono 4 mila euro di oggetti che non usi. Ecco come venderli on line – Business Insider Italia

In casa tua ci sono 4 mila euro di oggetti che non usi. Ecco come venderli on line – Business Insider Italia

In casa tua ci sono 4 mila euro di oggetti che non usi. Ecco come venderli on line

Qualche tempo fa Ebay aveva calcolato che ognuno possiede tra le mura di casa almeno 4mila euro di oggetti inutilizzati. Invece che regalarli, eliminarli o lasciarli in conto vendita in qualche negozio che rivende l'usato trattenendo una discreta commissione, si può imparare a venderli on line in autonomia. Ecco tutto ciò che c'è da sapere per organizzarsi, passare all'azione e scegliere il sito giusto su cui pubblicare le proprie inserzioni. Per partire è meglio fare un passo alla volta, poi sarà tutto più veloce.

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Selezione degli oggetti

Cominciate a individuare un po' alla volta ciò che possedete ma non vi serve, è nuovo ma non fa per noi, è usato ma in buone condizioni, è un oggetto prezioso, raro, da collezione ma è arrivata l'ora di venderlo e monetizzare. Mettete da parte l'abbigliamento con la taglia sbagliata, scarpe troppo grandi o troppo strette, capi in colori che non vi donano, regali sbagliati, souvenir di storie d'amore da cui volete distaccarvi. Come ha dichiarato l'attore Vincent Cassel in un'intervista, sono i ricordi che buttano giù, è il passato con cui è difficile avere a che fare. Trasformate, in questo caso, memorabilia in nuova energia. Qualunque sia la ragione: procuratevi delle scatole di plastica o cartone con il coperchio antipolvere, dei sacchetti di plastica puliti e incominciate a creare un piccolo "magazzino" di oggetti e capi. Se non li vendete subito, saprete sempre dove ritrovarli. Se ci sono etichette e imballaggi originali conservateli con cura: sono molto utili per spuntare incassi maggiori.

Carte e account per i guadagni

Dotatevi presso un ufficio postale di una carta PostePay ricaricabile (costo 5 euro) meglio se Evolution (10 euro all'anno), completa anche di Iban (utile nel caso vi capiti di dover fare bonifici o trasferire denaro sul vostro conto corrente). Aprite un conto Paypal e collegatelo alla vostra PostePay, tenendo, invece, il conto della banca pronto solo a ricevere denaro in entrata, una volta che sarà stato accreditato sul vostro conto Paypal. In questo modo terrete i vostri dati riservati, senza rivelarli ai vostri acquirenti, lasciando a Paypal il compito di far da mediatore. Pagherete delle piccole commissioni sul servizio ma saranno soldi ben spesi per proteggere la vostra identità online. E anche per rassicurare e attirare i clienti, perché Paypal offre la garanzia del rimborso in caso di problemi.  Anche voi però potrete contattare l'assistenza telefonica, che ascolta e valuta anche le ragioni dei venditori.

Foto per l'annuncio

Quando avete tempo tornate al vostro angolo, stanza, scaffale o scatola, che avete eletto quartier generale della "merce da vendere" e cominciate a scattare foto con lo smartphone tanto meglio se nelle ore più luminose della giornata o quando c'è il sole. Evitare foto con una luce effetto bunker. Immortalate l'oggetto nel suo insieme, su uno sfondo neutro, cogliendo i dettagli, se ci sono etichette griffate, marchi, e anche i difetti. Fili tirati, graffi, ammaccature, tutto quanto. Riversate le foto sul computer o lasciatele in memoria sul telefono se decidete di pubblicare l'annuncio con un app. Ricordate che le foto sono fondamentali per vendere.

Occorrente per spedire

Sembra un punto superfluo, ma non lo è. Se intendete vendere spedendo gli oggetti, oltre a scotch, buste imbottite e scatole (anche riciclate ma pulite) che vi procurerete al bisogno, la cosa più intelligente e semplice è disporre di una bilancia per pesare l'oggetto (che poi andrà anche impacchettato o imballato) e informarsi sulle tariffe (fate caso anche alle misure del pacchetto) per spedire che trovate per esempio sul sito di Poste Italiane o presso altri corrieri. In questo modo saprete quanto chiedere all'acquirente per la spedizione sul vostro annuncio, evitando di rimetterci se costa di più e di chiedere cifre esagerate che vi farebbero vendere meno. Ovviamente è sempre consigliabile usare spedizioni tracciate (Raccomandata, Pacco Celere 3 ecc). Così avrete una ricevuta in caso di problemi o mancati arrivi.

Scelta del sito su cui vendere

Potete decidere di operare su varie piattaforme. Sarà necessario registrarsi, creare un nickname, fornire una mail, un numero telefonico. Vediamo le caratteristiche dei principali siti, i vantaggi e i consigli per scegliere ciò che fa per voi.

Con Ebay potete scegliere di vendere in tutto il mondo o nei Paesi che preferite e di solito la merce si spedisce, il bacino di utenti è potenzialmente immenso.

Subito.it va bene per vendere solo in Italia, di solito incontrando il compratore di persona, senza pagare commissioni. Funziona bene per vendere oggetti anche voluminosi, per esempio, un divano nella propria città. Chi lo compra si occuperà anche di portarlo via.

Ci sono poi siti più specializzati, come per esempio Etsy, per vendere oggetti fatti a mano o vintage, oppure Vestiaire Collective per rivendere la moda di lusso di seconda mano (anche da uomo): capi e accessori griffatissimi a prezzi ribassati ma ancora sostenuti. Controllate sempre prima l'importo delle commissioni richieste e come funziona il processo di vendita. Potete vendere anche su più piattaforme in contemporanea.

I grandi numeri di Ebay

Se volete cimentarvi con un bacino di 167 milioni di acquirenti attivi nel mondo allora potete scegliere Ebay. Si comincia a vendere in Italia ma dopo i primi 10 feedback positivi (la comunità si basa sulla fiducia e sulla buona reputazione) si può passare all'estero. «Ebay è l'unico posto dove hai visibilità mondiale – spiega Iryna Pavlova, Responsabile Comunicazione di eBay in Italia – Nell'ultimo anno sono stati 5 milioni gli acquirenti in Italia. I privati possono mettere in vendita i primi 50 oggetti gratuitamente ogni mese, se vengono venduti, al prezzo finale si applica una commissione del 10%. In vista delle "pulizie di primavera" dal 15 marzo 2017 oltre alle 50 inserzioni se ne possono creare altre 100 gratis.» Tra le novità che rendono Ebay più semplice e comodo da usare ci sono le app per iOS e per Android.

«L'importanza del mobile è innegabile – dichiara Pavlova – si calcola il 59% delle transazioni effettuate su Ebay coinvolgono il mobile, che quindi ha avuto un ruolo su 6 transazioni su 10. E sono 11 milioni le nuove inserzioni create ogni settimana via mobile nel mondo.» Tra le novità positive oltre alla notevole semplificazione nel creare gli annunci rispetto al passato, dal 17 febbraio è stato tolto il limite del numero foto: sono gratuite in ogni categoria. Sul fronte delle spedizioni, invece, Ebay ha negoziato tariffe con gli spedizionieri che consentono fino al 40% del risparmio e il ritiro dei pacchi anche al proprio domicilio.

Cosa viene messo in vendita maggiormente? «Le categorie più presidiate dai venditori privati sono al primo posto il collezionismo (1 milione e 300mila annunci), – continua Pavlova – al secondo abbigliamento e accessori (1 milione e 134mila), al terzo casa, arredamento e bricolage (809mila inserzioni), poi musica cd vinili (835 inserzioni), arte e antiquariato (260 mila).  Che annunci fare? Si può vendere con le aste, a prezzo fisso, con il CompraSubito ma accettando proposte. «Se un oggetto è raro o griffato e l'asta parte da un euro si scatena a livello psicologico il desiderio di riuscire a possederlo, mentre ci si penserebbe due volte se fosse messo in vendita a un prezzo considerevole.  – spiega Pavlova – In generale è importante farsi un giro su Ebay e vedere i prezzi degli oggetti simili e mettere il proprio in vendita a un prezzo un po' più basso degli altri. Inoltre vendere capi usati in buone condizioni, curare la comunicazione rispondendo ai messaggi (anche in un'altra lingua), imballare bene i prodotti e spedire nei tempi annunciati.» Altri consigli utili: descrivete bene l'oggetto, non tralasciate se ha dei difetti, carta canta in caso di controversie, le foto in quel caso contano poco.

In caso vi troviate di fronte a una richiesta di restituzione, non azzardatevi a fare da soli ma chiedete aiuto all'assistenza tecnica di Ebay: la trafila infatti è complessa e si possono facilmente fare errori.

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Come funziona Subito.it

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Subito.it è la piattaforma online numero 1 in Italia per la compravendita. È tra i primi 10 brand online più visitati e conta oltre 8 milioni di utenti unici al mese (fonte: Media Audiweb Total Digital A2udience 2016).

Ogni giorno su Subito, che opera solamente in Italia, vengono pubblicati oltre 120mila nuovi annunci in 37 differenti categorie merceologiche raggruppabili in 6 macrocategorie: Motori, Casa e Persona, Elettronica, Immobili, Sport e Hobby, Lavoro e Servizi. Di queste macrocategorie, Motori è la più importante per volume di annunci (30%), a seguire Casa e Persona, dove è possibile trovare dagli elettrodomestici ai componenti d'arredo, dai prodotti per l'infanzia ai prodotti per il giardinaggio, Immobili e Elettronica.

Ciò che differenzia Subito.it da qualsiasi e-commerce è il fatto che pubblicare un annuncio su Subito è totalmente gratuito e l'azienda non preleva nessuna commissione della transazione, proprio perché non è un e-commerce ma un marketplace. Si propone come social network che mette in contatto le persone che desiderano vendere o comprare oggetti.

Per chi volesse vendere, 3 consigli raccomandati dallo staff di Subito.it

  1. Fare delle belle foto. Sembrerà banale, ma le foto sono la prima cosa che gli utenti guardano. È importante fare delle foto in cui l'oggetto è ben visibile da più angolazioni in modo che chi è interessato possa vedere subito la qualità del prodotto.
  2. Scrivere una descrizione precisa e dettagliata dell'oggetto. Anche in questo caso, chi sta cercando un oggetto vuole essere sicuro di quello che compra: più informazioni si forniranno più il compratore sarà interessato.
  3. Mettere un prezzo in linea con il prezzo di mercato. Un prezzo troppo vantaggioso è spesso indice di un cattivo stato dell'oggetto in vendita.

Un ultimo importante suggerimento che vale sia per la vendita sia per l'acquisto è consultare regolarmente la pagina Aiuto. In questa pagina si possono trovare tutti i consigli necessari per utilizzare Subito al meglio e un Decalogo della Sicurezza, redatto in collaborazione con la Polizia Postale e delle Comunicazioni, dove trovare 10 regole da seguire per concludere affari in tutta sicurezza.

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9.3.17

Cosa succede quando il muscolo incontra il grasso? - Project inVictus | Project inVictus

Cosa succede quando il muscolo incontra il grasso? - Project inVictus | Project inVictus

Cosa succede quando il muscolo incontra il grasso?

Quello che stai per leggere è un articolo tecnico che mostra le interazioni ormonali, metaboliche, genetiche che avvengono nel nostro organismo, tra il tessuto grasso ed il muscolo.  E' un articolo non da leggere ma da studiare. Nel suo insieme riesce a fare una panoramica sullo stato metabolico del corpo umano.
Buona lettura.

L'obesità è una pandemia!

Epidemia obesi

Articolo della Dott.essa Roberta Martinoli

La prevalenza dell'obesità è arrivata a livelli mai raggiunti prima. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2008 oltre 500 milioni di adulti (pari al 10-14% della popolazione mondiale) erano classificabili come obesi sulla base dell'Indice di Massa Corporea (IMC ³30).

A causare questo trend contribuiscono più fattori contemporaneamente: i determinanti genetici, l'eccessivo introito energetico e la sedentarietà che caratterizzano la vita moderna.

L'obesità è a sua volta alla base dell'aumentata suscettibilità a sviluppare sindrome plurimetabolica, ipertensione, malattie cardiovascolari, diabete mellito di tipo 2 e alcune forme di cancro.

L'obesità, come l'invecchiamento, è una perdita di flessibilità

obesità invecchiamento perdita flessibilità

Così come ogni altra forma vivente, vista la nostra necessità di adattarci alle variazioni dell'ambiente esterno e di quello interno, abbiamo bisogno di essere "flessibili". La flessibilità è la caratteristica che ci rende dinamici. Se ci pensate bene l'invecchiamento altro non è se non una perdita di flessibilità e di capacità di adattamento, un divenire sempre più statici. Da vecchi mal ci adattiamo ai cambiamenti: il nostro ambiente interno si impoverisce tanto da non riuscire a rispondere alle variazioni che provengono dall'esterno. Il Sistema Immunitario diventa rigido così come il nostro armamentario biochimico perché gli enzimi sono meno efficienti o perché vengono sintetizzati in più piccole quantità. Ovunque ci sono giunture "arrugginite" che cigolano proprio come le nostre articolazioni. Se la vecchiaia è rigidità la giovinezza è flessibilità al massimo grado. E la flessibilità ci consente un equilibrio perfetto tra sistemi di regolazione e sistemi di contro-regolazione (proprio come in una democrazia nella quale esiste un partito al governo e l'altro all'opposizione). Questo equilibrio me lo immagino fatto da tante piccole bilance. Ed eccoci arrivati al punto.

Grasso e muscolo: due braccia della stessa bilancia

Le adipochine prodotte dal tessuto adiposo e le miochine prodotte dal tessuto muscolare sono come le due braccia di una stessa bilancia. Se le prime prevalgono sulle seconde si instaura uno stato infiammatorio cronico di basso grado (Low Grade Chronic Inflammation) responsabile della gran parte delle malattie grasso-correlate!

Ovvio che non è semplice come lo descrivo. Tanto per apprezzare la complessità dell'intero sistema bisogna sapere che le cellule muscolari derivano dagli stessi progenitori da cui derivano gli adipociti bruni mentre non hanno nulla a che fare con gli adipociti bianchi!

Il grasso non è tutto uguale

tipi di grasso

Gli adipociti bianchi sono cellule dalla caratteristica forma sferica il cui volume è occupato per più del 90% da una singola goccia di grasso mentre d'altra parte i mitocondri sono pochissimi. Sono i costituenti principali del tessuto adiposo bianco (WAT, White Adipose Tissue) localizzato a livello sottocutaneo (subcutaneus WAT), a livello intramuscolare (intramuscolar WAT o IMAT) e a livello viscerale (visceral VAT). Scopo principale di questo tessuto è quello di stoccare il surplus energetico sotto forma di trigliceridi in modo da poterne disporre quando dovesse sopraggiungere una "carestia" (ma quando mai).

Se esiste un WAT esiste pure un BAT (Brown Adipocite Tissue). Questo è formato dagli adipociti bruni che non hanno più un'unica grande goccia di grasso ma tante piccole goccioline, non sono più dotati di pochi sparuti mitocondri ma ne posseggono tanti (ragion per cui il loro colore tende al bruno). Scopo del BAT è quello di fare termogenesi. Grazie alla presenza di proteine disaccoppianti (Uncoupling protein, vedi UCP1) a livello della membrana interna dei mitocondri gli adipociti bruni riescono a produrre calore a partire dai loro grassi di riserva.

È interessante notare che l'attività delle UCP è sotto il controllo del sistema simpatico (e ancora una volta, tanto per fare un richiamo a sopra, è da giovani che prevale il tono simpatico, da vecchi diventiamo decisamente più vagotonici) e risente anche di altri fattori quali la presenza di acidi grassi liberi provenienti dalla lipolisi.

Simpaticotonia e lipolisi sono due eventi che si verificano normalmente a seguito dell'attività fisica. Vi è mai capitato di passare un certo periodo della vostra vita in relativa sedentarietà (a me purtroppo sì) e di accorgervi di sentire più freddo? Quando poi riprendete ad allenarvi regolarmente questa sensazione scompare e potete tornare a sfidare anche la più fredda delle tramontane senza alcun timore!

Di certo abbiamo grande bisogno di grasso bruno e della sua capacità di generare calore nei primi mesi dopo la nascita. La massima riserva di grasso bruno si trova tipicamente nella regione interscapolare. Crescendo purtroppo questa sorta di termosifone incorporato tende ad esaurirsi. Il surplus energetico verrà allora più facilmente convertito in grasso di riserva.

Studi recenti hanno identificato in sede vascolare e perivascolare i progenitori degli adipociti bianchi e hanno identificato una serie di markers molecolari specifici di questo tipo di cellule (Zfp423, VE-Cod, PDGFR-beta e PDGFR-alfa). Nessuno di questi markers compare negli adipociti bruni. Al contrario questi presentano una proteomica mitocondriale molto simile a quella delle cellule muscolari. Del resto non è un caso che sia gli adipociti bruni che le cellule muscolari siano in grado di contribuire, ciascuno a suo modo, alla termogenesi.

E infatti, prima della loro differenziazione in cellule mature, i precursori degli adipociti bruni esprimono una serie di geni miogenici, gli stessi che ritroviamo nelle cellule muscolari.

Dunque miociti ed adipociti bruni sono per così dire parenti di primo grado mentre adipociti bruni e adipociti bianchi sono solo parenti alla lontana.

Il Browinig degli adipociti ovvero come trasformare gli adipociti bianchi in bruni

trasformare adipocita bianco bruno

Pensate ai salti di gioia che devono aver fatto i ricercatori quando, ormai più di 5 anni fa, hanno scoperto nei topini la possibilità di indurre un processo di "browning" negli adipociti bianchi a seguito dell'esposizione al freddo e della somministrazione di beta-adrenergici.

A qualche buontempone sarà pure venuto in mente di far dimagrire le persone sottoponendole alle basse temperature magari chiudendole all'interno di una cella termostata oppure facendole immergere in una vasca di acqua gelida (un'idea del genere non ce l'ha avuta neanche il dott. Birkenmaier di fantozziana memoria).

Il browning degli adipociti bianchi è un interessante processo a seguito del quale l'unica grande goccia di grasso si separa a formare tanti piccoli depositi mentre si avvia un processo di genesi mitocondriale. I nuovi mitocondri sono ben forniti di UCP. Ma come quando mescoliamo latte e caffè esce fuori un cappuccino, a seguito di questo processo di browning i nuovi adipociti non saranno né bianchi né bruni bensì beige. Gli scienziati parlano anche a tal proposito di inducibile BAT e lo indicano con la sigla iBAT.

Riuscite ad apprezzare di quanta flessibilità siamo dotati?

A questo punto abbiamo ben chiaro che a partire da un precursore comune si possono generare miociti oppure adipociti bruni mentre occorre un precursore diverso per dare origine ad un adipocita bianco che poi all'occorrenza si può trasformare in adipocita beige.

Mi trasformo in miocita o in adipocita bruno? Che bel dilemma!

Su che base la cellula progenitrice decide di diventare miocita oppure adipocita? PRDM16 (PR Domain Containing 16) è uno degli switch bidirezionali che una volta attivato promuove la differenziazione delle cellule progenitrici in cellule muscolari. Al contrario, se inibito, il PRDM16 blocca la funzione degli adipociti beige e induce la ridistribuzione del grasso bianco dallo spazio sottocutaneo a quello viscerale. Bel capolavoro! Ci possiamo lamentare perché abbiamo le cosce grandi, l'effetto "tendina" sulle braccia, le maniglie dell'amore, la cellulite e il sedere grosso ma il grasso viscerale è il peggior tipo di grasso che si possa avere! È un grasso infiammato e infiammante capace di farci ammalare a causa del grosso carico di molecole segnale che vengono sparse in giro.

Tanti tipi di grasso… altrettanti modi di chiamarlo

I classici depositi di grasso bruno sono

  1. isBAT, BAT interscapolare;
  2. cBAT, BAT cervicale;
  3. paBAT, BAT periartico;
  4. rBAT, BAT renale;

mentre i depositi di grasso bianco comprendono

  1. asWAT, grasso sottocutaneo anteriore;
  2. inWAT, grasso inguinale;
  3. rWAT, grasso retroperitoneale (viscerale);
  4. gWAT, grasso gonadico (viscerale);
  5. mWAT, grasso mesenterico (viscerale);
  6. IMAT, grasso intramuscolare.

Il grasso retroperitoneale, gonadico, mesenterico e intramuscolare è un grasso ectopico. Sta lì ma non ci dovrebbe stare. In particolare con il termine IMAT (IntraMuscolar Adipose Tissue) si indica la presenza di adipociti bianchi a livello dell'interstizio muscolare, condizione che differisce di gran lunga dalla presenza di depositi lipidici all'interno dei miociti. "Adipociti bianchi nell'interstizio muscolare" ad occhio e croce non suona come una cosa buona (a meno che non siate dei maratoneti)!

I muscoli scheletrici, motore del metabolismo

La muscolatura scheletrica rappresenta il 40% del peso corporeo ed è per questo il più esteso organo di cui disponiamo. Proprio in ragione della sua estensione svolge il ruolo di principale regolatore dell'omeostasi energetica.

Così la contrazione delle fasce muscolari stimola l'uptake del glucosio attraverso l'attivazione di una protein chinasi AMP-dipendente o AMPK. L'AMPK promuove infatti la traslocazione del recettore per il glucosio (GLUT4, GLUcose Trasporter type 4) a livello del sarcolemma, la membrana esterna del miocita.

In altri termini la contrazione muscolare, comportando un aumento del dispendio energetico, porta ad un incremento del rapporto AMP/ATP. L'AMPK prende atto del fatto che il livello energetico della cellula è in decremento essendo sensibile alle variazioni dell'AMP/ATP ratio. Ed ecco che arriva una serie di segnali che culminano con la traslocazione dei GLUT4 dalle vescicole citoplasmatiche al sarcolemma. Come gli uccellini nel nido aprono a dismisura il piccolo becco quando hanno fame così le cellule muscolari espongono numerosi i loro GLUT4 quando sono in deficit energetico.

In quanto master regolatore del livello energetico cellulare l'AMPK promuove inoltre la sensibilità all'insulina attraverso meccanismi che coinvolgono l'IL-6 ed altri mediatori.

Muscolo e insulino-resistenza

L'insulino-resistenza è comunemente associata all'obesità e al diabete mellito di tipo 2 e descrive la condizione in cui le cellule sono poco o per niente sensibili all'insulina circolante. Questa condizione si associa normalmente ad iperinsulinemia, iperglicemia e dislipidemia. Dal momento che l'80% dell'uptake del glucosio indotto dall'insulina avviene a livello delle cellule muscolari, l'insulino resistenza dei miociti può essere devastante e può portare ad un circolo vizioso dal quale prendono avvio le malattie cronico-degenerative. La "flessibilità metabolica" (ed ecco che ritorna ancora questo fatto della flessibilità) tipica delle fibrocellule muscolari fa sì che queste possano utilizzare non solo glucosio ma anche acidi grassi e proteine. Durante il digiuno ad esempio l'ossidazione degli acidi grassi (FAO, Fatty Acid Oxidation) copre oltre il 90% del fabbisogno energetico. Un muscolo sano è in grado di ossidare acidi grassi non esterificati (NEFA, Non- Esterified Fatty Acid o FFA, Free Fatty Acids) grazie all'azione della lipoproteinlipasi ormone sensibile (hs-LPL, hormone sensitive Lipoprotein Lipase). Al contrario nei diabetici e negli obesi questi processi sono meno efficaci. Il ridotto catabolismo degli acidi grassi liberi è responsabile dell'accumulo di grasso in sedi ectopiche e della riduzione della massa mitocondriale.
Così come nella filastrocca "C'era una volta un re seduto sul sofà che disse alla sua balia raccontami una storia. La balia incominciò: c'era una volta un re…", il grasso ectopico è responsabile dell'insulino-resistenza che è responsabile della deposizione di grasso ectopico che è responsabile dell'insulino-resistenza che …

"Organo adiposo" e "organo muscolare"

grasso e muscolo

Così come parliamo di "organo adiposo" riferendoci al grasso corporeo e lo interpretiamo come un organo endocrino capace di produrre specifiche citochine allo stesso modo potremmo parlare di "organo muscolare" sottolineando la capacità dei muscoli scheletrici di produrre miochine che diffondono con modalità autocrina, paracrina ed endocrina esercitando i loro effetti anche a distanza. Tra le miochine le più comuni sono

  1. l'irisina;
  2. la miostatina;
  3. le interleuchine 6, 7, 8 e 15.

L'irisina è stata definita un "exercise hormone". Una volta secreta la molecola diffonde attraverso il circolo ematico e giunge a livello del tessuto adiposo dove promuove il fenomeno del browning grazie alla mediazione del PPARGC1 (Peroxisome Proliferator-Activared Receptor Gamma Coactivator 1-alfa). A livello del muscolo scheletrico l'irisina induce inoltre la biogenesi mitocondriale: aumentare il numero e l'efficacia dei mitocondri equivale ad aumentare la cilindrata del motore.

La miostatina è nota come GDF8 (Growth/differentiation Factor 8), appartiene alla famiglia del TGF-beta e la sua mancata espressione si traduce in un impressionante incremento delle masse muscolari.

Curioso è il caso dell'IL-6 che quando prodotta dal tessuto muscolare promuove l'ipertrofia e la rigenerazione e quando prodotta dal tessuto adiposo è concausa di insulino-resistenza e di infiammazione sistemica. Dunque l'IL-6 è sia una miochina che un'adipochina. È come quando si ha la doppia cittadinanza e allora se ci si trova in Italia si parla l'italiano ma se siamo in Germania parliamo il tedesco. L'IL-6 quando abita nel tessuto adiposo parla l'inflammese quando si trova nel tessuto muscolare l'anti-inflammese!

Obesità sarcopenica? Di che bestia si tratta?

L'obesità è di solito accompagnata da un aumento della massa muscolare oltre che della massa grassa. Il punto è che la massa grassa aumenta con un passo più celere di quanto non faccia la massa magra tanto che alla fine il rapporto tra muscolo e grasso risulta diminuito(lean muscle to fat ratio). In alcuni casi l'estrema conseguenza di questo processo è l'instaurarsi di un'obesità sarcopenica (NWO, Normal Weight Obesity). Capita allora che mentre il peso è ancora nella norma (IMC nel range tra 18 e 25) la massa magra sia scarsamente rappresentata. Ed è così che la percentuale di grasso corporeo risulta >30% anche in presenza di un basso peso. Tipica è in questo caso la deposizione di grasso nelle zone centrali (grasso viscerale).

Trigliceridi fibrocellulari versus adipociti interstiziali

L'esercizio fisico da moderato ad intenso promuove l'accumulo di FFA all'interno delle fibrocellule muscolari. Questo fenomeno noto come "paradosso dell'atleta" è giustificato, nel muscolo in attività, da un aumentato metabolismo ossidativo a carico dei trigliceridi (che quindi vengono attratti nel miocita come sotto l'azione di un'aspirapolvere). Diverso è invece il fenomeno della deposizione ectopica di grasso nel soggetto sedentario e francamente obeso. In questo caso il grasso presente nell'interstizio tra un miocita e l'altro, non venendo usato per sostenere il lavoro muscolare, si comporta piuttosto come "centro di nucleazione" per l'accumulo di altro grasso. È un po' come quando uno butta al lato di una strada una busta di spazzatura e dopo qualche giorno intorno a quella busta sorge una discarica abusiva!

E poiché l'unione fa la forza anche quando il fine non è nobile tutti questi adipociti assieme cominciano a produrre adipochine pro-infiammatorie. È come se un teppista (l'adipocita) giunto in un paese straniero (il tessuto muscolare) continui a parlare la propria lingua, raccolga intorno a sé tanti che la pensano allo stesso modo (altri adipociti) e cominci a spargere i propri veleni.

Il tessuto muscolare risente gradatamente di questa anomalia e si indebolisce perché non è in grado di dar seguito ad un'opportuna biogenesi mitocondriale. Addirittura in queste condizioni sarebbe compromessa la capacità di rigenerazione dei miociti per l'effetto delle adipochine sulle cellule satelliti.

Manteniamoci flessibili

Flessibilità metabolica

Se è vero che l'invecchiamento è un processo inevitabile quello che può essere evitato è diventare rigidi prima del tempo. L'obiettivo è invece quello di mantenerci flessibili nel corpo e nella mente e riusciamo a farlo regolando il flusso di informazioni che, provenendo dall'ambiente esterno, pervade ogni singola cellula. Le informazioni migliori sono quelle che prendono avvio dalla giusta quantità e dalla giusta qualità di cibo ed attività fisica.

Quindi le raccomandazioni di:

  • svolgere attività intense, per preservare (e migliorare) il tessuto magro;
  • essere attivi durante la giornata, per mantenere (e migliorare) una buona ossidazione dei grassi
  • alternare il quantitativo calorico nei giorni della settimana, per continuare a stimolare il metabolismo
  • alternare giornate con maggiori carboidrati o grassi, per insegnare al corpo un miglior partizionamento dei macronutrienti verso il muscolo

Sono raccomandazioni di buon senso che portano l'attenzione dell'organismo verso il tessuto muscolare e non quello grasso.

Questo articolo è tratto liberamente dall'entusiastica lettura dell'articolo "Fighting obesity: when muscle meets fat" (Adipocyte 2014)

Articolo della Dott.essa Roberta Martinoli

Note sull'autrice:

Roberta Martinoli

Roberta ha iniziato a studiare nutrizione con la laurea in Scienze Agrarie e non ha più smesso fino alla laurea in Scienze della Nutrizione Umana e poi in Medicina e Chirurgia.

Appassionata di questa materia è convinta che attraverso una sana alimentazione sia possibile fare vera prevenzione. Dell'opera di divulgazione vuole fare una vera e propria missione perché è convinta che solo attraverso la consapevolezza si possa indurre le persone a mangiare bene."

dott.roberta.martinoli@gmail.com

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8.3.17

Viaggio nella patria dello yoga, due settimane e torna il sereno - Repubblica.it

http://www.repubblica.it/salute/forma-e-bellezza/2017/02/21/news/due_settimane_di_yoga_e_torna_il_sereno-158772288/

Diabete, un sensore sottopelle e la glicemia è sotto controllo - Repubblica.it

Diabete, un sensore sottopelle e la glicemia è sotto controllo - Repubblica.it

Diabete, un sensore sottopelle e la glicemia è sotto controllo

"IL MIO diabetologo dice che sono un cavallo imbizzarrito. Ho delle tali oscillazioni della glicemia da farlo diventare matto. In effetti sono un caso complicato". Ride Gabriella, seduta sul bracciolo di una poltrona perché non riesce a stare ferma dalla contentezza. Emozionata, a tratti commossa quando si parla del suo passato, Gabriella – 53 anni - è la prima dei cinque pazienti italiani ad aver impiantato Eversense (Roche), il dispositivo che per 90 giorni monitorerà in continuo i livelli di glucosio nel fluido interstiziale restituendo un'immagine dinamica di quel che accade nel sangue della paziente.

L'intervento. L'intervento è avvenuto il giorno prima. Ed è stato un successo. "Si tratta – spiega Giancarlo  Tonolo, direttore della struttura complessa di diabetologia della Asl di Olbia, che ha condotto l'operazione – di un sensore in materiale biocompatibile che deve essere inserito in una piccola tasca creata sottopelle, in questo caso al braccio sinistro: dieci minuti in anestesia locale, e la paziente è tornata a casa". Sotto la manica della maglietta si vede solo un cerotto bianco e un piccolo dispositivo nero.

I dati. E' il trasmettitore, spiega Gabriella, che raccoglie i dati del glucometro e li spedisce wireless al telefonino, così che io possa vedere l'andamento del mio metabolismo esuberante: se c'è il rischio che i livelli scendano oltre la soglia di allerta (una condizione di ipoglicemia, molto pericolosa) il dispositivo vibra delicatamente sul braccio, tre volte. Se invece il glucosio sta salendo troppo (iperglicemia), il dispositivo vibra due volte, e il telefono trilla. E Gabriella può correre ai ripari, somministrandosi dell'insulina, mangiando qualcosa o facendo un po' di moto per riportare i livelli entro i parametri stabiliti. Se vuole fare una doccia, andare in palestra o fare un bagno al mare, deve solo staccare il trasmettitore e riattaccarlo sul braccio asciutto quando ha finito l'attività. Se lo ritiene opportuno, può inviare periodicamente i dati della rilevazione via mail al suo medico di riferimento, che così può monitorare a distanza l'andamento un po' caotico della sua paziente: basta fare clic sulla app scaricata sul suo telefonino.

"Una rivoluzione". Per me è una rivoluzione, dice ora Gabriella. Ma è anche la rivincita di un pezzo di Italia che fino a qualche decennio fa doveva mandare via i suoi abitanti in cerca di una cura, e che ora è tra i primi a promuovere le nuove tecnologie per la cura del diabete. "Sono nata negli anni Sessanta a Macomer, un paesino dell'entroterra sardo in provincia di Nuoro – racconta la paziente - i miei genitori hanno scoperto che avevo il diabete quando avevo appena dodici mesi. Cosa potevano fare per salvarmi la vita in un'epoca e in un luogo in cui era quasi impossibile gestire una malattia tanto complicata? Avevo il destino segnato. Invece un medico di bordo amico del mio papà suggerì di mandarmi al Diabetarium, una struttura a Palidoro nei pressi di Roma (oggi una delle sedi dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù) dove i ragazzi con diabete – centinaia, in gran parte sardi - potevano ricevere le cure necessarie".

Un'infanzia difficile. Gabriella resterà in quell'istituto quasi dieci anni, dai quattro e mezzo ai quindici anni. Il papà la andava a trovare quando poteva, ma senza farsi vedere, per evitare ulteriori traumi alla bambina. Di quel periodo ricorda le siringhe di vetro per la somministrazione di insulina, da disinfettare ogni volta. Ma anche il dolore, il senso di abbandono, e la fatica di ricominciare una nuova vita quando, in piena adolescenza, si è ritrovata di nuovo a Macomer, senza un amico e con una famiglia che aveva conosciuto troppo poco. "Ora so che i miei genitori hanno fatto il possibile per salvarmi la vita, e gli sono riconoscente. Dev'essere stato duro anche per loro", ammette con gli occhi lucidi.

La tecnologia. Gli anni di Gabriella si misurano oggi con i progressi della ricerca, della medicina, della tecnologia nel campo del diabete. "La mia vita è cambiata, in meglio, tante volte: quando sono arrivate le siringhe monouso, poi quando sono state messe in commercio le prime penne per l'insulina. Ma se penso che per tutta la mia esistenza ho dovuto pungermi i polpastrelli almeno quarantamila volte per misurare la glicemia, il vero salto di qualità è avvenuto con i glucometri senza aghi", dice. Prima quelli quindicinali, da applicare sulla pelle, ma ancora poco pratici. Ora quello sottocute che dura 90 giorni ma che – continua Tonolo – è destinato a diventare rapidamente semestrale dopo l'approvazione della FDA, ed entro breve persino annuale. "Quando il mio medico mi ha prospettato la possibilità dell'impianto non ci ho pensato due volte. L'ho fatto per me, perché credo nei progressi della medicina – dice Gabriella - ma non solo: l'ho fatto anche per tutti i bambini e i ragazzi diabetici con cui ho condiviso quegli anni difficili all'istituto. E' proprio ai più piccoli che un dispositivo del genere può cambiare la vita".

6.3.17

Frontiers | Horseback Riding Improves the Ability to Cause the Appropriate Action (Go Reaction) and the Appropriate Self-control (No-Go Reaction) in Children | Child Health and Human Development

Frontiers | Horseback Riding Improves the Ability to Cause the Appropriate Action (Go Reaction) and the Appropriate Self-control (No-Go Reaction) in Children | Child Health and Human Development

Horseback Riding Improves the Ability to Cause the Appropriate Action (Go Reaction) and the Appropriate Self-control (No-Go Reaction) in Children

  • 1Laboratory of Effective Animals for Human Health, Azabu University School of Veterinary Medicine, Chuo-ku, Kanagawa, Japan
  • 2Faculty of Animal Health Technology, Yamazaki Gakuen University, Hachioji, Tokyo, Japan
  • 3Laboratory of Animal Facilitated Therapy, Faculty of Agriculture, Tokyo University of Agriculture, Atsugi, Kanagawa, Japan

Background: There are many obvious health benefits to riding, including developing a strong core and legs, but there are also many less obvious benefits, such as increased confidence and introspection. Few studies have addressed the effects of horseback riding on children and the mechanisms underlying how riding affects humans. We examined the effects of horseback riding on the ability to distinguish Go/No-go tasks and solve arithmetic problems in children.

Methods: The subjects were 34 boys and 72 girls, aged 10–12 years old, which were divided into three groups (horse riding, walking, and resting). They were healthy typical children, who performed the Go/No-go tasks and solved the arithmetic problems. The heart rate and heart rate variability of the children, and the three-dimensional acceleration of the children while walking horses, were examined.

Results: Riding on a half-breed horse or a pony improved the ability to perform Go/No-go tasks and solve arithmetic problems, possibly through sympathetic activity. Some horses, like the Kiso, might provide a healing effect to children through parasympathetic activity. Statistically significant differences in the three-dimensional acceleration and the autonomic activities were observed among the three horses. The acceleration in the Kiso horse group during walking in hand was significantly different from those involving the other two horses, indicating that the vibrations produced by these horses might modify the autonomic activities.

Conclusion: The most important beneficial factor of horseback riding for children and for human health appears to be associated with the horse's vibrations, which may differ among horses. Riding some horses may improve the ability of children to respond with an appropriate action depending on the situation (Go reaction) or use self-control appropriately (No-go reaction), possibly through the activation of the sympathetic nervous system.

13.2.17

Perché l’avena combatte il colesterolo? - Repubblica.it

Perché l'avena combatte il colesterolo? - Repubblica.it

Perché l'avena combatte il colesterolo?

Sappiamo da tempo che alcuni cereali, come l'avena, sono alleati importanti nella lotta contro il colesterolo cattivo. Ma come riescono a contrastarne gli effetti? A spiegarlo è un nuovo studio dell'dell'Università del Queensland (in Australia), che ha identificato il preciso meccanismo con cui l'avena riduce la quantità di colesterolo nel sangue, aiutando così a limitare il rischio di malattie cardiache. Una vera e propria chiave di volta che potrebbe portare alla ricerca di altri cereali, come il grano, che abbiano proprietà ed effetti simili.

Quel che si sapeva fino ad oggi è che l'effetto benefico dell'avena è dovuto all'azione del beta-glucano, un polisaccaride solubile che esercita sul nostro organismo diversi effetti positivi, come migliorare la digestione a livello dello stomaco e promuovere la motilità intestinale. Inoltre, secondo uno studio canadese apparso poco tempo fa sul British Journal of Nutrition, il beta-glucano non sarebbe solo in grado di ridurre il colesterolo cattivo (Ldl), ma anche altri due importanti marcatori del rischio cardiovascolare: il cosiddetto colesterolo non-Hdl e l'apolipoproteina B, una proteina addetta al trasporto del colesterolo cattivo ai tessuti attraverso il sangue. "Il beta glucano non è contenuto solamente nell'avena, ma anche in molti altri cereali integrali", spiega Maddalena Lettino, responsabile dell'Unità operativa di Cardiologia dello Scompenso dell'ospedale Humanitas. "Per esempio, l'orzo, il riso integrale e anche la pasta o il pane prodotti con farine meno raffinate, tutti cibi che dovrebbero essere consumati da chi è affetto da ipercolesterolemia".
  Quale fosse però il preciso meccanismo con cui i beta-glucani abbassano i livelli di colesterolo nel sangue rimaneva un mistero. Una delle teorie più accreditate proponeva che fosse dovuto alla capacità dei beta-glucani di "ripulire" il nostro organismo dalla bile prodotta durante la digestione. "Si pensava che il nostro organismo fosse così costretto a produrre nuova bile utilizzando il colesterolo, diminuendone così la quantità presente nel flusso sanguigno", spiega Purnima Gunness, una delle ricercatrici che ha collaborato allo studio.

Il nuovo studio invece ha prodotto risultati opposti. Lavorando su dei maiali, i ricercatori hanno infatti dimostrato che i beta-glucani nell'avena riducono la quantità totale di bile presente nell'apparato digestivo: dando ad alcuni degli animali questo cereale per 26 giorni, si è osservata una riduzione del 24% di acili biliari nel sangue. Al contempo, il colesterolo totale è diminuito del 34% e quello Ldl del 57%. Risultati che hanno permesso ai ricercatori di formulare una nuova ipotesi.

"Non siamo ancora perfettamente sicuri del perché, ma in presenza di questi polisaccaridi c'è molta meno bile nell'organismo. Questo significa che i grassi, che la bile aiuta a emulsionare, non vengono digeriti rapidamente o completamente", spiega la ricercatrice. E un minore o più lento assorbimento di grasso, sottolinea Gunness, è un fattore importante che permette di ridurre il colesterolo presente nel sangue. "Ora che sappiamo in che modo i beta-glucani hanno un impatto positivo sui livelli di colesterolo – conclude Gunness – potremo presto identificare altre fibre che possono avere un effetto simile".